“Can I keep you?”
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“Can I keep you?”
🎃 H A P P Y H A L L O W E E N 🎃
“You can haunt me all you want, but it’s gonna be in a great big expensive h.ouse, with lovely purple wallpaper, and great big green carpets, and a little d.og, called Carrigan - a bitch, just like you! I’ve got the power! I’ve got the treasure!” “And you have a flight to catch!”
—
“Carrigan! Are you a ghost yet? Carrigan! What a tragic waste. She had my favorite s.unglasses.”
“H.oney, I think it’s time that we sat down and had a little talk.“ “It’s a little late for that, Dad.” “How late?” “Oh, don’t worry, not that late.”
—
“Dad, I’m sorry.” “For what?” “For not believing you, for thinking you were a total loser.” “Aww h.oney… Apologize later!”
“I thought I had a h.undred things to say when I saw you… But – how?” “Let’s just say you know three crazy ghosts who kept their word. James, I know you have been searching for me, but there’s something you must understand. You and Kat l.oved me so well when I was alive that I have no unfinished business, please don’t let me be yours.”
1: “Hey, this Dr. Harvey’s got a lot of spirit, you know what I’m sayin’?” 2: “Yeah, but he’s got his whole miserable life ahead of him.” 3: “So we could do him a favor, and put him out of his misery.” 2: “Yeah. Hey, good i.dea. We’ve been The Ghostly Trio long enough. Time to make it a… Quartet!”
Capitolo I
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Capitolo II
Circa una settimana dopo aver parlato col notaio, Rosa e Alessandro si sono dati appuntamento davanti al castello che lo zio le aveva lasciato in eredità.
È notte fonda, la luna è coperta dalla nuvole e le uniche luci sono quelle delle due macchine che si spengono di fronte al cancello di ferro battuto; i due scendono, e si rivolgono un'occhiata.
"Hai portato l'occorrente?," la donna domanda, e in tutta risposta l'avvocato tira su una tanica colma di benzina.
"Dubitavi?"
"Le prove?," Rosa insiste, volendo finire le cose più in fretta possibile, prima che qualcuno li scopra.
"Sono in tasca. Si pentiranno d'essere nati!"
Rassicurata, la Greco cerca nella borsa le chiavi del cancello e, una volta trovate, infila la chiave e vanno, dirigendosi nella dimora, un'altra chiave e sono dentro; Alessandro non perde tempo e comincia a versare la benzina su tende, pavimento, scale, mobili, qualunque cosa, fino all'ultima goccia e a lavoro terminato prende dalla tasca qualche effetto personale preso in prestito dagli ignari amanti dello zio della sua cliente e li fa cadere un po' qua e un po' là, come se li avessero persi per sbaglio.
"Hai finito?"
"Un attimo solo--" getta un orologio da polso su una poltrona-- "Sì, direi che il lavoro è concluso."
"Perfetto, allora accendo il fiammifero."
"Fossi in te, non lo farei."
Rosa, col fiammifero in mano, si ferma e guarda Alessandro, corrucciando di poco lo sguardo.
"Adesso ti metti a fare il moralista?"
"Vi prego, non lo fate!"
L'avvocato Fumagalli, che stava per rispondere a Rosa, comincia a guardarsi intorno.
"Chi ha parlato?"
"Io."
"Io chi?"
"Mi chiamo Nicandro."
"Mio zio aveva detto che la casa era disabitata."
"Beh, sì, all'incirca."
"All'incirca? Senti, esci dal tuo nascondiglio e vattene, e non dire a nessuno che ci hai visti."
"Calmo, Ale, si vede che non sei abituato ad avere a che fare con la gente." Rosa si fa avanti e domanda alle scale, "Perché non ti mostri, piccolo, così possiamo parlare tranquillamente?"
"Perché se mi facessi vedere, urlerete e scappereste."
La donna rimane un secondo sorpresa per la risposta, ma dopo un po' riprende a parlare, "Perché non dovremmo appiccare il fuoco?"
