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Castagna: grazie a chi ha contribuito alla serata con Sal da Vinci
Castagna: grazie a chi ha contribuito alla serata con Sal da Vinci
c.s. | Il sindaco di Casamicciola Terme Giovan Battista Castagna, anche a nome dell’intera amministrazione comunale, desidera ringraziare indistintamente tutti coloro che si sono prodigati per l’organizzazione e la splendida serata che ha visto l’esibizione dell’artista Sal da Vinci nella cornice di Piazzale dell’Ancora. Grazie ai tecnici comunali, agli operai dell’Amca, ai vigili urbani, agli…
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Racconto di Tolmasky: ha contribuito al lancio del primo iPhone - Wowoptimus Geek
Racconto di Tolmasky: ha contribuito al lancio del primo iPhone – Wowoptimus Geek
L’ing. Francisco Tolmasky fu contattato da Apple quando aveva solo 20 anni. Il suo compito? creare quello che sarebbe poi diventato Safari per IOS. Era un compito molto arduo a cui si aggiungeva anche il fatto che Jobs gli teneva il fiato sul collo, tanto che Tolmasky racconta:
Steve era veramente inamovibile quando diceva: “Questo deve essere come magia. Rifallo, non è magico abbastanza!”.…
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Racconto di Tolmasky: ha contribuito al lancio del primo iPhone – Wowoptimus Geek
L’ing. Francisco Tolmasky fu contattato da Apple quando aveva solo 20 anni. Il suo compito? creare quello che sarebbe poi diventato Safari per IOS. Era un compito molto arduo a cui si aggiungeva anche il fatto che Jobs gli teneva il fiato sul collo, tanto che Tolmasky racconta:
Steve era veramente inamovibile quando diceva: “Questo deve essere come magia. Rifallo, non è magico abbastanza!”.…
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GRAN BRETAGNA: IL 57% NON VUOLE PIU’ L’EUROPA, E FARAGE ACCUSA: “IN CRIMEA L’UE HA CONTRIBUITO A FAR SCORRERE IL SANGUE”
Gli euroscettici inglesi accusano la Ue “Mani insanguinate sulla crisi Ucraina”
Il ledaer del Ukip sfida in tv il liberaldemocartici e il Governo: il 57 per cento degli inglesi ormai favorevole a lasciare la Ue
“L’Unione Europea ha le mani insanguinate per quanto è accaduto in Ucraina”. Mai in Inghilterra erano risuonate parole così dure e accuse esplicite contro la Ue. Le ha pronunciate mercoledì sera Nigel Farage, capo del partito che vuole l’uscita della Gran Bretagna dall’Europa, in un dibattito televisivo con Nick Clegg, leader di liberaldemocratici, al termine del quale il 57 per cento degli intervistati ha detto di essere “favorevole” all’idea di lasciare l’unione. L’Ukip (United Kingdom Indipendence Party) continua a salire nei sondaggi e Farage, l’altra sera, non ha fatto sconti a nessuno. “Il Governo di Londra – ha detto – ha incoraggiato l’Unione Europea a portare avanti un piano imperialista ed espansionista in Ucraina offrendo false speranze a un gruppo di persone che hanno rovesciato un ledaer (Yanukovich) liberamente eletto”. Nick Clegg, alleato del conservatore David Cameron nel governo inglese, ha ascoltato visibilmente imbarazzato e ha potuto fare poco per arginare Farage. E’ la prima volta che in Inghilterra viene apertamente evocata una manovra con cui l’Europa, fulcro della Nato, avrebbe agitato la “piazza” a Kiev con l’obbiettivo di rovesciare il potere. “Questo ha provocato la reazione di Putin – ha aggiunto il leader dell’Ukip – e ritengo che l’Unione Europea, francamente, abbia le mani insanguinate per quanto riguarda l’Ucraina”. La durissima polemica scatenata dalle parole di Farage sta valicando i confini del Regno Unito. Il premier inglese, David Cameron, è stato costretto a reagire affermando che “le responsabilità di quanto accaduto nella crisi sono della Russia