New #kineticsculpture the #knight and the #flower #kinetic #robotics #robots #robotart #iot #iotart #junkart #domotica #smarthome #esp8266 #arduino #automata #recycledart #notifier #metalart #kineticart (à Chaumont-Gistoux)
seen from United States

seen from Malaysia

seen from Venezuela

seen from Singapore

seen from United States
seen from China
seen from China

seen from Netherlands

seen from United States
seen from China
seen from China

seen from Germany

seen from United States

seen from United States
seen from China

seen from United States

seen from Ukraine
seen from United States

seen from United States
seen from China
New #kineticsculpture the #knight and the #flower #kinetic #robotics #robots #robotart #iot #iotart #junkart #domotica #smarthome #esp8266 #arduino #automata #recycledart #notifier #metalart #kineticart (à Chaumont-Gistoux)
Next week we’ll be painting our living room. Because of this I had to remove all my automatic curtain motor units and drivers. Not the most fun job for a Saturday morning but a good opportunity for some maintenance before I reinstall them.
28/365 - Una persiana que puja i baixa. Desconnectat del món uns quants dies. Desconnectar sempre va bé. I en el meu cas, desconnectar acostuma a ser productiu. Quan desconnecto del món exterior connecto única i exclusivament amb el meu món. I al meu món, quan no tinc molèsties ni preocupacions, em dedico a jugar. Sí, jugar. Últimament m'estic ficant al món de la domòtica pel simple motiu que em distreu, m'ho passo bé i m'anima. I a sobre aprenc. Jo crec que aquesta és la millor definició de "joc" que hi pot haver. I aquests dies he estat jugant amb persianes. I microcontroladors. I transceptors. I relés. En resum, he creat la versió 1.0 del meu prototip domòtic per controlar persianes elèctriques. Mola o què? A mi molt. I n'estic molt orgullós. #365daysforachange #domotica #robotica #robotics #domotic #automation #persiana #blind #arduino #arduinonano #electronica #electronics (en Berga)
Reolink RLN12W è un NRV senza cavi per gestire le telecamere con Wi-Fi 6 - Recensione
La domanda me la sono posta seriamente prima di attaccare la spina. Perché un videoregistratore di rete che rinuncia al PoE, cioè alla singola cosa che rende i sistemi cablati noiosamente affidabili, sulla carta suona come un compromesso. Poi però guardo il muro di casa mia, penso a quante tracce dovrei fare per portare un cavo Ethernet fino all'angolo del giardino, e la risposta cambia forma. Il Reolink RLN12W nasce esattamente per quel tipo di situazione: case già finite, muri che nessuno ha voglia di bucare, telecamere che stanno dove serve e non dove passa il cavo. È un NVR Wi-Fi 6 con hard disk da 2TB già dentro, quattro antenne esterne, e la promessa di gestire fino a sedici telecamere Reolink in registrazione 24/7 completamente in locale. Niente abbonamenti, niente cloud obbligatorio, niente canoni mensili che ti erodono il portafoglio a rate da otto euro. Ammetto che all'inizio ero scettico. Ho lavorato per anni con NVR cablati e l'idea di affidare sei flussi video a una rete wireless mi sembrava una scommessa. Sei telecamere sono tante. Sei telecamere che sparano contemporaneamente su Wi-Fi, con l'hard disk che macina in continuo, sono una cosa che o funziona o diventa un incubo di frame persi. E niente, funziona. Non sempre allo stesso modo, non in tutte le condizioni, e con almeno tre asterischi che nella scheda commerciale non trovate. Ma funziona, e in certi scenari fa esattamente quello che serve. Il punto è capire se il vostro scenario è quello giusto, perché qui la distanza tra "acquisto azzeccato" e "soldi buttati" si gioca tutta sui dettagli. Che sono parecchi. Arriviamo al dunque. Trovate il registratore disponibile su Amazon e sulla pagina