"I miei zii potrebbero arrabbiarsi, e farvi del male."
"Non sei da solo?! Questa è violazione di domicilio! Portandovi davanti al giudice avrete dei grossi guai!"
"Da quanto vivete qui?"
La voce non risponde, così Rosa insiste, avvicinandosi un po' di più alle scale e alzando un po' la voce:
"Da quanto tempo vivete qui?!"
Delle voci demoniache rispondono con un grido che fa accapponare la pelle ai due, i quali cominciano ad indietreggiare.
"Cos'è stato?"
"I miei zii, vi prego, scappate!"
Tuttavia, la terra comincia a tremare così tanto da far perdere l'equilibrio ad Alessandro e Rosa, un vento gelido comincia a soffiare forte e dal pavimento escono tre enormi figure nere, con gli occhi rossi e gli artigli al posto delle mani, urlando con voci demoniache d'andare via, usando anche delle parole in latino, e le voci sono sono qualcosa d'innaturale, d'inumano; Alessandro comincia a gridare dalla paura, quando una delle tre figure lo afferra per le spalle e lo trascina contro una parete, facendolo andare a sbattere contro un'armatura di ferro. Rosa sta per corrergli incontro, quando una figura nera le prende i capelli per alzarla da terra e un'altra gli tira su la gonna per sbirciare; la donna tira un calcio all'entità e l'altra per tutta risposta la lancia a terra, contro un tavolino, rompendolo.
L'avvocato, ripresosi, la prende e insieme scappano via, mentre sentono delle risate provenire dal castello.
"Che diavolo era?"
"Non lo so, ma dobbiamo immediatamente sbarazzarcene!"
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Il giorno dopo, i due fanno un giro per il paese, domandando in giro e tutti rispondono allo stesso modo, dettaglio in più o in meno: quel castello è maledetto, è infestato da quattro fantasmi e nessuno osa entrare lì da secoli.
"Secoli?"
"Dovremmo chiamare una società per demolire il castello," propone Sandro, portandosi una mano al mento.
"Così da togliere valore storico al paese?"
"Non t'eri fatta problemi, quando avevo proposto di bruciarlo."
"Però, così capiranno che sono stata io a chiederti di farlo."
"Se distruggete il castello, perderete la possibilità di recuperare il tesoro."
Alla frase del paesano, i due si girano, domandandogli ulteriori informazioni.
"Secondo voi, perché quattro fantasmi infestano un castello? Potrebbero andare in qualsiasi altro posto, eppure si sono stanziati qui." L'uomo s'avvicina ai due e comincia a sussurrare, "Si dice che il vecchio signore del castello abbia nascosto un tesoro, nelle segrete, e i fantasmi sono le anime che abitavano lì e hanno il compito di proteggerlo, a qualunque costo."
Una volta che si sono allontanati, la castana afferra la manica d'Alessandro e gli sussurra d'aver avuto un'idea.
"Cioè?"
"Mai sentito parlare di preti esorcisti?"
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Il giorno dopo, Rosa e Sandro s'incontrano con un prete di fronte al castello.
"E questo sarebbe davvero la tua soluzione?," domanda l'avvocato, molto scettico, "Oh, andiamo bene! Pensavo che scherzassi nel chiamare il prete!"
"Ha tutto quello che le serve, don Giacomo?," Rosa si rivolge al prete, non calcolando affatto l'altro.
"Tutto, non c'è bisogno che veniate pure voi. Cinque minuti e sarà tutto finito."
Il prete sistema meglio la Bibbia con sé poi, con calma, si dirige verso la porta, la apre e, prima d'entrare, si gira e saluta cordialmente gli altri due con la mano.
"Per me, è un uomo morto," Sandro s'abbassa appena su Rosa per dirgli i suoi pensieri, senza distogliere gli occhi verdi dalla porta che si chiude.