e dei sostenitori di Mosca in Crimea”. Il liberaldemocratico Clegg, uscito sconfitto (secondo i sondaggi) dal confronto tv si è detto “scioccato” dalle parole del leader dell’Ukip. “Farage – ha aggiunto – sta dalla parte di Putin”. Ma la stampa inglese sta dando grande risalto alla notizia. Le accuse dell’Ukip sono arrivate proprio mentre il presidente degli Stati Uniti Obama iniziava il viaggio in Europa. Oggi nei titoli di molti giornali (anche italiani, a dire il vero), ha fatto capolino a più riprese la parola “shale gas”, il metano che gli Stati Uniti estraggono dal sottosuolo con una fratturazione molecolare delle rocce profonde. Diversi commentatori iniziano a far notare che dietro il palcoscenico della crisi ucraina potrebbe esserci una planetaria partita a scacchi per modificare gli equlibri nelle forniture di gas che oggi l’Europa riceve in prevalenza dalla Russia (Mosca copre quasi il 40 per cento del fabbisogno italiano e circa il 30 di quello tedesco).
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FONTE:
http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/ESTERI/euroscettici_inglesi_attaccano_ue_mani_insanguinate_per_ucraina_57_per_cento_inglesi_vuole_uscire_da_unione_europea/notizie/596821.shtml
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“BOIA DAL 1956″! “L’INVASIONE SOVIETICA DI UNGHERIA HA CONTRIBUITO A CONSERVARE LA PACE NEL MONDO”. IL PREZZO? 2652 MORTI E 250MILA PROFUGHI POLITICI. GRAZIE NAPOLITANO!
(WIKIPEDIA) Rivoluzione ungherese del 1956
La Rivoluzione ungherese del 1956, nota anche come insurrezione ungherese o semplicemente rivolta ungherese, fu una sollevazione armata di spirito anti-sovietico scaturita nell’allora Ungheria socialista che durò dal 23 ottobre al 10 – 11 novembre 1956. Inizialmente contrastata dall’ÁVH,[1] venne alla fine duramente repressa dall’intervento armato delle truppe sovietiche. Morirono circa 2652 Ungheresi (di entrambe le parti, ovvero pro e contro la rivoluzione) e 720 soldati sovietici[2]. I feriti furono molte migliaia e circa 250.000 (circa il 3% della popolazione dell’Ungheria) furono gli Ungheresi che lasciarono il proprio Paese rifugiandosi in Occidente. La rivoluzione portò a una significativa caduta del sostegno alle idee del comunismo nelle nazioni occidentali.
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Quando Napolitano disse: “in Ungheria l’Urss porta la pace”
Nel 1956, all’indomani dell’invasione dei carri armati sovietici a Budapest, mentre Antonio Giolitti e altri dirigenti comunisti di primo piano lasciarono il Partito Comunista Italiano, mentre “l’Unità” definiva «teppisti» gli operai e gli studenti insorti, Giorgio Napolitano si profondeva in elogi ai sovietici. L’Unione Sovietica, infatti, secondo lui, sparando con i carri armati sulle folle inermi e facendo fucilare i rivoltosi di Budapest, avrebbe addirittura contribuito a rafforzare la «pace nel mondo»…
Giorgio Napolitano nel nov. 1956: “Come si può, ad esempio, non polemizzare aspramente col compagno Giolitti quando egli afferma che oltre che in Polonia anche in Ungheria hanno difeso il partito non quelli che hanno taciuto ma quelli che hanno criticato? E’ assurdo oggi continuare a negare che all’interno del partito ungherese – in contrapposto agli errori gravi del gruppo dirigente, errori che noi abbiamo denunciato come causa prima dei drammatici avvenimenti verificatisi in quel paese – non ci si è limitati a sviluppare la critica, ma si è scatenata una lotta disgregatrice, di fazioni, giungendo a fare appello alle masse contro il partito. E’ assurdo oggi continuare a negare che questa azione disgregatrice sia stata, in uno con gli errori del gruppo dirigente, la causa della tragedia ungherese.