ufficiale Reolink, dove capita spesso di trovare promozioni sui pacchetti che includono anche le telecamere. Unboxing Scatola nera, sobria, di quelle che non provano a vendervi niente. Reolink ha smesso da tempo di fare packaging urlati e la cosa mi piace, anche perché quando compri un registratore di sorveglianza non stai cercando un'esperienza emozionale: stai cercando una macchina che accenda e registri. Dentro, la dotazione è essenziale ma completa: il registratore, l'alimentatore da 12V, un cavo HDMI, un metro scarso di cavo di rete, il mouse USB per l'interfaccia locale e la guida rapida. Le antenne arrivano già montate, ed è un dettaglio che apprezzo più di quanto ammetterei volentieri, perché avvitare quattro antenne è una di quelle micro seccature che ti fanno partire col piede sbagliato. Il mouse merita una parola. Sembra un accessorio da niente, di quelli che finiscono nel cassetto, invece è lo strumento con cui gestirete tutta la configurazione a monitor. Non è un bel mouse, sia chiaro. Plastica leggera, click un po' anonimo. Ma c'è, e in una fascia di prezzo dove qualcuno risparmia anche su quello, averlo in confezione conta. Manca un cavo di rete più lungo, e qui c'è da dire una cosa importante: durante il primo abbinamento ogni telecamera va collegata fisicamente all'apparecchio con un cavo Ethernet, prima di poterla liberare sul wireless. Con un metro di cavo vi ritrovate a lavorare in equilibrio precario sulla scrivania, con la telecamera appoggiata accanto al registratore. Funziona, ma un cavo da tre metri sarebbe costato a Reolink venti centesimi e mi avrebbe risparmiato qualche imprecazione. Design e costruzione Piatto, largo, discreto. Le misure parlano di 255 millimetri di larghezza per 222,7 di profondità e appena 49,5 di altezza, per un peso di 1,4 chilogrammi che è quasi tutto hard disk. In mano dà quella sensazione di solidità un po' vecchia scuola che i dispositivi di rete hanno perso da un pezzo: non è un oggetto che vuole essere bello, è un oggetto che vuole stare fermo. La scocca è metallica sulla parte superiore, plastica sul frontale. Sul davanti trovate i due LED (alimentazione e attività disco) e una porta USB, dietro c'è tutto il resto: alimentazione, il tasto di reset, una seconda USB, HDMI e VGA, l'uscita audio RCA, e cinque porte di rete di cui una dedicata alla connessione verso il router e quattro riservate alle telecamere cablate. Le quattro antenne sono orientabili e si piegano fino a novanta gradi. Sembra una banalità, ma la posizione delle antenne su questo tipo di apparecchi fa una differenza misurabile, e poterle inclinare verso l'alto quando il dispositivo sta su una mensola bassa è utile davvero. Io le ho tenute tutte verticali, ho provato anche la configurazione a ventaglio consigliata da qualche manuale Reolink, e sinceramente non ho notato scarti significativi. Esteticamente sta bene ovunque non debba stare in mostra. Nel mio caso è finito su una mensola del ripostiglio tecnico, accanto al router, e lì la sua estetica anonima diventa un pregio: non attira l'occhio, non ha luci fastidiose, non fa nulla per farsi notare. Personalmente preferisco così. Un NVR che cerca di sembrare un oggetto di design è un NVR che ha sbagliato mestiere. Un appunto sulla ventilazione: le griglie laterali sono generose e la parte superiore in metallo lavora da dissipatore. Serve, come vedremo. E qui apro una parentesi che chiudo tra qualche paragrafo, perché il tema calore su questo prodotto merita più di una riga di passaggio. Specifiche tecniche Specifica Valore Canali IP supportati Fino a 16 telecamere (12 cablate + 4 Wi-Fi a batteria, oppure 16 a batteria) Risoluzione massima per canale 16MP Compressione video H.265 / H.264 Risoluzioni di riproduzione Fino a 7680x2160, 4608x1728, 