A #Torino, al #Lingotto17 per rimetterci #incammino. Non solo per il #congressoPD, ma per l'Italia e l'Europa
seen from China

seen from Germany
seen from Germany
seen from Sweden

seen from Australia
seen from South Korea

seen from Sweden
seen from United States

seen from Switzerland
seen from Singapore

seen from Italy
seen from Switzerland
seen from United Kingdom
seen from South Korea
seen from Türkiye
seen from China

seen from United States
seen from Kazakhstan

seen from Switzerland
seen from China
A #Torino, al #Lingotto17 per rimetterci #incammino. Non solo per il #congressoPD, ma per l'Italia e l'Europa
Direzione PD: congresso prima del voto
Il congresso del Pd tra la decadenza di Berlusconi e l’assenza delle donne
Una nuova era
Decadente, come lo è la vecchiaia per le carni caduche. Decadentismo, come il ciclico presentarsi di movimenti e manifesti. Decadenza è la seconda liberazione per il Paese, dopo quella celeberrima e nobile. Così, o forse meglio, ricorderemo il 27 novembre 2013. Il Senato ha preso atto della sentenza definitiva della Corte di Cassazione e il Cavaliere ha perso l’immunità parlamentare. Proprio nella settimana in cui si celebrava la giornata mondiale contro il femminicidio e in Basilicata la Direzione del Pd si accorgeva dell’assenza di donne nel consiglio regionale, per la seconda volta consecutiva. Nessun accanimento semantico lega la sequenza di questi avvenimenti. Così come nessuna lettura politica si cela dietro queste affermazioni lapalissiane. Purtuttavia una trama, seppur antropologica, si tesse e si cuce tra questi fatti.
L'assenza
E’ l’assenza. Concetto gehleniano che investe l’essenza stessa dell’essere umano. Una manchevolezza di costituzione. L’uomo non appartiene ad alcun ambiente. E’ costretto a forgiarne uno di volta in volta che si presenta l’occasione e la necessità. Ha un continuo e stretto rapporto di collaborazione con la tecnologia. E’ la sua protesi. Lo aiuta a non rimanere da solo in un mondo che altrimenti lo emarginerebbe. La donna non è quindi un pezzo fondamentale della sua esistenza. Lo è, indissolubilmente e inesorabilmente, soltanto nel principio. La Basilicata non è riuscita ad eleggere alcuna donna in seno al consiglio regionale. Onestamente, non per colpa degli uomini. C’erano donne candidate in molte liste del centrosinistra e del centrodestra. Hanno avuto una bocciatura elettorale. Eviterei di fare una crociata degli -ismo. A diciotto anni parlavamo di una rivoluzione generazionale, senza mai cadere nella semplificazione del giovanilismo. Si diceva sempre che non dovevano andare avanti i giovani perché sono belli, piuttosto perché sono bravi e hanno merito. Così, ora, non si commetta l’errore di portare in Giunta una o più donne soltanto perché rappresentano un modo diverso di vedere la vita. Ma lo si faccia, semmai, con colei che abbia rappresentato una punta di avanzamento nella propria professione, movimento, associazione di categoria. Un terzo sesso avanza con forza e si afferma nella società del nostro tempo. In Germania se ne parla già da qualche mese. E sicuramente porta con sé un modo altro, alternativo ed esclusivo, di vedere il mondo. Di rappresentarlo. Siamo pronti a fare la rivoluzione delle ‘quote gialle, fucsia o verdi’? Continuiamo, cioè, a lottare per un mondo migliore. E lo facciamo da tempo, troppo tempo.
L'indicazione della Chiesa
Una civiltà e una condizione eguale e democratica che non abbiamo ancora raggiunto. Tutto dovrebbe essere, oramai, così normale e naturale, ma la condizione di imbarbarimento delle nostre società, per così dire, evolute, ha indotto Papa Francesco a tracciare le linee programmatiche della nuova Chiesa con l’Esortazione apostolica ‘Evangelii Gaudium’, dove denuncia, appunto, la pochezza dell’avanzamento rispetto alle richieste di Papa Wojtyla. Fa riferimento alle tante sfide che abbiamo innanzi, senza tralasciare l’attuale sistema economico che ‘è ingiusto alla radice’. E lo afferma tenendo dentro la discussione, in una posizione centrale, la funzione e il ruolo della politica. ‘La politica, tanto denigrata, è una vocazione altissima, è una delle forme più preziose della carità, perché cerca il bene comune’.