"Sei troppo scettico. Vedrai che funzionerà." La signorina Greco finisce d'agitare la mano ed incrocia le braccia. "E adesso attendiamo."
Non trascorrono neanche cinque minuti, che entrambi iniziano a sentire urla, ruggiti, qualcosa che il buon senso non vuole neanche decodificare, forse i conati di vomito o Dio non sa cosa... Ma che diavolo sta succedendo là dentro?
Poco tempo dopo, il prete esce con... La testa voltata di 180 gradi? Ed è ancora vivo?! Rosa rimane sconcertata, mentre Alessandro comincia a coprirsi la bocca e il naso, cominciando a sentire un odore sgradevole, cosa gli hanno buttato, uova marce?
"Tutto-- bene?," domanda Rosa, una volta che il prete li ha raggiunti e, voltandosi, quest'ultimo alza le spalle.
"Benissimo, mai sentito meglio! Uno di loro ha cominciato a urlare, appena m'ha sentito parlà, e gli altri due hanno fanno il resto. Me sa che non andavano molto d'accordo con la Chiesa."
A questo punto, l'avvocato s'intromette: "Tutto qui? Cioè-- tutto questo per niente?"
"Sono desolato, ma non posso farci nulla. Dovreste rivolgervi a qualcun altro." Il prete marchigiano si ferma a pensare, poi si rivolge ai due, "Avete mai sentito parlare del Dottore Dalmasso, esperto del paranormale?"
Gli altri due negano con la testa, e allora don Giacomo continua a parlare.
"Beh, cercate sulle pagine gialle, lo troverete sicuramente e vi potrà aiutare. Buona fortuna, e che Dio vi benedica!"
Detto questo, se ne va, lasciando Rosa e Alessandro soli.
"Quindi, che si fa?"
"Chiami l'esperto."
"Io? Perché io?"
Rosa gli rivolge un'occhiata esaustiva, ma decide di parlare per evitare fraintendimenti.
"Ti ricordo che lavori per me, adesso, quindi tu chiami. Quindi tu chiami il dottore."
"Ti diverti a darmi ordini?"
"In effetti ci provo un certo gusto. Volendo, dopo tutto questo, posso assumere qualcuno per farmi da segretaria."
Alessandro si stropiccia gli occhi, avvertendo la testa esplodergli, pensando di prendersi una vacanza quando questo lavoro sarà finito.
“Sometimes I worry that I’m starting to forget.” “Forget what?” “My mom. Just certain things. The sound of her making breakfast downstairs. The way she’d put on her lipstick, so carefully. I do remember, she always used Ivory soap, and when she’d hug me, I’d breathe her in, so deep. And I remember before I’d go to s.leep she’d whisper in my e.ar, “stardust in the eyes, rosy cheeks, and a happy girl in the morning.””
Prologo
Chi, prima d'addormentarsi, non s'è domandato "Cosa succederebbe se morissi questa notte? Quanti sentirebbero la mia mancanza?," ma soprattutto, "Quante cose lascerei in sospeso? Non ho mai detto a quella persona che mi stava simpatica, non ho mai detto a qualcuno Ti voglio bene, non ho mai visitato le più importanti città..." e tante tante altre cose... Ogni volta, ci diamo la scusa che c'è sempre tempo, quasi fossimo immortali... Ma il tempo, in realtà, scorre inesorabilmente, senza aspettarci e, delle volte, fa arrivare l'ora della fine troppo presto, lasciandoci spiazzati, "Non sono ancora pronto, perché proprio adesso?," potremmo domandarci, con tante questioni lasciate a metà, le nostre faccende in sospeso.
C'è chi vocifera che coloro con delle faccende in sospeso rimangano qui, sulla terra, cercando di terminare tutto, così da poter raggiungere la pace eterna... Ma sarà davvero così? Forse, Azzurrina, la bambina dai capelli turchini, che giocava con la sua amata palla nel castello di Rimini, è ancora lì perché sta cercando senza sosta la mamma, per poter uscire dal maniero... Oppure Agnese Visconti è rimasta intrappolata anche lei nel castello perché il marito non le ha mai perdonato il tradimento subìto...
