Nuova collega che per i primi mesi è tanto carina ed a modo. Ci crei un legame. Si cerca di organizzare delle uscite in compagnia, ma niente da fare. Ha già il suo gruppo. Arriva il giorno che inizia "il cambiamento", quando viene assunta fissa, quando la sua cerchia di amiche/ci creata sul lavoro si sfà. Cerca qualcuno con cui sfogarsi, che la ascolti e la sostenga e sa esattamente a chi rivolgersi. Gli racconti che hai dei pensieri in seguito a delle visite, si preoccupa inizialmente, ma nel giro di una settimana è tutto scordato. Però per i suoi problemi dovresti essere lì a farle da spalla. Ma non do peso a questo. Si cerca di organizzare nuovamente un uscita, ma rimani in attesa di date e orari liberi. Passano i mesi, non mostra nessuna preoccupazione per la tua assenza, nonostante qualcosa sapesse. Alla fine capisci che era tutta una recita e che poco gli importava.
Racconto in sintesi questo, solo per confermare che le persone non cambiano, ti mostrano quello che vogliono per avvicinarti, per avere qualcuno vicino, avere la propria comfort zone. Ma per loro non sei altro. Quindi si, sarò una persona fredda e distaccata quando si tratta di fare nuove conoscenze, ma ho i miei motivi e le mie esperienze. Almeno così riesco a non farmi ferire e star male. 💪🏻
Qui dove noi tutti siam cresciuti, qui dove abbiamo perso la testa. La casa che ci manca se si parte quella che ci uccide se si resta! Visiere a becco ci protteggono dalla tempesta: quella che abbiamo dentro, invece, dentro resta. Queste vie buie non provano mai tenerezza; porta la strada di questi ragazzi a una destinazione diversa! #workhard #work #colleganza #friends #funnymoment #lol #lovemyjob #sista #madafaka #cutesmile #tattoo #tattooed #inkedgals #eyeofRha #egyptiantattoo
Collega C: arriva mentre stai parlando con un'altra collega, si intromette portando il discorso su cose sue che vuole parlare con l'altra collega, facendoti mettere in disparte volutamente.
Collega C: entra in ufficio per prendersi la sedia, trascina la sedia sbattendola su entrambi i lati della porta... Stessa scenetta per riportarla dentro.
Uno dei tanti tentativi di cercare di infastidirmi per farmi sbottare per dirle qualcosa....ma niente, sta cercando altre strategie a quanto pare. 🤷🏻♀️
Per la rubrica: MA CHE FASTIDIO (sezione colleghi/e) 😤:
-collega M che ti lascia scritto l'elenco delle cose da fare...come se non lo sapessi 🤷🏻♀️
-collega C che quando finisce di fare la pausa, si alza dalla sedia e la lascia in mezzo ai maroni
-collega M che vuole imparare il lavoro d'ufficio, ma non ti ascolta quando le parli, perché è più importante guardare chi passa fuori dall'ufficio per vedere se la salutano che concentrarsi
-collega M che "se non ci fosse lei, la baracca non andrebbe avanti", ma poi devi starle dietro e fare quello che si scorda o delega
-collega M che vuole piacere a tutti e non manda giù il perché non è così 🤷🏻♀️
I pranzi in ufficio sono sempre i migliori #auguridiNatale #officestyle #colleganza @federconsumatori_lazio https://www.instagram.com/p/B6bM2aJAZ5g/?igshid=15tpyoiekhm4y
Per Platone esistevano tre verità: la mia, la tua e la verità della Verità.
Quasi tutti su questo pianeta pensano di possedere la Verità (variante: ognuno ritiene di essere nel giusto), laddove invece possediamo la verità (e la giustezza) unicamente secondo il nostro punto di vista. Anche il punto di vista dello scienziato porta ad una verità tra le tante possibili nell’Universo (che però non conosciamo).
Assumiamo che la verità scientifica aggiornata sia obiettiva fintantoché la ricerca e l’ingegno umano (o extraterrestre) non ci regalino un’altra verità più aggiornata. In mancanza di ulteriore ricerca, ovvero in mancanza di confutazioni, una verità scientifica rappresenta, per un periodo più o meno lungo, la Verità, la Scienza.
Pure le leggi fallano. Non c’è nulla più suscettibile di anacronismo di una norma giuridica. Le verità (e quindi le leggi/norme per riconoscere la verità) giudiziarie, giurisprudenziali e giuridiche cambiano nel tempo e nei luoghi.
(Un delitto come quello di Sana Cheema, la ragazza italiana di origine pakistana, è giudicato diversamente in Italia ed in Pakistan. Infatti, in quel Paese, dove i femminicidi e gli sfregi con l’acido sono all’ordine del giorno, i presunti omicidi della ragazza sono stati assolti, dicono per mancanza di prove certe. Una volta la legge imperante era quella del taglione. Una volta in Italia l’aborto era reato e il corpus giuridico ammetteva il delitto d’onore e quello passionale, sanzionati più lievemente da ogni altro omicidio, per via che gli ormoni maschili impazziti erano considerati un’ineluttabilità. Un’autorizzazione a procedere contro un Ministro o un parlamentare viene decisa contestualizzando molto - anzi, troppo - a prescindere dalla giusta formalizzazione del reato contestato, nonché dagli accertati elementi di accusa.)