4512x2512, 4096x3072, 3840x2160, 2560x1440, 1080p, 720p Riproduzione sincrona Fino a 4 canali Standard wireless IEEE 802.11 a/b/g/n/ac/ax (Wi-Fi 6) Frequenze 2,4 GHz / 5 GHz dual band Sicurezza wireless WPA / WPA2 / WPA3 Antenne 4 esterne ad alto guadagno Archiviazione 1 slot SATA, HDD 2TB preinstallato Capacità massima dichiarata 8TB (fonte ufficiale), fino a 16TB secondo diversi rivenditori Uscite video HDMI fino a 3840x2160, VGA fino a 1920x1080 Uscita audio 1 canale, RCA Porte USB 2 x USB 2.0 Porte di rete 4 x RJ-45 10/100 Mbps per telecamere IP, 1 x RJ-45 10/100 Mbps per LAN/WAN Utenti massimi 20 (1 amministratore + 19 utenti) Flussi simultanei 12 (10 sottoflussi + 2 flussi principali) Protocolli di rete HTTPS, TCP/IP, UDP, DHCP, P2P, UPnP, RTMP, RTSP, SMTP, SSL/TLS, DNS, DDNS, NTP, FTP Alimentazione DC 12V / 2A Consumo Inferiore a 10W con HDD da 2TB Temperatura di esercizio Da -10°C a +45°C, umidità 10% ~ 90% Dimensioni 255 x 49,5 x 222,7 mm Peso 1,4 kg Garanzia 2 anni Componentistica e connettività Il cuore di questo apparecchio è la sezione radio, ed è lì che Reolink ha investito. Quattro antenne ad alto guadagno, Wi-Fi 6 con modulazione 1024-QAM, supporto a OFDMA e MU-MIMO, e la tecnologia di BSS coloring che serve a ridurre le interferenze quando nell'etere ci sono troppe reti sovrapposte. Tradotto: il registratore crea la propria rete wireless dedicata e ci parla dentro senza pestare i piedi al vostro router domestico. Questa è la scelta architetturale più intelligente del prodotto. Le telecamere non stanno sulla vostra rete di casa, stanno su una rete separata generata dall'apparecchio stesso. Meno congestione, meno traffico che attraversa il router, e un beneficio collaterale sulla sicurezza che vale la pena sottolineare: se qualcuno buca il vostro Wi-Fi domestico non si ritrova automaticamente in mezzo ai flussi video. Poi però giri il dispositivo, guardi le porte Ethernet, e trovi il primo asterisco vero. Sono 10/100 Mbps. Non gigabit. Nel 2026, su un apparecchio che maneggia flussi 4K e che dichiara supporto fino a 16 megapixel per canale, cento megabit sono una scelta che fatico a giustificare. Non è drammatica, perché i sottoflussi compressi in H.265 stanno abbondantemente sotto quella soglia e le telecamere cablate si spartiscono quattro porte distinte. Ma quando esporti uno spezzone lungo, o quando accedi al registratore via LAN dal computer, quel limite si sente. Mica poco. Sul fronte archiviazione c'è un solo alloggiamento SATA, con dentro un disco da 2TB già formattato e pronto. Nessun RAID, nessuna ridondanza, nessuna seconda copia: se quel disco muore, i vostri filmati muoiono con lui. È il compromesso classico della fascia consumer e non me la sento di trasformarlo in una crociata, però va detto chiaramente prima dell'acquisto. Sulla capacità massima le fonti divergono, e non di poco. La scheda tecnica ufficiale Reolink parla di 8TB, mentre praticamente tutti i rivenditori europei pubblicizzano l'espandibilità fino a 16TB. Non ho avuto modo di verificare di persona con un disco da 16TB, quindi su questo punto mi limito a segnalare la discrepanza: se avete in mente di montare un disco enorme, informatevi prima dal supporto. L'app Reolink Ecco, questa è la parte su cui ho cambiato idea tre volte mentre scrivevo. Funzionalmente l'applicazione è ottima. C'è dentro tutto: vista live multipla, riproduzione con timeline, gestione delle notifiche per singola telecamera, impostazione delle zone di rilevamento, regolazione della sensibilità, download degli spezzoni sul telefono, condivisione degli accessi con altri utenti di casa. Il rilevamento intelligente di persone, veicoli e animali si configura da qui, e funziona con una precisione che mi ha davvero sorpreso. Pochi falsi positivi, notifiche