Coinvolta
Nessuno può sottrargli il suo bene prezioso. Io sono il suo bene più prezioso. E’ entusiasmante ricoprire questo ruolo. Ma è anche un fardello, che sono disposta a sopportare. E mi odio ogni volta che dubito di non avere la forza necessaria per superare questa battaglia. Un leggero fruscio accanto a me mi riporta a Max, e sorrido appena lo vedo strofinare il naso sulla mia spalla con un dolce mormorio. Sospira, addormentato, la sua mano vaga sulle lenzuola finché non mi trova. Resto immobile, indugio sul suo viso appena stringe la mia mano. Questa è diventata un’altra delle manie di Max, giocherella con il mio anello persino quando dorme. Mi è capitato di svegliarmi con il dito nella sua mano, a volte le dita erano intrecciate, non me ne lamento. Ho bisogno di questo contatto, qualunque esso sia. Le mie palpebre di chiudono, placate dal suo tocco. Ma subito la mia quiete è turbata dalle immagini di ieri sera. Apro gli occhi e mi sollevo di colpo sul letto. Sposto la sua mano, mugugna ma non si sveglia, scivolo verso il bordo del letto. Guardo Max immerso nel sonno e spero che non si svegli. Piano mi alzo e vado verso la finestra. Possibile che voglia ancora Max? O è solo un’ossessione, dopo quello che ha fatto… “Dimmi cosa c’è” La sua voce rauca e assonnata mi riscuote e quando mi giro lo trovo sdraiato su un fianco con la testa appoggiata sul braccio. Gli sorrido, non lo convinco “Pensavo” rispondo sommessamente ignorando il suo sguardo perplesso. Non faccio che torturami da quando siamo usciti dal locale ieri sera, lo ha notato, non mi ha incalzato, ma di certo è convinto che io stia riflettendo su quanto è accaduto. Ha ragione. Mi ha tormentato per tutta la sera e non sopporto che mi abbia impedito di godere appieno di Max. “Vieni qui” sospira immobile senza neanche un gesto di incoraggiamento, solo il suo tono autoritario “Volevo andare a prepararmi una tisana” sono pazza se penso di poter aggirare la sua preoccupazione. I suoi occhi mi inceneriscono “Non farmelo ripetere” scuoto la testa sconfitta, torno a letto. Resta immobile e lascia che mi abbandoni contro il suo petto. Una volta lì, le sue braccia mi avvolgono e le sue labbra di posano sui miei capelli “Meglio?” annuisco sul suo petto, chiudo gli occhi, so che vuole confortarmi, rassicurarmi. Solo che non può. Mi ha lasciato tempo per riflettere e so che è stato difficile per lui. Ma non faccio che rimuginare, lo so e anche Max lo sa. “Continua ad amarmi, R” il senso di colpa scava una voragine dentro di me. Vorrei rassicurarlo, dirgli che nemmeno lui deve dubitare del mio amore per lui. Mai. “Smettila di pensare” i suoi occhi scrutano preoccupati i miei. Allungo le dita verso di lui per accarezzarlo, le afferra, se le porta alla bocca e le bacia “So che sei triste, mia splendida ragazzina” “Non sono triste. Ho te” sorride e mi sento strattonare e attirare a se. Mi stringe il volto tra le mani, la sua bocca si ferma a pochi millimetri dalla mia “Mi permetto di obiettare” “Non sono triste, erano solo brutti pensieri. Erano” mi bacia lasciandomi senza fiato “Bene” affondo il viso nel suo collo, voglio dimenticare quello che ho visto “Non negarmi il tuo viso” mi ammonisce “Non posso” è ancora tutto fissato nei miei occhi “Certo che puoi, per me” il suo tono è severo “Perché?” quasi urlo frustrata “Perché devo vederti” mi ribalta sul letto, mi afferra i polsi e me li porta sulla testa “Non farlo” non ho la forza per contrastarlo, lascia la presa. È pesante, su di me, ma per nessuna ragione voglio che si tolga. Le mie dita vacillano per un istante prima di infilarsi tra i suoi capelli, lo osservo attentamente, sul suo viso dovrebbe esserci quell’adorabile fossetta che spunta quando sorride, scuote la testa “Ti rendi conto di quanto sia stato difficile accettare il fatto che tu sia qui?” “Qui in Italia?” distoglie lo sguardo, sono confusa “Spiegati meglio”, serro le labbra nonostante il bisogno di dirgli di fare attenzione a quello che sta per dire, potrei non sopportarlo “Qui e basta” dice tornando a guardarmi “Con me” “Nel tuo letto?” “Nella mia vita R” “Accettare? Non ti ho chiesto io di accettarmi. Ti avevo lasciato…” interrompe il mio sproloquio, con