Il compagno Giolitti ha detto di essersi convinto che il processo di distensione non è irreversibile, pur continuando a ritenere, come riteniamo tutti noi, che la distensione e la coesistenza debbano rimanere il nostro obiettivo, l’obiettivo della nostra lotta. Ma poi ci ha detto che l’intervento sovietico poteva giustificarsi solo in funzione della politica dei blocchi contrapposti, quasi lasciandoci intendere – e qui sarebbe stato meglio che, senza cadere lui nella doppiezza che ha di continuo rimproverato agli altri, si fosse più chiaramente pronunciato – che l’intervento sovietico si giustifica solo dal punto di vista delle esigenze militari e strategiche dell’Unione Sovietica; senza vedere come nel quadro della aggravata situazione internazionale, del pericolo del ritorno alla guerra fredda non solo ma dello scatenamento di una guerra calda, l’intervento sovietico in Ungheria, evitando che nel cuore d’Europa si creasse un focolaio di provocazioni e permettendo all’Urss di intervenire con decisione e con forza per fermare la aggressione imperialista nel Medio Oriente abbia contribuito, oltre che ad impedire che l’Ungheria cadesse nel caos e nella controrivoluzione, abbia contribuito in misura decisiva, non già a difendere solo gli interessi militari e strategici dell’Urss ma a salvare la pace nel mondo.
«Napolitano non venga a Budapest. Con il Pci appoggiò i russi invasori», tratto da il Giornale, 26.5.2006.
Un portavoce dei superstiti: “Tardivo il su ripensamento, chi pagò con la vita non vorrebbe essere commemorato da lui”.
Hanno perdonato Boris Eltsin, erede dei loro carnefici. Potrebbero, sforzandosi, mandar giù anche un boccone indigesto come Vladimir Putin «l’opportunista» ma Giorgio Napolitano no, proprio no. Il nostro presidente della Repubblica non merita sconti e in Ungheria non deve andare. Soprattutto in quei giorni, nel prossimo autunno, in cui a Budapest si ricorderanno i 50 anni dell’invasione sovietica. A lanciare il diktat è un gruppetto sparuto ma autorevole di magiari, quelli raccolti intorno a «56 Alapitvany» (Fondazione ’56). Sono in diciannove, tutti accomunati dallo stesso destino: essersi ribellati agli occupanti venuti da Mosca e aver pagato per questo con duri anni di galera.
Per questo, l’altroieri, sono insorti quando hanno saputo che il presidente ungherese Laszlo Solyom aveva invitato per il prossimo autunno a Budapest anche Giorgio Napolitano. In nove hanno firmato una lettera-appello per chiedere che Napolitano non venga. O se proprio ci tiene a visitare l’Ungheria, lo faccia prima o dopo le commemorazioni. Facendo riferimento alla posizione presa dal Pci nel 1956, la lettera afferma che il documento di allora offrì sostegno internazionale ai sovietici che «repressero nel sangue il desiderio di libertà dell’Ungheria». E Laszlo Balazs Piri, tra i nove firmatari dell’appello, membro del board della Fondazione, già condannato a 3 anni e 6 mesi di reclusione per la sua partecipazione alla rivolta, rilancia: «Purtroppo i governi dei grandi Paesi occidentali non poterono aiutarci. L’opinione pubblica dei Paesi liberi era accanto a noi. Nello stesso tempo, però, in Paesi come Italia e Francia i Partiti comunisti erano allineati a Mosca. Furono d’accordo con questa resa dei conti sanguinosa contro la lotta di liberazione ungherese. Napolitano a quel tempo non era un bambino e aveva un’opinione».
