Custodi delle Residenze 2025 in dialogo con le comunità spettatoriali del Centro di Residenza Emilia-Romagna
Ieri sera si è svolto il secondo incontro online con i Custodi delle residenze dedicato alla figura dello spettatore e della spettatrice. Sullo schermo si sono accesi a mosaico i volti dei Custodi – di ieri e di oggi – insieme a quelli degli spettatori e delle spettatrici abituali di Arboreto e Corte Ospitale.
A offrire una cornice introduttiva è intervenuta Laura Gemini grazie alla quale abbiamo approfondito l’evoluzione del ruolo del pubblico e la sua rinnovata centralità. A partire dalla svolta avvenuta nel corso del Novecento - il passaggio dall’idea di opera compiuta alla centralità del processo comunicativo che l’opera innesca - Laura ha tracciato un percorso attraverso l’arte interattiva, l’artistivismo, le pratiche dialogiche e community-based. Ha poi ricordato anche i rischi dell'arte partecipativa, richiamando le teorie di Claire Bishop, e della mercificazione dell’interazione: quando la partecipazione diventa slogan perdendo la sua forza dirompente.
Oggi inoltre prendono forma nuove modalità di partecipazione profondamente influenzate dall'ambiente mediale. WhatsApp e altri canali si configurano come spazi dialogici e riflessivi capaci di alimentare legami tra spettatori e spettatrici anche oltre il momento di visione, generando così nuove forme di cura delle comunità teatrali mediatizzate, di cui anche i Custodi e gli spettatori e spettatrici di Arboreto e Corte ne sono un esempio vivo, come loro stessi hanno testimoniato.
La seconda parte dell’incontro è dedicata infatti al dialogo con spettatori e custodi del passato che prendono subito parola a partire dal loro vissuto.
Quando parlano i Custodi che hanno attraversato dal 2021 ad oggi il progetto ERetici. Le strade dei teatri ribalzano parole-chiave come connessione, meraviglia, coinvolgimento. Raccontano la condivisione di pratiche performative come collante del gruppo, la scoperta di luoghi sconosciuti, il privilegio di seguire un progetto “dalla scintilla alla scena”, di sbirciare la vita d’artista.
Gli spettatori rispondono con pari intensità. Evocano l’accoglienza quasi famigliare delle residenze – «diversa dai teatri cittadini, dove ti senti ospite e non parte» – e gli incontri con artisti internazionali e le visioni europee calate nei micro-territori che ospitano gli spazi di residenza. In questi luoghi, dicono, la quarta parete si sgretola perché «qui gli artisti hanno tempo di ascoltarti davvero».
Negli ultimi minuti si riallacciano i fili con il nuovo gruppo di Custodi, in vista della residenza di giugno alla Corte Ospitale, dove entreranno nel processo di ricerca di Anita Pomario per Notturno264. È il momento del gioco dei cinque sensi: cosa ci colpisce per primo, a livello sensoriale, quando entriamo nello spazio performativo? Emergono l’odore di polvere e chiuso che sa di nostalgia, i colori e il pieno/vuoto della scena, il silenzio come forma densissima di pienezza, e così via.
Quando le finestrelle di zoom si chiudono e i microfoni si spengono resta la sensazione che le parole ascoltate e dette continuino a risuonare dentro il dialogo, nella memoria condivisa, nell'attesa di vederci presto a Rubiera.











