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MALATTIE TERMINALI: COME SONO NATI CENTRI DI ACCOGLIENZA
Nel Medioevo, l’ospizio era un luogo dove i viaggiatori potevano fermarsi e trovare ospitalità nel senso letterale del termine, ovvero ricevere cibo, rifugio e sostegno spirituale da parte di religiosi.
Nell’Ottocento, alcuni ordini religiosi fondarono centri di ricovero particolari, destinati esclusivamente all’assistenza ai moribondi, ma il loro numero era esiguo.
Il movimento che ha creato molti centri di accoglienza per i pazienti terminali, soprattutto nei Paesi anglosassoni, cominciò a prendere forma nella mente di un’assistente sociale, in Inghilterra, nel 1948.
Resasi conto degli enormi problemi che affliggevano questi pazienti, l’assistente sociale decise di laurearsi in medicina per poter prescrivere trattamenti atti ad alleviarne le sofferenze: si trattava di Dame Cecily Saunders, che nel 1967 fondò a Londra il St. Christopher’s Hospice, un istituto specializzato nella cura dei malati di cancro in stadio terminale, in grado di offrire trattamenti e cure basati su una filosofia di vita e di assistenza completamente diversa da quella in vigore nei normali ospedali.
La cura dei sintomi e le terapie mirate al controllo del dolore si svolgono in un’atmosfera confortevole, che deriva dall’atteggiamento comprensivo e comunicativo del personale medico e infermieristico.
Nel 1969 il St. Christopher’s Hospice organizzò il primo team di medici e infermieri per effettuare visite a domicilio, con lo scopo di aiutare i parenti a praticare trattamenti adeguati alle esigenze del paziente, simili a quelli effettuati in ospedale.
Oggi esistono centinaia di centri per malati terminali e gruppi di assistenza a domicilio sparsi in tutto il mondo, senza contare che molti ospedali dispongono di medici specialisti e di gruppi di sostegno ai malati.
In Italia il problema è per lo più affidato alle strutture private, anche se, negli ultimi anni, si sono moltiplicate le attenzioni del servizio sanitario nazionale per garantire un’assistenza migliore ai malati che, per scelta o per necessità, si avvalgono delle strutture pubbliche.
