gli occhi spalancati e allarmati, mi bacia con terrore e passione tenendo il mio viso tra le mani “Parla con me. R.” “No” “Parla con me” sussurra “Si è tatuata il tuo nome” “Di cosa stai parlando?” lo guardo male “Secondo te?!” “E’ per questo che sei stata così taciturna e sfuggente?” “Ti sembra ridicolo?” “Non è ridicolo” dice a voce bassa “E’ straziante” aggrotto la fronte, continua a parlare “E’ comprensibile che ti senti confusa” posa le sue labbra sulle mie “Ti prego, confidati con me. Non lasciare che i tuoi problemi ti schiaccino, quando sono qui per poterli alleviare” mi accarezza le guance con i pollici “E’ un problema anche tuo” sembra non aver sentito “Sei triste, posso vederlo”. La sincerità che vedo nei suoi occhi mi fa sciogliere il cuore, tutta ad un tratto mi sento così stupida e senza parole, così stringo le braccia intorno alle sue spalle e lo attiro a me. La mia mente è una accozzaglia di pensieri confusi, “Non so cosa farei senza di te” si abbandona al mio abbraccio e affonda il viso nel mio collo “Vivresti una vita spensierata” dice calmo. Non mi piacciono le sue parole, e di certo non mi è piaciuto il tono con cui le ha pronunciate, lo allontano “Vivrei una vita vuota”, lo contraddico “Promettimi che non mi lascerai” “Te lo prometto” risponde senza esitare, eppure non mi basta. Vivo nel terrore che mi abbandoni, anche se so che non lo farà mai “Non sottovalutarla come hai fatto l’altra volta” chiudo gli occhi e mi abbandono alla sua presenza, al battito del suo cuore, al suo respiro “Perdonami” sussurra posando le labbra sul mio collo “Non volevo renderti triste” “Non è colpa tua, sono arrabbiata non triste!” la sua mano mi accarezza la schiena “Max” “Mmmm” “Si è tatuata il tuo nome sulla spalla” rimane in silenzio “Non ha importanza” “Lo sapevo.. si che ha importanza… per me!” cerco di alzarmi “Lasciami” mi limito a dire divincolandomi dal suo abbraccio e ignorando il suo sospiro esausto. Anche lui sta tentando di fare appello a tutta la sua pazienza. Non m’interessa. “Sei arrabbiata. La situazione ti sfuggirà di mano. R” c’è una nota di disperazione nelle sue parole. Annuisco, riluttante, ha ragione, la situazione mi sfuggirà di mano. E lui mi sta facendo arrabbiare ancora di più “Sappiamo cosa prova per te. E’ ancora innamorata. Il tuo nome sulla sua pelle… che effetto ti fa?” “Nessuno”. Non riesco più a stare a letto, mi serve aria “Non dovremmo avere questa conversazione” è assurda “Dobbiamo parlare di questo. Non andartene” usa ancora il suo tono autoritario “Di cosa hai paura?” “Di te” nasconde il viso nel cuscino, furente “Sei troppo coinvolta”. Troppo coinvolta. Due paroline insignificanti che mi risuonano nella testa di continuo. La descrizione perfetta di come mi sento in questo preciso instante. “Tu invece non sei coinvolto, vero?” Provo ancora ad alzarmi, ma di nuovo non ci riesco “Vorrei andar via” dico cercando invano di allontanare la mano di Max “Resta dove sei” la sua insistenza fa affiorare la mia insolenza “Lasciami andare” i miei occhi incazzati trafiggono il suo viso impassibile. Sono scioccata, non gli da importanza, lui invece non si sente coinvolto. Mi alzo come una furia non so se andarmene davvero o andare a preparare la colazione, anche se fuori è ancora buio, con la speranza che svegliandosi del tutto si renda conto della gravità della cosa. Cerco qualcosa da mettermi, con solo la sua maglia addosso improvvisamente ho freddo “Mi dispiace” dice ad alta voce afferrando la mia mano indaffarata per stringerla dolcemente “Vorrei che restassi, ti prego”. Volevo respingerlo, ferirlo per avermi ferito. Ma non riesco a scostarmi dal suo calore, il mio bisogno di conforto ha superato il bisogno di punirlo. È rimasto raggomitolato a me per il resto della nottata, impedendomi di girarmi e rigirarmi, tanto che al mattino mi sono ritrovata nella stessa posizione. Siamo rimasti così, senza dire una parola, finché non è spuntato il sole. Sapevo che era sveglio perché lo sentivo girare il mio anello e premere le labbra contro il mio collo. “Adesso” mormora nel mio orecchio, mentre le sue braccia mi avvolgono, facendomi rabbrividire “Te. In caso ci fossero dubbi”…
















