Domotica: progresso o pericolo?
<<La domotica, dall'unione del termine domus, che in latino significa casa, e del suffisso greco ticos, che indica le discipline di applicazione, è la scienza interdisciplinare che si occupa dello studio delle tecnologie adatte a migliorare la qualità della vita nella casa e più in generale negli ambienti antropizzati.>> (Fonte: Wikipedia). Fondamentalmente quindi la domotica ci permette di avere tutte le funzionalità della casa a portata di un clic. Ma i nostri dati sono davvero al sicuro quando tutto è a portata di smartphone e anche di frode?
Certamente i vantaggi legati al possesso di una casa Smart sono molteplici: oramai le aziende hanno raggiunto un notevole livello di praticità che permette di avere veramente tutti gli aspetti della propria quotidianità a “portata di mano” ed una loro facile gestione, anche per chi, come gli anziani, non sono prettamente pratici in ambito digitale. Oltre all'aspetto, non secondario della comodità, quindi, un’altra principale motivazione per scegliere una casa intelligente è l’ottimizzazione dei consumi, di ogni genere: risparmio sull'energia elettrica grazie allo spegnimento automatico delle luci, dell’acqua o del gas, grazie alla chiusura automatica di elettrovalvole generali in caso di perdita e così via...
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I vantaggi dovuti a questa tecnologia sono molteplici, eppure il suo utilizzo non decolla in maniera esponenziale, come mai? Secondo alcuni studi statistici di ingegneri.cc solo un italiano su tre possiede un oggetto “smart”, e la metà di essi si dice preoccupata per i rischi legati a privacy e Cyber attacchi. Questi dati si possono innanzitutto giustificare col fatto che il mercato offre un rapporto costo/servizio ancora un po’ troppo elevato e poco appetibile per l’utente. Dal punto di vista prettamente pratico però, il problema risiede principalmente nella paura che qualcuno possa “entrare” virtualmente nella nostra casa. A maggior ragione, nonostante il disagio nel momento in cui venga manomesso un microonde sembri piuttosto effimero, tutt'altra situazione si presenta nel momento in cui viene disattivato un sistema di allarme, oppure viene “hackerato” un dispositivo di pagamento.
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A tutto ciò si aggiunge la tendenza allo scetticismo da parte della gente, e soprattutto di coloro che non hanno un rapporto quotidiano con la tecnologia, i quali si rifiutano di affidare le chiavi della propria casa ad un dispositivo digitale. In effetti il rischio che un’interferenza, un cortocircuito possa mettere al tappeto l’intero impianto domestico, è pur sempre da considerare, ma fortunatamente l’evoluzione delle tecniche fa sì che tale rischio sia ridotto al minimo.
Che lo si voglia o no, la domotica costituisce un nuovo mercato destinato a fiorire, perciò l’interesse in gioco è molto alto; ecco il motivo per il quale si cerca di combattere i problemi elencati in precedenza prima che diventino vere e proprie minacce. Nel 2019 è stato varato dall’UE il “Cybersecurity Act”, con lo scopo di sottoporre tutti i dispositivi capaci di connettersi al web ad una serie di controlli per garantire dei certificati che ne dimostrino la sicurezza e l’integrità, soprattutto dal punto di vista della privacy e della riservatezza.
Giacomo Gallone