che arrivano quando devono arrivare. E allora dove sta il problema? Sta nell'organizzazione. L'interfaccia è complicata e poco intuitiva, e lo dico da persona che con questa roba ci lavora. Le impostazioni sono annidate in profondità, la stessa funzione a volte si raggiunge da due percorsi diversi con nomi diversi, e certe voci di menu usano una terminologia che sembra tradotta al volo dall'inglese. Trovare l'opzione giusta al primo tentativo è raro. Al secondo pure. Vi faccio un esempio pratico: modificare la zona di rilevamento di una singola telecamera collegata al registratore richiede di capire se state agendo sul dispositivo o sul canale dell'NVR, perché sono due contesti separati con schermate quasi identiche. La prima volta ci ho messo un quarto d'ora buono. Adesso ci arrivo in venti secondi, ma solo perché ho imparato a memoria il percorso, non perché il percorso sia sensato. Detto questo, e qui torno indietro rispetto a quello che stavo per scrivere, l'app è stabile. Non crasha, non perde le connessioni, non si dimentica dei dispositivi. La stabilità in questo settore vale più dell'eleganza, e Reolink su quello non sbaglia. È che con qualche mese di lavoro di un buon designer di interfacce questa applicazione diventerebbe la migliore della categoria, e invece resta un attrezzo potente ma scomodo. Peccato. Consumi e comportamento sotto carico Un apparecchio che deve stare acceso 8.760 ore l'anno va giudicato anche sulla bolletta, e qui le notizie sono buone. Il consumo dichiarato resta sotto i 10W con il disco da 2TB installato, e nelle mie misurazioni indirette il dato regge senza sorprese. Fate due conti: siamo nell'ordine di poche decine di euro l'anno di energia elettrica, una cifra che sparisce dentro il resto delle utenze. Il comportamento termico è un'altra faccenda. Il dispositivo scalda, e scalda in modo percepibile: appoggiando la mano sulla parte superiore metallica dopo qualche ora di funzionamento continuo si sente chiaramente il calore. Non è preoccupante, il metallo lavora esattamente per quello e le specifiche dichiarano tolleranza fino a 45°C ambientali, ma è un apparecchio che va posizionato con la testa. Niente mobiletti chiusi, niente pile di roba sopra, niente angoli senza ricircolo d'aria. La parte che invece mi ha dato più fastidio è il rumore. Il disco meccanico si sente. In una stanza silenziosa quel ronzio di fondo, con i micro ticchettii della testina che scrive in continuo, diventa presenza costante. Se pensavate di metterlo in camera da letto o in uno studio dove registrate audio, mettetevi il cuore in pace: non è aria condizionata, ma c'è. La buona notizia è che si risolve. Sostituendo l'hard disk meccanico con un SSD il rumore sparisce del tutto e anche il calore cala sensibilmente. È un'operazione che richiede di aprire la scocca e di rifare la configurazione dello storage, quindi non è per tutti, e va valutato il costo per terabyte che su SSD resta molto più alto. Ma se il vostro registratore deve stare in una zona vissuta della casa, quella modifica cambia completamente l'esperienza d'uso. Ci ho fatto un pensiero serio e continuo a farlo. Test sul campo Sei telecamere agganciate all'RLN12W. Un mix di modelli cablati e di unità a batteria, distribuite tra interno ed esterno, con un router Wi-Fi 7 a monte della rete domestica. Questa è la configurazione con cui ho vissuto per settimane, e vi racconto come è andata partendo dalla fine: il sistema fa il suo lavoro, ma la differenza tra usarlo in casa e usarlo da fuori è più marcata di quanto mi aspettassi. Partiamo dall'installazione, che è il punto in cui Reolink si comporta meglio di quasi tutta la concorrenza. Colleghi il registratore alla corrente, lo attacchi al monitor via HDMI, lo colleghi al router con il cavo di