Legittimare la meraviglia. Il circo alla conquista di nuovi riconoscimenti
Legittimare la meraviglia. Il circo alla conquista di nuovi riconoscimenti
Il circo, lungo tutta la sua storia, ha lottato, e continua a lottare, contro uno stigma di marginalità e degrado che si porta dietro fin dalle sue origini. Già ai tempi di Philip Astley (che indossava la divisa militare per legittimarsi agli occhi di una Londra satura dei mille divertimenti figli della rivoluzione industriale) l'arte della pista cercava un riconoscimento pubblico che la sottraesse alla periferia culturale da cui proveniva. Nonostante lo stigma non sia ancora del tutto estinto, possiamo segnalare una serie di impulsi degli ultimi mesi che sembrano andare nella giusta direzione, testimoniando come un lavoro di qualità, portato avanti da operatori lungimiranti e aperti al mondo, porti beneficio per tutta la categoria.
Il primo piccolo ma significativo passo che merita di essere segnalato è stato compiuto negli ultimi giorni dagli Stati Uniti. Il 18 giugno è stato annunciato che la Commissione per gli stanziamenti della Camera, organo del Congresso responsabile dell'erogazione dei fondi pubblici federali per i vari ministeri e agenzie governative, ha riconosciuto le arti circensi come «componente distinta del settore delle arti performative a livello nazionale». Può sembrare un vuoto atto tecnico, ma nella realtà apre a possibilità concrete di finanziamento pubblico per il circo nelle sue diverse forme, al pari delle altre arti dello spettacolo, nei prossimi anni.
Tornando indietro di appena una settimana sulla sponda opposta dell’oceano atlantico, troviamo un riconoscimento questa volta personale: il clown anglo-ungherese Laci Endresz (in arte Mooky the Clown) ha ricevuto dalla famiglia reale britannica la British Empire Medal, onorificenza istituita nel 1922 dal re Giorgio V per premiare meritevoli in ambito civile o militare.
Prima di lui, un simile riconoscimento era stato assegnato allo storico clown del Giffords Circus Tweedy nel 2023, al più celebre ringmaster britannico Norman Barrett nel 2010 e all'acrobata Johnny Hutch nel 1994. Dall'altro lato della Manica, Firmin Gruss, già insignito della Légion d'honneur (la terza della famiglia) conferita dal presidente della Repubblica francese, l'otto maggio scorso è stato decorato nuovamente con il Mérite Agricole, riconoscimento che celebra una vita intera consacrata ai cavalli e alla diffusione e trasmissione delle arti equestri.
Risalendo ancora di qualche mese, la fine del 2025 si è rivelata un momento particolarmente vivace su questo fronte. In testa a tutto c'è il riconoscimento storico dell'UNESCO al circo tradizionale cileno e alle sue famiglie, inserito nel patrimonio immateriale dell'umanità. Un evento che, pur riguardando un Paese geograficamente lontano dall'Europa, avrebbe dovuto inorgoglire l'intero mondo circense: per la prima volta, una serie di caratteristiche e peculiarità della vita circense cilena, ma di fatto comuni alle famiglie di tutto il mondo, vengono elevate a patrimonio dell'umanità. Con una piccola ma lecita induzione, possiamo affermare che l'intero sistema del circo di tradizione familiare abbia indirettamente ricevuto questo riconoscimento, con tutto il peso storico che comporta.
Altri Paesi, anche europei, avevano già iscritto il circo nel patrimonio culturale immateriale nazionale, una prima fase, già formalmente significativa, per ambire al riconoscimento internazionale. Ma il caso cileno, proclamato lo scorso dicembre insieme alla cucina italiana, rappresenta un risultato senza precedenti. In Europa, Finlandia, Paesi Bassi, Ungheria, Svezia, Germania e la regione della Vallonia in Belgio hanno già inserito il circo nel proprio patrimonio immateriale. A questi si aggiungono oltre venti realtà circensi cinesi — tra scuole, teatri acrobatici e discipline tradizionali — già iscritte nel patrimonio culturale intangibile nazionale e potenzialmente in attesa di promozione a livello UNESCO.
La Cina, del resto, meriterebbe un discorso a parte: decine gli interventi messi in campo per sostenere le arti circensi, dagli enormi teatri stabili di nuovissima costruzione ai parchi tematici, dai musei fino al titolo di «capitale mondiale dell'acrobazia» assegnato alla provincia di Hebei con epicentro nella città di Wuqiao.
Se questi scenari restano per portata e investimenti difficilmente paragonabili, non sono mancati in Europa riconoscimenti culturali di varia natura conferiti a personalità del circo accomunati dalla ricerca della qualità artistica e tecnica.
Il 16 dicembre 2025, il Circo Raluy Legacy delle sorelle Louisa e Kerry Raluy è diventato il primo circo itinerante a ricevere una medaglia d'oro dall'Academia de las Artes Escénicas de España.
Poco più di venti giorni prima, il 25 novembre a Parigi, una strada nei pressi del Théâtre Monfort (una delle case del circo contemporaneo nella Ville Lumière) è stata intitolata alla memoria di Alexis Gruss, lecitamente ricordato ai posteri come “innovatore delle arti della pista”. Un riconoscimento dovuto a uno dei protagonisti più significativi della vita culturale parigina, che fissa nella toponomastica parigina la storica coppia Gruss–Monfort, a cui si deve l'apertura della prima scuola di circo occidentale, segnando indelebilmente la storia dell'ultimo mezzo secolo.
Negli stessi giorni, il 3 dicembre, la Kungl Patriotiska Sällskapet, istituzione svedese che premia le eccellenze in campo artistico, agricolo e industriale, ha decorato nella medesima serata Trolle Rhodin, giovane patron del Circo Brazil Jack, e Tilde Björfors, fondatrice della compagnia Cirkus Cirkör: rispettivamente per «aver rinnovato l'arte circense tradizionale» e per «il raffinato lavoro nella creazione del nuovo circo in Svezia».
Tessere diverse, geograficamente lontane ma idealmente connesse, che raccontano una stagione in cui il circo vede riconosciuta, a più livelli e con crescente costanza, la propria dignità culturale. Non semplici premi, dunque, ma segni concreti di un cambio di paradigma che restituisce alla pista il posto che le spetta nelle arti performative.
Di Salvatore Arnieri
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