Il professore in psichiatria Emanuele Dalmasso, esperto del paranormale da ormai cinque anni, afferma che queste entità ultraterrene devono in qualche modo essere aiutate per raggiungere l'aldilà, ma le persone hanno paura di ciò che non conoscono, e al solo sentir pronunciare la parola fantasma corrono via urlando, non si fermano a domandare "Hai bisogno di una mano?," scappano e basta, esattamente com'è successo poche ore fa in un castello della Toscana, ma lasciate che vi spieghi meglio.
Nell'entroterra toscano, vicino a un piccolo comune di mille anime, un castello dell'Ottocento è situato in cima alla collina, attento e vigile che tutto intorno a lui sia tranquillo, come farebbe un qualsiasi guardiano fedele al proprio re. I cittadini del paese raccontano da generazioni diverse storie su quel castello, delle volte aggiungono particolari frutto della propria immaginazione, ma quasi tutti i racconti sono incentrati sugli stessi protagonisti: quattro fantasmi che infestano e incutono paura ai turisti o a qualsiasi altro curiosone che vuole varcare l'entrata del maniero, proprio come stanno facendo in questo momento due ragazzi.
"Avanti Sergio!," incita uno dei due all'altro.
"Sono qui, dietro di te! Ma dobbiamo proprio?"
"È colpa tua se hai perso una scommessa con Edith e ci siamo beccati questa punizione!" Il giovane col caschetto apre la porta ed entra, accendendo la torcia per farsi luce, e la prima cosa che vede è un vecchio ritratto di un ragazzino sui dodici anni. "Hai portato, piuttosto, la macchinetta?"
"Sì," il castano tira fuori l'apparecchio e l'accende. "Adesso?"
"Adesso aspettiamo!"
Passano minuti di totale silenzio, in cui si sentono solo i respiri accelerati di entrambi per la paura e l'ansia, mentre le orecchie sono in attesa di captare qualsiasi rumore sinistro; ad un tratto, i due avvertono un fruscio e si voltano all'istante alla loro destra, il fiato mozzato dopo un mezzo grido, i cuori impazziti per lo spavento, scoprendo in un secondo momento che è stato il vento ad aver mosso una tenda bianca, facendo tirare un sospiro di sollievo a Lojze e Sergio.
"Visto?, è solo una tenda."
"Quando tira il maestrale è sempre così."
Lojze si gira verso il suo amico e gli domanda, "Hai detto qualcosa?"
Sergio alza le spalle, negando con la testa, mentre gli occhi cominciano a diventare spaventati, "Non sono stato io."
"Sono stato io," ripete la voce di prima, e immediatamente gli altri due tornano a guardare sotto il quadro, il punto da dove hanno sentito parlare e, grazie alla luce della torcia, vedono un essere pallido, bianco, quasi trasparente, con le fattezze simili al ragazzo del ritratto, il quale ricambia lo sguardo, con la testa inclinata, incuriosito dai due nuovi ospiti.
"Vi posso aiutare?"
Non fanno in tempo a sentire la fine della domanda, che Lojze e Sergio cominciano a gridare e iniziano a correre verso l'uscita, urlando a squarciagola e in continuazione "Un fantasma! Un fantasma!," svegliando così tutto il paese.
Intanto, l'esserino ultraterreno è rimasto a fissare la porta, per poi chinare il capo deluso e pronto a salire al piano superiore, dirigendosi in camera sua; è mai possibile che succeda sempre così? Eppure, quei due sembravano simpatici... Perché tutti hanno paura? Lui non vuole spaventare nessuno, non prova divertimento o soddisfazione nel far provare terrore ai "pelle e ossa", come vengono chiamati i vivi nel suo mondo, vuole soltanto qualcuno con cui parlare, magari anche ridere e scherzare insieme... Lui vorrebbe solo un amico.