Uno dei pochi modi che conosco, forse l’unico, per stare un po’ meglio in questi momenti è scrivere. In momenti come questo all’inizio non so mai bene cosa scrivere, come esprimere l’inespressività del mio volto. Cerco di dare un motivo a questo malessere, di motivi me ne vengono in mente ma non sono mai sicura che siano loro i responsabili. Forse funziono in questo modo, sto bene per una o due settimane di fila, passeggio serena per la mia vita finchè a un tratto inciampo e cado per terra. Mi ci vuole un po’ per rialzarmi, e cosa saranno un paio di giorni alla fine... Cerco intanto di ascoltare le mie sensazioni e dare un nome a ciascuna di loro. Riconosco la Rassegnazione, il mio inclinare la testa su un lato o lasciarla cadere sulla parete alla quale mi sto appoggiando. Chiudere un attimo gli occhi per allontanare per un attimo la realtà in cui mi trovo. Il Silenzio, ora per fortuna sono sola e sono in pace col mio silenzio, ma so che se venisse disturbato da pacifico diventerebbe aggressivo. Un Silenzio aggressivo… come se dentro alle mie labbra sigillate i miei denti si stessero stringendo sempre di più, i miei occhi all’apparenza vacui se incontrassero lo sguardo di qualcun altro si accenderebbero in quello che chiamerei un fuoco, anche se forse di fuoco ha ben poco… Perché non vuole fare del male a nessuno, forse non vuole neanche essere evitato. Si chiama Tenerezza. Si nasconde dentro a quel Silenzio aggressivo, vuole che io la protegga, vuole essere scoperta ma portata subito al sicuro. Vorrei odiarla ma sto imparando a volerle bene.