A poco vale per i «reduci» della repressione sovietica il ripensamento del presidente italiano. Un dietrofront tardivo, sostengono. E Balasz Piri è categorico: «La comunità dei veterani del 1956 sente che quest’uomo non deve partecipare alle commemorazioni del ’56 ungherese. Chissà cosa direbbero quelli che sono stati impiccati in seguito alla repressione».
Il 26 settembre 2006, a Budapest, Napolitano ha reso omaggio alle vittime della rivoluzione del 1956, soffocata nel sangue dai carri armati sovietici. In quell’occasione ha detto: “Ho reso questo omaggio sulla tomba di Imre Nagy a nome dell’Italia, di tutta l’Italia, e nel ricordo di quanti governavano l’Italia nel 1956 e assunsero una posizione risoluta, a sostegno dell’insurrezione ungherese e contro l’intervento militare sovietico”. Non una dichiariazione sulle responsabilità sue e dei suoi «compagni» di partito, non una richiesta di perdono alle vittime (forse 25.000), non un’affermazione che defisse il comunismo «male assoluto».
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Tre domande di parte a un presidente di parte
Il presidente del Tribunale della razza diventò il più stretto collaboratore di Togliatti al ministero di Grazia e Giustizia. Poi guidò la Consulta. Il Pci ha mai avuto nulla da ridere?
Illustre Presidente Napolitano, dopo aver sentito il suo vibrante discorso sul fascismo e l’antisemitismo, mi permetta di rivolgerle tre brevi domande.
La prima. Sapeva che il presidente dell’infame Tribunale della razza, nonché firmatario del «Manifesto della razza», Gaetano Azzariti, diventò il più stretto collaboratore del suo leader Togliatti al ministero di Grazia e Giustizia, dopo essere stato Guardasigilli con Badoglio? Avete mai avuto nulla da ridire, lei e il suo Partito, sul fatto che poi, grazie a questi precedenti, lo stesso Azzariti sia diventato presidente della Corte costituzionale fino alla sua morte nel 1961?
La seconda. Sapeva che il primo concordato tra lo Stato italiano e gli ebrei fu fatto nel 1930 dal regime fascista? Una commissione composta da tre rappresentanti degli ebrei e tre giuristi varò un concordato in cui, scrive De Felice, «il governo fascista accettò pressoché in toto il punto di vista ebraico». Il presidente del consorzio ebraico, Angelo Sereni, telegrafò a Mussolini «la vivissima riconoscenza degli ebrei italiani» e sulla rivista ebraica Israel Angelo Sacerdoti definì la nuova legge «la migliore di quelle emanate in altri Stati».
Terzo. Presidente, ha mai detto e scritto qualcosa sulle centinaia di italiani, comunisti, antifascisti e a volte anche ebrei, che fuggirono dall’Italia fascista e furono uccisi nella Russia comunista con l’avallo del segretario del suo partito, il sullodato Togliatti? In Italia, persino sotto il Duce, avrebbero avuto una sorte migliore…
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FONTE:
http://it.wikipedia.org/wiki/Rivoluzione_ungherese_del_1956
http://www.storialibera.it/epoca_contemporanea/comunismo_nel_mondo/est_europa/ungheria_1956/articolo.php?id=732
http://www.ilgiornale.it/news/interni/880292.html?utm_source=Facebook&utm_medium=Link&utm_content=Tre%2Bdomande%2Bdi%2Bparte%2Ba%2Bun%2Bpresidente%2Bdi%2Bparte%2B-%2BIlGiornale.it&utm_campaign=Facebook+Page
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NEL SOLO LAZIO 266 PARASSITI GODONO DI VITALIZIO DALLA REGIONE. 20 MILIONI L’ANNO PER MANTENERE LAUTAMENTE CHI HA CONTRIBUITO ALLA NOSTRA ROVINA
Lazio, 266 vitalizi d’oro nonostante Fiorito. M5S: “Ci costano 20 milioni all’anno”
Il Movimento 5 Stelle eletto in Regione ha ottenuto la lista di assegni che ricevuti dai consiglieri delle passate legislature. Dal 2014 saranno aboliti, ma nessuno ha pensato di toccare quelli retroattivi
Prima c’erano le spese pazze di Franco Fiorito e la sua squadra. Poi non è cambiato niente. Dopo due mesi di attesa il Movimento 5 Stelle della Regione Lazio è riuscito a ottenere l’elenco dei vitalizi dei consiglieri regionali. E sono tante le sorprese. “I vitalizi”, commenta la portavoce del M5S Valentina Corrado, “costano al Consiglio regionale circa 20 milioni in un anno. Già durante la discussione della spending review di giugno presentammo degli emendamenti per l’abolizione dei vitalizi anche per le scorse legislature. Questi emendamenti sono stati bocciati con la motivazione che si trattava di diritti acquisiti, nonostante le pronunce della Corte Costituzionale legittimino gli interventi retroattivi di modifica in pejus dei trattamenti pensionistici qualora intervengano in un contesto di necessità di ridurre della spesa pubblica”.
