Et voilà... #buongiorno #buongiornocosì #cavasansdire #uomini #ridere #piangere #consigliperilweekend #lanicoleofficial
seen from Russia

seen from Russia
seen from China
seen from China

seen from Malaysia
seen from United States
seen from Colombia
seen from United States
seen from United States
seen from China

seen from Malaysia
seen from United States
seen from Malaysia
seen from United States
seen from United States
seen from United States
seen from China

seen from Malaysia

seen from United States

seen from Malaysia
Et voilà... #buongiorno #buongiornocosì #cavasansdire #uomini #ridere #piangere #consigliperilweekend #lanicoleofficial
Un libro per il week-end
Per chi suona la campana, Ernest Hemingway (Mondadori, 1940)
Nessun uomo è un’Isola, intero in se stesso. Ogni uomo è un pezzo del Continente, una parte della Terra. Se una Zolla viene portata via dall’onda del Mare, l’Europa ne è diminuita, come se un Promontorio fosse stato al suo posto, o una Magione amica, o la tua stessa Casa. Ogni morte d’uomo mi diminuisce, perché io partecipo dell’umanità. E così non mandare mai a chiedere per chi suona la campana: essa suona per te.
John Donne (1573-1651)
Per chi suona la campana è il capolavoro con cui Hemingway racconta la sanguinosa e terribile guerra civile spagnola (luglio 1936 – aprile 1939). È un romanzo complesso, definibile come uno dei “romanzi del secolo”, perché racconta una pagina difficile del ‘900, ma fondamentale per le implicazioni che ha avuto sulla formazione di una cultura europea post bellica, influenzando e ispirando in modo pregnante la coscienza civile e politica di innumerevoli generazioni che l’hanno seguita. È curioso per altro che un libro di questa portata su una vicenda prettamente continentale sia stata scritta da un americano, anche se nella sua intera vicenda biografica Hemingway ha dimostrato di amare profondamente l’Europa, di capirla e di ammirarne la cultura, la storia e la gente. In particolare in Spagna, dove è ambientato il romanzo, egli racconta appunto tramite il suo personaggio principale la sua esperienza di spregiudicato cronista di guerra.
Il protagonista è Robert Jordan, un professore americano che combatte da volontario tra le fila dei Repubblicani contro i fascisti, il quale deve portare a termine un’importante missione, su ordine del comandante Golz: deve far saltare un ponte tra i monti della Castiglia per isolare i nemici e ostacolarne l’avanzata.
Per compiere questa missione deve unirsi a un gruppo di repubblicani, “la banda di Pablo” che raccoglie un piccolo gruppo guerriglieri per la maggior parte inesperti e con pochissime risorse a disposizione. Robert Jordan intuisce subito che l’impresa è disperata e nel suo animo sa che potrebbe condurli tutti alla morte ma con caparbietà e passione cercherà di svolgere al meglio il suo compito in nome delle sue profonde convinzioni libertarie e con il supporto dei compagni che trova al suo fianco.
In questo gruppo Robert Jordan incontra Maria, una ragazza sopravvissuta alla repressione squadrista dei franchisti e se ne innamora in modo travolgente pur consapevole che l’amore che prova nei suoi confronti potrebbe ostacolare il compimento della sua missione. A queste proposito vi sono innumerevoli pagine di riflessione del protagonista che spesso sfociano in un vero e proprio tormento interiore per la necessità di proteggere Maria e assicurarle un futuro migliore insieme e lontano dalla guerra e l’opposta irrinunciabilità della sua missione bellica che coincide con la missione della sua vita, l’esplicazione delle sue convinzioni. Questa complessa vicenda interiore culminerà in una delle più belle dichiarazioni d’amore che siano state scritte su pagina (“..ti amo come amo tutto ciò per cui abbiamo combattuto. Ti amo come amo la libertà e la dignità e il diritto di tutti gli uomini di lavorare e non avere fame. Ti amo come amo Madrid che abbiamo difeso e come amo tutti i miei compagni che sono morti. E ne sono morti molti. Molti. Molti. […]).
I compagni che qui cita il protagonista sono i Repubblicani che hanno combattuto e perso la guerra civile spagnola ma il libro offre un’interessante panoramica sulla composizione di questa resistenza antifascista: leggendo il romanzo si scopre che oltre agli spagnoli combattono per la Repubblica di Spagna anche un gran numero di stranieri, ad esempio molti russi come il generale Golz e altri piccoli gruppi di americani, francesi, ungheresi e, tra le fila franchiste uomini e mezzi italiani. Questo a dimostrazione che la guerra civile raccontata da Hemingway era molto più di una guerra interna spagnola, tanto per gli intrighi politici che visi dipanavano quanto per i sentimenti libertari e repubblicani che molti all’epoca hanno fatto propri al punto da partecipare come volontari.
Bellissimo inoltre il ritratto che fa del popolo spagnolo: un popolo sanguigno che in quella guerra mostra tutta la sua violenza e al contempo una grande umanità, corredate da tradizioni, superstizioni onnipresenti, provincialismi e slanci verso ideali profondi al servizio dell’amore per il proprio Paese.
In questo romanzo Hemingway riesce a condensare in modo perfetto la complessità del momento storico e del percorso psicologico individuale dei personaggi che sono tutti dipinti in modo così profondamente umano e non stereotipato da trasmettere in ogni riga il dolore, lo sgomento, il senso di colpa e la determinazione che pur nella difficoltà e nell’incertezza della riuscita dell’azione prevale sulla paura della morte. In questa complessità rientra anche il rapporto dell’autore con la vicenda politica della guerra di Spagna. Hemingway parteggia chiaramente per i Repubblicani infatti il libro è scritto per la maggior parte dal loro punto di vista ma non manca di ricordare le atrocità che furono commesse da ambo le parti affidando a Pilar (guerrigliera instancabile e colonna della banda) il racconto di una rappresaglia contro i fascisti nella sua città: una carneficina terribile, una violenza cieca come sfogo di una rabbia antica, frutto di secoli di oppressione. Questo per ricordare che “nessun uomo è un’Isola” e gli orrori della guerra sono una ferita per tutta l’umanità. I dubbi di Robert Jordan, le fughe codarde di Pablo (l’ex capo banda), i ricordi di Pilar, le riflessioni di Anselmo (il vecchio della banda) sulla colpa e l’espiazione compongono un quadro umano dalle mille sfumature.
La profondità delle vicende psicologiche e personali dei personaggi unita alla tensione che si respira in ogni riga per l’esito incerto della missione rende il romanzo appassionante e coinvolgente in un crescendo di drammaticità che toglie il respiro.
Per chi suona la campana è stato per decenni un libro che ha influenzato generazioni su generazioni, ed è uno di quei romanzi che trasmette ancora il vero amore per la letteratura, non come esercizio di stile ma come dono al prossimo di pensieri e idee su cui riflettere, e sulla base di queste riflessione formare un coscienza critica su ciò che e stato, sul perché è stato e, poiché i drammi legati alla natura umana tendono a ripetersi pur in molteplici forme, offre un’ àncora cui aggrapparsi nell’incertezza di ciò che sarà. Il bello delle storie che paiono antiche ma conservano sempre un po’ di eternità.
Claudia Passerini