È stata una serata magica quella trascorsa lo scorso venerdì 13 dicembre in piazza a Mondaino in occasione dell'inaugurazione della mostra Gente di Mondaino. La comunità creativa dell'Arboreto, curata da Mirco Lorenzi.
Un ringraziamento particolare va a tutti coloro che hanno contribuito a creare questa atmosfera.
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La mostra fotografica, Gente di Mondaino. La comunità creativa dell'Arboreto, curata da Mirco Lorenzi per e in dialogo con L’arboreto Teatro Dimora rappresenta l’ultimo tassello del percorso di crescita culturale e creativa che ha rappresentato non solo per noi ma credo anche per chi ne ha preso parte il progetto Stronger Peripheries. È un racconto visivo che immortala alcuni dei volti di questa comunità che non è solo spettatrice, ma protagonista. Questa rete di persone, infatti, partecipanti e in ascolto, hanno dimostrato e dimostrano a chi arriva a Mondaino che non esistono 'periferie culturali' quando ci sono passione e apertura al dialogo. Grazie ai progetti di lunga data come il Palio del Daino, che hanno aperto le porte a realtà artistiche nazionali e internazionali, Mondaino e i suoi abitanti hanno costruito negli anni una comunità sempre più vasta, solidale e inclusiva, educata all’incontro e all’accoglienza, dalla quale abbiamo anche noi appreso molto.
Il progetto europeo, che ha accolto artisti e realtà culturali da tutta Europa, ha permesso di mettere Mondaino al centro di un'idea più ampia di Europa: un'Europa delle persone, delle storie, delle connessioni. È stato un esercizio collettivo di ascolto, comprensione e creazione, in cui ciascuno di voi ha portato il proprio contributo unico e insostituibile.
Oggi, mentre celebriamo la chiusura di questo progetto quadriennale, mentre tra l’altro stiamo riflettendo con i nostri partner italiani e internazionali sulle linee tematiche del nuovo progetto, è chiaro, almeno per me e noi dell’arboreto quanto abbiamo costruito insieme. La comunità creativa dell'Arboreto non è solo un progetto artistico: è una dichiarazione d'intenti, un modello che dimostra che l'arte e il teatro possono davvero cambiare la percezione di noi stessi e dei luoghi che abitiamo o solamente attraversiamo; e soprattutto può donarci una nuova idea di cittadinanza, perché tutto questo percorso che abbiamo fatto insieme, sia con chi ci è stato più vicino, ma anche con chi ci ha osservato da lontano, ci ricorda che ogni piccolo gesto, ogni incontro, ogni storia condivisa, ogni sguardo è parte di qualcosa di più grande, di una narrazione che continuerà a viaggiare dentro e oltre quei confini territoriali che le politiche impongono.
Mi piacerebbe che questo momento non fosse solo un punto d'arrivo, ma un nuovo punto di partenza. Spero che questa mostra possa ispirarci a continuare a immaginare insieme, a coltivare quella 'comunità di sentimento' di cui parla Appadurai, a trovare nuove strade per stare insieme e creare idee di futuro. Perché Mondaino non è solo un luogo: è anche un'idea, una visione di come l’arte e il teatro, quindi la cultura possano trasformare un’alleanza temporanea di persone così eterogenee come è stata quella che in varie forme ha incontrato i progetti creativi di questi anni in una comunità affettiva aperta, accogliente e in dialogo.