Fare il Pd: l'assemblea romana tra la concordia interna e le "bordate" della rete
Inizia alle 15, a Roma, l'incontro organizzato dall'area bersaniana intitolato "Fare il Pd". Una riunione "aperta" a tutti proprio per superare quel correntismo esasperato che tanto ha fatto male ai Democratici. Indirizzata a tutte le aree presenti all'interno del partito. Forze politiche che innegabilmente coesistono nello spazio democratico e che, pur con abile mossa da struzzo, non possono essere ignorate.
Presenti tutti, meno i veltroniani ed i renziani. Prevedibilmente i sostenitori del "sindachino" toscano hanno preferito disertare la Sala Conferenze delle sede nazionale Pd di via S. Andrea delle Fratte. Mostrando, e non si potrebbe pensare il contrario, uno scarso interesse verso i temi che saranno alla base di una ormai necessaria ed imminente "rifondazione". A Renzi, l'abbiamo detto più volte, non pare interessare tanto il futuro del Pd in senso stretto quanto piuttosto il destino della segreteria. Preme il raggiungimento di una poltrona da occupare e che sia da spinta verso la leadership del Governo. Perché senza la "catapulta" del partito, indipendentemente dalla salute di quest'ultimo, non si va da nessuna parte. Discutano allora gli altri: l'importante è che il rottamatore possa continuare, anche grazie a questa sua assenza, ad osteggiare "le correnti romane" fingendo di essere cosa a parte (ed essendo invece leader della corrente maggiormente strutturata).
Assenti "ingiustificati a parte" (Veltroni dice di non voler aderire ad un "correntone" anti Renzi), a riempire la sala ci sono i "big" Pierluigi Bersani, Guglielmo Epifani, Massimo D'Alema, Beppe Fioroni, Dario Franceschini, Gianni Cuperlo e per i lettiani Marco Meloni e Alessia Mosca.
C'è concordia, e lo si nota nei vari interventi pro Pd e pro Paese. Attraverso le parole degli esponenti facenti capo alle diverse aree. Comunità di intenti nel superamento della crisi italiana che passi per una ripresa del lavoro, nella necessità di dare al partito una forma unitaria senza "alzare bandierine" (parole dell'ex segretario Bersani) e considerando il Pd come una squadra e non un terreno minato dalle varie correnti.
Impossibile poi non far riferimento alla "questione regole", assai cara ai renziani assenti o casualmente nei paraggi (degna di nota la dichiarazione di Giacomo D'Arrigo, già coordinatore dei giovani Anci: "Avevo lasciato la borsa al piano di sotto, poi ho visto tutta questa gente che saliva e mi sono accodato per curiosità : ma cosa c'è qui?"). Il punto comune è che, in presenza di un premier già in carica, e per altro appartenente ai Democratici, non ci sia posto per un segretario-leader.
Tempo anche per qualche "bacchettata" all'assente illustre, soprattutto da parte del Lìder Maximo D'Alema (ormai certo sostenitore di Cuperlo): "Non nasce nessun correntone . Questa è un'idiozia che non so chi abbia scritto. Renzi gioca un po' a fare la vittima. Secondo me sbaglia, dovrebbe essere qui".
Ciò che però più sorprende, in contrasto con una sorta di "pacificazione interna" al partito (cosa rara) è un furibondo "twittare" che coinvolge non solo addetti ai lavori ed interessati, quanto anche polemici tiratori virtuali con la passione per la critica. La rete, utilizzando l'hashtag #fareilpd, non risparmia velenose punzecchiature e polemiche strumentali.
Si parte allora dal titolo. "Fare il Pd". Definizione di questa libera assemblea presa di mira da chi, con poco appropriata ilarità , crede che un partito non possa essere "fatto", costruito ogni giorno con lo scopo di limarne gradualmente le imperfezioni ed i ruvidi spigoli taglienti. Una critica, quella rivolta alla scelta del nome dato all'incontro (che tra l'altro riprende il documento bersaniano promosso qualche settimana fa da D'Attorre, Martina e Fassina), di cui assolutamente non si comprende il senso. A meno che non si voglia giustificare il tutto partendo dal presupposto che la disapprovazione, pur senza alcun fondamento, è opera più semplice e leggera rispetto alla riflessione. Nonché utile a rafforzare posizioni contrarie a questo Pd e che invece sono orientate più ad una "rottamazione" che ad una rinascita. Ma "Fare il Pd", e lo dico ai tanti "contrari", è ormai una necessità invocata da militanti, elettori, tesserati e simpatizzanti. Un bisogno che ora si comincia ad assecondare e che, nonostante tutto, non vuole maliziosamente essere compreso.
Stesso discorso vale poi per quel definire "inutile" (secondo il "twittatore della domenica", o il "navigatore renziano") un incontro che metta a confronto varie voci e numerose idee a favore del Pd. Perché se vogliamo giustamente comprendere il fastidio provocato dalle sole assemblee correntizie, proprio non si riesce a capire come anche una discussione che vada oltre le "fazioni" possa essere criticata. No alle correnti ed ai ragionamenti separati. No alle riunioni delle varie anime ed all'espressione di un'idea comune. Insomma no a qualsiasi tipo di Partito Democratico per il solo gusto del rifiuto. O forse, e viene da essere malpensanti, per sostenere altre strategie che sono proprie dei "non presenti" a questo appuntamento. "La riunione è inutile, convoglia la parte marcia del partito, e noi infatti non siamo stati presenti". La solita furberia impiegata per apparire fintamente "differenti".
Per quanto riguarda infine l'accusa che questa sia stata una riunione "anti Renzi", già ampiamente smentita in sede di discussione romana, c'è poco altro da aggiungere. Il sindaco dissidente e polemicamente capriccioso era stato invitato, ma ha preferito non esserci. Se avesse avuto qualcosa da dire avrebbe finalmente avuto tempo e spazio per farlo (evitando pianti antichi su giornali, in tv e via blog). Ma del resto, lo sappiamo, al principe di Firenze queste cose non piacciono. La discussione stanca, e lui ha buche e transenne da sistemare nel capoluogo toscano. Ed ovviamente altre interviste da preparare per denunciare quello che nel Pd non va, ma che con il Pd non vuole discutere.