Una delle variabili incidenti su Verità, Giustizia e Scienza è dunque il Tempo. Il Tempo agisce diversamente sulle tre entità. Nulla è più relativo come la verità, la giustizia e pure la scienza. La differenza sta nel fatto che nel tempo la ricerca scientifica non può che progredire (dal terrapiattismo non si torna indietro, nonostante gli imbecilli), mentre la Giustizia può - ahimè - anche regredire.
Per la Verità, invece, si tratta di disvelamenti, volontari o non. Quando non c’è volontà di cercare la Verità, spesso il Tempo lo fa per noi.
Oddio, non sempre e dovunque è così, ovvero a volte ci vuole tantissimo tempo. Forse un giorno sapremo cosa è successo davvero a Manuela Orlandi, a Giulio Regeni oppure ad Ustica. Chissà com’è la verità vera sull’omicidio di Meredith Kercher o sull’assassinio di JFK. Magari scopriremo dove sono i diari di Dalla Chiesa e di Falcone e l’agenda rossa di Borsellino. Un giorno, forse.
Vabbe’.
Limitiamoci ai problemi con la verità e la Verità nella vita quotidiana in relazione al tempo.
Un esempio di moltiplicazione della verità è contenuto nella trama del film La scomparsa di Eleanor Rigby (che solo e di sfuggita ha a un riferimento alla hit dei Beatles). Si narra di una coppia in separazione, le cui vicissitudini vengono viste da punti di vista differenti: quello di lui e quello di lei. Sebbene le vicende fattuali siano identiche, le verità sostenute da ciascuno dei partner sono diverse. Allo spettatore sembra comunque che abbiano ragione entrambi, se presi singolarmente. Solo ai protagonisti la propria verità è la Verità. La soggettivizzazione delle ragioni è palese a tutti, tranne che ai percettori di presunta ingiustizia (dalla vita o dal prossimo).
Un altro dei campi di battaglia tra le varie verità individuali (con annessa percezione personale e personalizzata d’ingiustizia) è certamente il luogo di lavoro. Ferma restando l’assiomatica piaga italiana della sottoccupazione e del sotto-mansionamento (assieme con il ricatto e lo sfruttamento delle maestranze in un Paese dagli alti tassi di disoccupazione), ogni lavoratore del mondo prima o poi sperimenta la sensazione di essere sottovalutato e maltrattato, nonché privato di opportunità per emergere, che faccia il dirigente o il tornitore, il primario o il bidello.
Ogni lavoratore prima o poi arriva a pensare che i propri colleghi abbiano più meriti, più fortuna, più occasioni o che siano più favoriti o più arruffianati coi capi. Ogni lavoratore coltiva con cura e ostinazione le sue personali e particolari verità rispetto al proprio ruolo (in cui si sovrastima indecentemente) nonché rispetto alla funzione dei propri colleghi (di solito considerati una massa di nullafacenti, rubastipendio, pesci-in-barile).
Se tutti i lavoratori ritengono che la propria sia l’unica verità sulle dinamiche organizzative e sulle relazioni interpersonali, c’è indubbiamente qualcosa che non torna, perché non si può avere tutti ragione, non si può essere tutti nel giusto, non si può essere tutti bravi, mentre sono sempre ‘gli altri’ quellii cattivi, raccomandati, perfidi, usurpatori e così via.
L’equilibrio interpersonale sui luoghi di lavoro è spesso precario e basta un nonnulla per gridare alla catastrofe. Basta un pensionamento che obbliga alla ridistribuzione dei carichi di lavoro, o un nuovo capo che cambia layout, sedi e/o competenze, ed ecco che hanno inizio faide, si odono teorie di lamentazioni, s’avviano saghe infinite di dispetti e maldicenze.
Non sempre le riorganizzazioni, i cambiamenti (anche di poca entità) e i trasferimenti sui luoghi di lavoro sono talmente spiazzanti da dover ricorrere ai sindacati o al rispetto di norme e regolamenti. Molto spesso, invece, si tratta di abnormi e individualistiche percezioni di ingiustizia subita - alimentate da sopravvalutazioni di sé stessi e del proprio ruolo/lavoro - le quali fanno gridare allo scandalo ed, eventualmente, all’instaurazione della dittatura dell’incompetenza. Si cercano supporti al proprio scontento, si creano fazioni, si ammalora il clima, si cercano les neiges d’antan, quando ‘tutto funzionava meglio’. (Meglio per chi?)
Dov’è la verità, in questi casi, dunque? Che avrebbe mai risposto Platone?
Chiunque si senta defraudato o sottovalutato sul luogo di lavoro ha quasi certamente (tranne in casi di mobbing attestabile) sovrapposto il proprio ruolo lavorativo alla propria funzione di persona. In altri termini, si è preso maledettamente sul serio ed è impossibile praticare un onesto esame di coscienza o darsi all’autocritica.