La colpa è dell’emendamento bipartisan presentato nel 2012 che ha fatto saltare la norma del decreto Monti, la stessa dove si dice che il vitalizio salta prima dei 66 anni e con meno di 10 anni di mandato. A partire dal 2014, l’assegno per i consiglieri è abolito. Ma la regola non vale a livello retroattivo. Così nella lunga lista compaiono: 2.467 euro al mese per Paolo Cento, 51 anni, ex consigliere dei Verdi dal ’95 al ’96, ma anche ex deputato ed ex segretario nel secondo governo Prodi; Isabella Rauti, figlia del missino Pino Rauti, ma anche moglie di Alemanno e ora consigliere per le politiche di contrasto alla violenza di genera prende 2.611 euro al mese; all’ex Presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo spettano 3.1878 euro; Domenico Gramazio invece somma al vitalizio parlamentare (ex An) quello regionale e ottiene al mese 10.877 euro. Ma anche più di 4000 euro al mese per il parlamentare FI Stefano De Lillo, o l’ex onorevole comunista Giovanni Ranalli che prende 8696 euro. Ma la lista è lunga.
Valentina Corrado, anche presidente del Comitato regionale di controllo contabile, interpellata sul tema aggiunge: “Il legislatore nazionale ha modificato la disciplina delle pensioni per i cittadini e non lo possiamo fare per i vitalizi dei consiglieri? Riproporremo il tema dell’ abolizione dei vitaliziper le passate legislature, in sede di esame del collegato di bilancio che dovrebbe arrivare in Consiglio regionale a febbraio. Auspichiamo che questa volta i nostri emendamenti vengano accolti perché sono nell’interesse pubblico. Non abbiamo nessun altro interesse. Non è giusto che nel Lazio da un lato ci sono le emergenze sanitarie, i pronto soccorso affollati, miliardi di debiti, le tasse che aumentano e dall’altro ci sono questi privilegi. Questi venti milioni possono e devonoessere investiti in altra maniera, ad esempio contribuendo ad abbassare la pressione fiscale. Anche un consigliere regionale, come l’operaio, secondo noi, deve andare in pensione a 65 anni e può accontentarsi di una pensione normale, non cumulata con proventi legati ad altri incarichi politici”.
I vitalizi nel Lazio sono stati aboliti a partire da questa legislatura. “Noi attuali consiglieri regionali”, ha commento il capogruppo del Pd Marco Vincenzi, “non li percepiremo una volta finito il mandato. Quanto ai nostri predecessori, li prendono ancora perché la norma non è retroattiva, sono in qualche modo diritti acquisiti. Ma sicuramente approfondiremo la materia, anche perché in effetti certe cifre non si addicono alla sobrietà della politica e delle istituzioni”.
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FONTE:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/01/17/lazio-266-vitalizi-doro-nonostante-fiorito-m5s-ci-costano-20-milioni-allanno/847794/
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