Il Congresso Pd 2013
Con queste premesse ci avviciniamo al giorno del Congresso nazionale del Partito Democratico. Tutti potranno votare, per la prima volta anche i ragazzi dal sedicesimo anno in su. Quale sarà il ruolo di Renzi nella sinistra e nella società italiana? Riuscirà a colmare le tante assenze? Cuperlo riuscirà a recuperare il gap comunicativo e culturale rispetto al suo maggiore competitor? Il Pd reggerà all’accerchiamento dei ‘senza-partito’ o dei partiti personali? Grillo e Berlusconi staranno a guardare? Sono solo alcune questioni che il centrosinistra dovrà affrontare nell’immediato futuro, con la speranza che lo storytelling degli ultimi vent’anni che ha riempito le copertine patinate e i libri di maggiordomi e cani di opposizione con la museruola, diventi una narrazione seria delle cose da fare per il rilancio del Paese.
@enricobasile
Documento congressuale di Gianni Pittella
La mozione di Cuperlo
Ecco, la mia proposta è questa: cambiare vita, cambiare linguaggio, cambiare punto di vista, rovesciare tavoli e consorterie. Pensate che faccia faranno quelli che da mesi ci dicono: non ci sono alternative. E che cosa penseranno quelli che da anni cercano la parolina giusta da dire, per risultare simpatici ed efficaci. Sarà divertente e sarà appassionante.
Pippo Civati
No, sarà liberatorio, mi permetto di aggiungere io.
“Il tempo del congresso è ora”, dice Epifani, confermando che si terrà entro l’anno
D'altronde mancano solo 5 mesi alla fine dell'anno che vuoi che sia?
Renzi e le "non risposte" a La Repubblica: valzer di chiacchiere e populismo
Compare oggi su “La Repubblica" una lunga intervista a Matteo Renzi. Si parla di regole e partito, del Governo (quello vigente e quello futuro) e del prossimo Pd secondo il rottamatore. Dopo le recenti dichiarazioni di Epifani rispetto ad una data utile per la convocazione del Congresso (presumibilmente entro il 15 dicembre) e riguardo l’apertura delle primarie (quindi potranno partecipare non solo i tesserati) ci si aspetterebbe dal toscano un passo in avanti che vada oltre le solite litanie dei mesi passati. Ma così non è.
Partiamo dalla candidatura del buon Matteo. Innanzitutto la riserva (per chi vuole crederci ed ancora non ha capito quanta strategia ci sia dietro tutto questo rimandare) non viene ancora definitivamente sciolta. Claudio Tito domanda delucidazioni, ma Renzi preferisce cogliere al volo l’occasione per gettar fango sui compagni/avversari democratici, ponendosi al di sopra di banalità quali la discussione primarie: «Ma le sembra normale che un partito serio passi il tempo a parlare di quello che farò io da grande?». Il sindaco infatti parla in tv, sui giornali, critica e demolisce, tira in ballo il Pd senza misurare parole e tempi, ma è il partito che invece lo chiama sempre in causa. O almeno questo è il messaggio che vuole far passare.
Ripetitività della risposta a parte (la solita ormai da mesi e che tra l’altro è un modo per evitare di replicare direttamente ad una domanda), ancora una volta il concetto che l'amministratore cittadino spaccia al proprio interlocutore di turno è lo stesso di sempre. Un più o meno esplicito "io non parlo di idiozie come questa (a differenza di altri), io penso a cose più grandi e non mi areno su futili argomenti". Dopo una sola domanda di Tito, arriva rapido il primo colpo al Pd, da cui continuamente "Renzie" prende le distanze (ma mai tanto lontane da vederlo definitivamente fuori). Da attore consumato, interprete magistrale di questo ruolo da “uomo nuovo" che ha in testa solo il Paese ed il bene comune, finge di "guardare le cose dall’alto" con ascetico e saggio distacco. Con palese superiorità e savia lontananza dalle banali faccende prettamente burocratiche. Ma, mentre si sforza di passare per uno che assolutamente non trae godimento da polemiche e battibecchi sui temi caldi del congresso, volutamente non entra ancora nella “faccenda candidatura" e dunque non risponde a quanto chiesto. Perché,cosa già detta, per ora non conviene esporsi. Meglio giocare la parte dell’indeciso, ed intanto continuare a valutare quanto si possa ricavare da questo Pd in ricostruzione e dal Governo che cammina su un campo pesantemente minato.