rete, e da lì parte una procedura guidata che ti prende per mano. Ogni telecamera va agganciata via cavo, inizializzata a monitor, sincronizzata sul Wi-Fi del registratore, e poi liberata. Il tutto porta via qualche minuto per dispositivo. Sul serio: qualche minuto, non un pomeriggio. Se avete presente la trafila di certi sistemi di videosorveglianza dove passate mezz'ora per telecamera tra indirizzi IP e password dimenticate, qui si respira. Ho gestito quasi tutto a monitor, con il mouse in dotazione, e ve lo consiglio: l'interfaccia locale è nettamente più veloce dell'app. Non un po' più veloce. Nettamente. Le telecamere si aprono subito, la timeline scorre fluida, il passaggio da un canale all'altro è immediato. Da remoto la musica cambia. La vista live va a scatti con una certa frequenza, e soprattutto ci mette parecchio a stabilire la connessione con la telecamera che state chiamando. Parliamo di attese che a volte superano i dieci secondi prima di vedere il primo fotogramma, e in un sistema di sicurezza dieci secondi sono lunghi. Quando l'immagine arriva, arriva bene. Ma quell'attesa iniziale, ripetuta ogni volta che cambiate canale, logora. Sulla copertura wireless ho una posizione netta: i 1.000 metri quadrati dichiarati sono un dato da laboratorio e nel mondo reale non li vedrete mai. Con muri spessi di mezzo, di quelli in mattoni pieni che nelle case italiane abbondano, la portata utile si accorcia drasticamente. Reolink lo scrive pure, in un asterisco che nessuno legge. Io ve lo dico più chiaramente: fate i vostri conti sulla metà di quel numero, e se avete strutture portanti importanti tra il registratore e le telecamere più lontane, fatelo sulla metà della metà. Curiosità che mi porto dietro da questo test: avere un router Wi-Fi 7 non serve assolutamente a niente per questo apparecchio, che è e resta un dispositivo Wi-Fi 6. Il collo di bottiglia è il registratore, non la vostra rete. Se stavate pensando di aggiornare il router per migliorare la resa del sistema di videosorveglianza, risparmiate i soldi. Sull'autonomia di registrazione, con sei telecamere attive in modalità continua, l'hard disk da 2TB mi ha coperto circa quindici giorni di storico prima di iniziare a sovrascrivere. È un numero onesto, in linea con quello che mi aspettavo, e va preso come riferimento realistico: chi vi promette un mese con sei canali in 4K continuo sta barando sulla qualità del flusso. E poi c'è l'episodio. Una volta, durante il periodo di prova, il sistema ha smesso semplicemente di registrare. Nessun avviso, nessuna notifica, nessun errore a schermo. Me ne sono accorto solo andando a cercare uno spezzone e trovando un buco nella timeline. Un riavvio ha risolto tutto e non è più successo, ma il fatto che un registratore di sorveglianza possa smettere di fare l'unica cosa per cui esiste senza dirvelo è la cosa che mi ha infastidito di più in tutto il test. Non tanto il blocco in sé, che può capitare a qualsiasi apparecchio elettronico. Il silenzio. Approfondimenti La storia dei 12 canali che poi sono 16 Se cercate questo prodotto online vi imbattete in una confusione notevole: certi rivenditori lo chiamano 12 canali, altri 16, e il nome stesso contiene un dodici. Chi ha ragione? Tecnicamente tutti e nessuno, ed è una di quelle vicende che valgono la spiegazione. Al lancio, sul finire del 2023, l'RLN12W nasceva come registratore a dodici canali. Da lì il nome. Successivamente Reolink ha esteso il supporto fino a sedici telecamere, e oggi la pagina ufficiale del prodotto lo presenta esplicitamente come modello a 16 canali con risoluzione massima di 16 megapixel per flusso. Il nome commerciale però è rimasto quello originale, e mezzo mercato non ha aggiornato le schede. C'è un dettaglio ulteriore che quasi nessuno