Negato fino all'ultimo da Pietro Campagna e Vito santarsiero, alla fine è emerso che il "buco", il disavanzo primario tra entrate e uscite della gestione economica del Comune di Potenza, senza alcun dubbio c'è. Ed è pari, pare, a 31 milioni di euro. Una cifra importante e probabilmente destinata a salire, se è vero che il neosindaco De Luca ha appena rimosso l'assessore al bilancio, dott.ssa Maria Martoccia, per sostituirla con una task-force di funzionari comunali di sua fiducia.
Soluzioni? Il Comune di Potenza può arrendersi, e dichiarare il dissesto. Oppure può provare a combattere, e provare a salvarsi.
Il dissesto reca in sè grandi criticità: il Consiglio comunale e la Giunta verrebbero sciolti, l'amministrazione sarebbe svolta da un Commissario Prefettizio, l'esercizio economico sarebbe caratterizzato da tagli lineari (impopolari e drammatici, ma tanto il sig. Commissario non deve rendere conto agli elettori...), e - soprattutto - Vito Santarsiero sarebbe indagato e quindi (Legge Severino), incandidabile per dieci anni. Uno scenario funesto per la città e per il PD di Folino.
Provare a salvarsi richiede un soccorso speciale (e urgente) da parte della Regione Basilicata (presieduta da Pittella, capo della fazione contrapposta a Folino), e renderebbe tutti più sereni.
Ma c'è un problema: che interesse avrebbe il presidente Pittella a salvare Potenza, evitando strascichi giudiziari a uomini della fazione PD opposta? Soprattutto se si considera la debolezza della consiliatura De Luca, che può cadere da un giorno all'altro, e la conseguenza che poi, a gestire la "cassa", appena rifornita dei 31 milioni di Euro della Regione, potrebbero tornare Santarsiero (paradossale, ma non impossibile: dopo il commissariamento del 1995, a gestire le casse risanate tornò in carica il prof. Tanino Fierro, responsabile - secondo alcuni - del dissesto stesso).
Quindi Pittella e De Luca si ritrovano uniti nell'iperbolico "patto del Faust": la Regione salva il Comune (e gli equilibri interni PD), ma il Comune deve reggere all'assalto dei vecchi amministratori.
E come fa il Comune di Potenza, preda facile di un centrosinistra che in consiglio comunale spadroneggia? L'idea è ardita ma semplice: un Comune senza alcuna possibilità di fare spesa pubblica non è appetibile per il PD potentino.
Se il Comune tornasse con le casse piene (31 milioni per il 2014, più qualcosa per il 2015) De Luca cadrebbe subito, e torneremmo indietro di quindici anni.
Ma se il Comune ottiene dalla regione un contributo "spalmato", già dal giorno dopo dovrà mettere seriamente mano ai tagli strategici (che nessuno ha mai voluto toccare), per evitare di finire di nuovo in disavanzo: e i tagli strategici si chiamano trasporti e rifiuti (costo annuale: circa 32 milioni).
E, se cadono gli affari milionari dei trasporti e dei rifiuti, i grossi interessi che ci sono dietro, che hanno sostenuto Santarsiero per dieci anni, verranno meno.
Ecco così che il PD del capoluogo è ancora una volta in scacco: se fa cadere De Luca, dovrà gestire in proprio i tagli delle sue filiere di riferimento. Se non lo fa cadere, dovrà subire l'onta che, a farlo, sia il centrodestra.
Una buona notizia per chi crede che, qualunque sia il retroscena del caso, l'importante è che il capoluogo smetta di essere il bancomat della politica, diminuisca seriamente i costi a carico dei cittadini e cominci ad offrire, finalmente, servizi razionali ed efficienti.