Poco dopo, all'ennesima insistenza di Tito, arriva il secondo sparo sul Pd: «C’è qualcuno nel partito che mi vuole invischiare in questo surreale dibattito sulle regole e sugli organigrammi. Anche no, grazie!» Parola di chi, fino a ieri, lamentava regole create appositamente per “farlo fuori" e pretendeva modifiche, cambiamenti ed abolizione di eccezioni (quelle utili a permettergli di candidarsi alle primarie contro Bersani) come condizione imprescindibile per una sua discesa in campo. Dal berlusconismo più spinto, Renzi ha certamente appreso la capacità di ribaltare la realtà e fingersi estraneo a quanto detto o fatto anche solo pochi minuti prima. Il rottamatore con questa bassa storia delle regole non ha niente a che vedere. Gli altri, i "correntoni anti Renzi", sono gli artefici di una discussione che invece il sindaco non ha mai sollevato. Amen, si passa avanti.
Fingendo di credere reale questo ritrovato disinteresse per le regole, verrebbe da pensare (e viene allora anche a Tito) che la candidatura sia certa, al di là dei metodi e delle modalità che verranno scelti. Il rottamatore si candiderà dunque a prescindere? Non è lecito saperlo, e Renzi continua a percorrere la strada della vaghezza e della "non risposta": «Aspetto la data e di sapere se c’è una comunità di persone che crede che questo sia un progetto serio e non una fisima del sindaco di Firenze (brutto segno quando si comincia a parlare di sé in terza persona). La mia immagine è quella del David. Può essere scontata ma quell’opera non è solo l’emblema della bellezza e della libertà civile (caratteristiche che Renzi pensa gli appartengano?). Michelangelo, quando gli chiesero come era riuscito a fare quella statua, rispose: basta togliere il marmo in eccesso. Ecco dobbiamo togliere quel che è in eccesso». Dunque altra replica che in verità non risponde proprio a niente. Ma è solo un modo metaforicamente arzigogolato (e poi si prendeva in giro Bersani) per ribadire e palesare (per i pochi che non lo avessero capito) questa sua idea di Pd che non va, fatto (a parer suo) di troppa burocrazia e di un senso di appartenenza che al giovane Renzusconi non piace.
E già, perché il toscano proprio non gradisce i “capicorrente romani". Quelli che incarnano il pensiero di una fazione interna (come lui), quelli che hanno un seguito ben nutrito e strutturato (come lui), quelli che continuamente sparano bordate alle altre ali del partito (come lui), quelli che hanno inserito i “propri uomini" in posizioni di rilievo (come lui) e quelli che manifestano con forzata insistenza un’ idea sorda che sia indipendente dal volere comune (come lui). Renzi è contro se stesso, ma finge di essere altro. E beato chi ci crede.
Ma c'è anche tempo per parlare del Governo Letta. Il sindaco dice di essere pronto a sostenerlo, purché “faccia": «Enrico è più forte, se il Pd è più forte. L’importante è che non si preoccupi di durare, ma di fare». Tradotto: Letta lavori finché ne ha il tempo, e non speri di portare a termine il “quinquennato". Ma resta evidente che, se si dovessero realmente accorpare le cariche di segretario del Partito e di premier, sorgerebbero problemi per l’esecutivo del povero Enrico. Soprattutto nel caso in cui risulti vincitore delle primarie congressuali un segretario “alla Renzi" che rischierebbe di spingere il governo verso la crisi pur di arrivare a sedere finalmente ai “piani alti" (ovviamente dopo aver abbandonato il trampolino di lancio Pd). «E allora che facciamo, non eleggiamo il segretario così Franceschini è più tranquillo?». O magari il segretario lo eleggiamo, ma evitiamo che sia Renzi. Guadagnandone in salute del partito e durata di un governo già sotto pressione.
Insomma: lunga intervista sì, ma tutta intrisa di perle di demagogia, “non risposte" ed autocelebrazioni velate. Renzi, come da copione, “tutte chiacchiere e populismo