Crisalide di macaone.
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Crisalide di macaone.
La nostra prima siga e poi la tosse, la sbronza giù alle giostre, lo stronzo che ti fotte, dirsi a vicenda sei forte
E io guardai il mio riflesso, e ciò che vidi mi pietrificò. Io non ero io, o almeno non ero la Fauve che ogni mattina mi scherniva allo specchio. Era come se un artista avesse affinato quei piccoli dettagli che mi rendevano sciatta per farne un vero capolavoro. Le labbra erano davvero piene, e tinte di un color pesca molto più amato dal senso comune rispetto alle mie labbra di pergamena, e le guance! Erano lisce e colorite quel tanto che bastava per renderle umane. I lineamenti più morbidi, il colore degli occhi più luminoso. Ero io, pur non essendolo. Persino il mio solito sorriso stirato sembrava simpatico. Per un istante, mentre contemplavo il mio nuovo viso, mi sembrò di fissare il riflesso di Sonje. Fu strano vederla lì, in un posto che non le apparteneva.
In quel momento parole azzurre come soffi di musica si sparsero nel vento che danzò tra i funghi giganti, trasformandosi in un invisibile abbraccio materno. Un abbraccio che accarezzò i volti dei ragazzi.
le farfalle passano gran parte della loro vita nei panni del bruco. sono bruttine da vedersi, in piena trasformazione in ogni fase e proprio questo loro perpetuo, mostruoso divenire non le rende gradevoli a tutti. si preferisce vederle alla fine del loro percorso piuttosto che ricordare qualcosa di viscido che striscia nutrendosi del proprio guscio. eppure oggi, mentre sedevo al sole con un libro, mi sono resa conto che a me le farfalle piacciono proprio per tutta quella fatica che mettono nel cambiare e accettare ogni loro fase. che non c’è un brutto o un bello, ma solo un continuo evolversi fino ad arrivare per gradi al raggiungimento di un traguardo che vivono a pieno anche se il tempo rema loro contro. le guardavo volare in giardino con un moto d’invidia da sciocca umana, io che al contrario spreco tempo prezioso preoccupandomi che il mondo possa criticare la mia crisalide.
Un giorno mi dirai qualcosa, lo so.
Sarà primavera e le web radio passeranno qualche canzone felice dei Belle and Sebastian.
Magari sarà estate, ci saranno i materassini gonfiabili a forma di crisalide e le mostre gratuite di Warhol e di Pinosa.
In Autunno, coi colori che, marcendo, finiscono agli angoli delle strade?
O in inverno, durante un reading poetico su Zanzotto?
La vita è troppo lunga e piena di cose belle per non sentirne di nuovo e per sempre una.