(In)visible Cities nasce da un incessante (e ancora non terminato) vagabondare. Città invisibili, per l'appunto, con storie di integrazione che non ci sono, purtroppo, ancora abbastanza familiari: nonni di nipoti multicolori, poeti somali che si sentono figli di tre patrie, giornaliste di colore di successo figlie di madri e padri che, tra peripezie e difficoltà immani, hanno ripercorso la scala sociale fino all'inclusione definitiva in una nuova società.