riporta e che invece è decisivo: quei sedici canali non sono tutti uguali. La combinazione supportata è di dodici telecamere cablate più quattro Wi-Fi a batteria, oppure di sedici telecamere a batteria. Non potete collegarci sedici unità cablate e aspettarvi che funzioni. Nella pratica quotidiana, con sei dispositivi collegati, il tetto non l'ho mai nemmeno sfiorato. Ma se state progettando un impianto ampio, magari per un'attività commerciale, quella distinzione cambia il progetto. Verificate la composizione della vostra flotta prima di ordinare, non dopo. Aggiungo un'ultima cosa: esistono revisioni hardware diverse in circolazione, identificate da sigle come N5MB01, N6MB01 e N7MB01, e alcune telecamere Reolink recenti richiedono la revisione più aggiornata per essere compatibili. Se comprate usato o ricondizionato, chiedete quale versione state prendendo. Copertura wireless: la realtà dietro i numeri Ne ho accennato nei test, ma il tema merita di essere sviscerato perché è la variabile che determina se sarete contenti o furiosi. Le quattro antenne fanno un lavoro serio e la sezione radio è di qualità. In condizioni favorevoli, cioè con pareti in cartongesso o muri divisori leggeri, la portata è ampia e i flussi restano stabili anche a distanze rispettabili. Il problema nasce con l'edilizia italiana tradizionale: mattoni pieni, solette in cemento armato, magari qualche rete elettrosaldata dentro l'intonaco. Quella roba mangia il segnale a 5 GHz come niente. La strategia che ha funzionato meglio nel mio caso è stata mista: le telecamere più lontane e più critiche le ho tenute sulla banda a 2,4 GHz, che penetra meglio i muri anche se offre meno banda, e quelle vicine sui 5 GHz per avere flussi più puliti. L'apparecchio gestisce entrambe le bande contemporaneamente e questa flessibilità è preziosa. Se la distanza resta un problema, Reolink vende un ripetitore dedicato, l'RLA-WE1, che una volta agganciato a questo registratore attiva automaticamente una modalità mesh con SSID unico. Non l'ho provato di persona, quindi su questo mi fermo qui e vi rimando alla documentazione ufficiale. Ma sapere che la via d'uscita esiste è già qualcosa. Il consiglio pratico che mi sento di dare: prima di montare definitivamente le telecamere, fate una prova di posizionamento con l'unità appoggiata temporaneamente dove vorreste installarla. Cinque minuti di verifica vi risparmiano un tassello mal messo e un pomeriggio buttato. Quanti giorni di registrazione, davvero La domanda vera che si fa chi compra un registratore è una sola: quanto storico riesco a tenere? E la risposta dipende da tre variabili che nessuna scheda commerciale mette in evidenza. Numero di telecamere, risoluzione dei flussi, e modalità di registrazione. Con sei dispositivi in continuo, come vi ho detto, i 2TB in dotazione mi hanno dato circa quindici giorni. Se scendete a quattro telecamere il numero cresce sensibilmente. Read the full article
ChatGPT ci osserverà in casa? Il dispositivo progettato da Jony Ive è quasi pronto
Solo pochi giorni fa si è saputo che Apple ha portato OpenAI in tribunale, accusandola di aver ottenuto attraverso alcuni ex dipendenti informazioni riservate presumibilmente utili allo sviluppo del suo primo dispositivo hardware. Ora emergono nuovi dettagli proprio su quel progetto, realizzato insieme a Jony Ive e destinato a portare ChatGPT fuori dagli schermi di computer e smartphone. Il primo…
SwitchBot Weather Station, la stazione meteo che controlla la casa - Recensione
La prima cosa che ho notato non è stata una specifica, ma un'assenza. Nessun bagliore. Sono abituato ad avere sempre qualche schermo acceso in casa, nello studio, in cucina, ovunque, e questo invece resta lì fermo, opaco, con quell'aria da foglio di carta appoggiato al muro. Ci ho messo un secondo a capire che era proprio quello il punto. La SwitchBot Weather Station non vuole la tua attenzione, te la restituisce. Parliamoci chiaro: chiamarla solo stazione meteo è riduttivo, e credo che pure in SwitchBot lo sappiano benissimo. Sì, ti dice temperatura, umidità e che tempo farà. Ma è anche un calendario familiare, un piccolo cruscotto ambientale, un telecomando fisico per la casa intelligente e, volendo, una lavagnetta digitale. Tutto su un display E-Ink da 7,5 pollici che consuma pochissimo e che, sulla carta, dovrebbe reggere fino a un anno con una sola ricarica. A chi si rivolge? A chi ha già qualche prodotto SwitchBot in casa, prima di tutto, perché lì dà il meglio. Ma anche a chi è stanco dei display touch che urlano notifiche e infilano pubblicità dove non dovrebbero. Io rientro un po' in entrambe le categorie, e sarò onesto: all'inizio ero scettico. Un pannello da oltre cento euro solo per guardare il meteo, quando il telefono ce l'ho in tasca? Poi l'ho usato per due settimane buone, tra villa, allenamenti e giornate storte. E qualcosa è cambiato. Non tutto, ma qualcosa. Il verdetto ve lo anticipo a metà, così restiamo onesti fin da subito: è un bell'oggetto, pensato bene, con un paio di scelte che mi hanno fatto storcere il naso e una dipendenza dall'hub che pesa più di quanto il marketing lasci intendere. Ma di questo parlo tra poco. Attualmente è disponibile sul sito ufficiale e su Amazon Italia. Unboxing, ovvero quando la scatola dice già tutto La confezione è sobria, bianca, con quel gusto minimale un po' scandinavo che ormai è la cifra stilistica del marchio. Niente fronzoli. Dentro trovi il pannello protetto da un guscio in cartone modellato, il supporto da tavolo, il kit per il montaggio a parete con viti e tasselli, un cavetto USB-C per la ricarica e la manualistica, che per fortuna è tradotta anche in italiano (e l'interfaccia pure, cosa niente affatto scontata). Quello che manca è un alimentatore. E qui apro e chiudo subito: non me ne sono lamentato. Un caricatore in casa lo abbiamo tutti, e visto che questo affare campa mesi a batteria, ti serve giusto per la prima carica o poco più. Metterci dentro un mattoncino sarebbe stato spreco. La sensazione, aprendo, è quella di un prodotto curato. Il pannello pesa il giusto, la plastica non scricchiola, il supporto si aggancia con un clic deciso. Devo dire che l'esperienza di apertura mi ha ricordato più quella di un lettore di ebook che quella di un gadget domotico qualsiasi. E non è un caso: la parentela con l'inchiostro elettronico si sente già dal primo contatto. Piccola nota da smanettone: la prima cosa che ho fatto, appena tolto dalla scatola, è stato attaccarlo alla presa e caricarlo del tutto prima di configurarlo. Abitudine. Non serviva, arrivava già con una buona carica, ma preferisco partire dal pieno. Vabbè. Design e costruzione, un quadretto che sparisce nell'arredo Se dovessi descriverlo con una parola sola userei discreto. La scocca misura 126 × 94 × 38 mm e pesa 190 grammi, quindi siamo dalle parti di una cornice da scrivania, non di un tablet ingombrante. La cornice attorno allo schermo è biancastra, pulita, senza scritte urlate. Sul bordo inferiore ci sono i pulsanti, di cui parlo dopo. Sul retro, il vano per l'aggancio al supporto o alla parete e la porta di ricarica. La scelta di farlo sembrare un piccolo quadro non è furba per caso, è furba di proposito. In ingresso, appoggiato sul mobiletto vicino alle chiavi, l'ho piazzato lì il terzo giorno, si mimetizza. Ci passi davanti quando esci con la Cupra Formentor o quando prendi la Renault Zoe per i giri corti, dai un'occhiata al volo e sai già se ti serve la giacca o meno. Nessuno degli ospiti che sono passati ha capito subito cosa fosse. Uno pensava fosse una foto in bianco e nero. Mica male come reazione, se ci pensi. La qualità costruttiva è solida senza strafare. Non è un oggetto premium in alluminio spazzolato, è plastica fatta bene. Il supporto pieghevole tiene il pannello con una leggera inclinazione, comoda per la lettura da seduti, e reggerebbe pure qualche urto accidentale, tipo la coda di Anubi che quando si eccita spazza via tutto quello che trova sui mobili bassi. Il Groenendael non l'ha ancora fatto cadere, ma il rischio l'ho calcolato. A parete fa un'altra figura ancora. Con la giusta cornice attorno potrebbe passare per un elemento d'arredo vero e proprio. E qui torna quel discorso sull'inchiostro elettronico: senza retroilluminazione perenne, senza quel rettangolo luminoso che ti bombarda gli occhi, la stazione riesce a stare in una stanza senza dominarla. Cosa che, personalmente, apprezzo sempre di più con l'età. Specifiche tecniche Specifica Valore Display E-Ink 7,5 pollici, bianco e nero, 800 × 480 pixel Luce frontale Integrata, per lettura al buio Sensori integrati Temperatura e umidità Sensori esterni supportati Fino a 3 sensori ambientali SwitchBot (portata fino a 120 m in campo aperto) Dati visualizzati Temperatura e umidità interne ed esterne, meteo attuale e del giorno precedente, previsioni a 5 giorni, qualità dell'aria, alba e tramonto, ora e data Temi di visualizzazione 11 (dati ambientali, panoramica giornaliera, calendario, conto alla rovescia, frase del giorno, testo personalizzato, agende settimanali e mensili, panoramica oraria), fino a 4 mostrati sul dispositivo Calendario Sincronizzazione unidirezionale via URL ICS con Google, iCloud, Outlook e Yahoo, fino a 5 calendari, max 30 eventi al giorno per persona, vista fino a 3 giorni con promemoria sonori Pulsanti fisici 2 pulsanti scena personalizzabili, più pulsanti per il cambio vista Sveglie Fino a 3, con snooze e 3 livelli di volume Connettività Wi-Fi 2,4 GHz, Matter tramite Hub SwitchBot Compatibilità smart home Alexa, Google Home, Apple Home, SmartThings (tramite hub Matter) Batteria 5000 mAh al litio ricaricabile, autonomia fino a 12 mesi (refresh ogni 3 ore) Ricarica USB-C Dimensioni 126 × 94 × 38 mm Peso 190 grammi Montaggio Supporto da tavolo e kit a parete inclusi Prezzo di listino 109,99 euro Garanzia 2 anni Hardware, il cuore è quello schermo Il protagonista assoluto è il pannello E-Ink da 7,5 pollici, risoluzione 800 × 480 pixel, rigorosamente in bianco e nero. Niente colore, e va bene così: l'inchiostro elettronico monocromatico costringe a tenere le informazioni pulite, essenziali, leggibili da lontano. È un limite che diventa un pregio. Ho provato a immaginarlo a colori e, sinceramente, sarebbe stato un pasticcio pieno di icone inutili. Dentro ci sono i sensori di temperatura e umidità, che leggono le condizioni della stanza dove appoggi l'apparecchio. Sono discreti come precisione, ne parlo meglio più avanti nel dettaglio, ma il concetto è che il pannello sa dirti non solo il meteo esterno preso da internet, ma anche il microclima reale del punto in cui vivi. Che poi è la cosa che serve davvero. A me interessa più sapere che nello studio ci sono 21 gradi e il 58% di umidità che non i gradi teorici della centralina meteo a tre chilometri da casa. La batteria da 5000 mAh è generosa, e ci mancherebbe, visto che deve reggere mesi. C'è la porta USB-C per chi preferisce lasciarlo sempre attaccato alla corrente, opzione che ha senso se lo tieni in cucina vicino a una presa. Io l'ho tenuto a batteria di proposito, per capire quanto durasse nell'uso vero, e il risultato ve lo racconto nella sezione autonomia. Sul bordo trovi i pulsanti fisici: due servono a cambiare vista (dal meteo al calendario e viceversa), due sono pulsanti scena personalizzabili che, una volta agganciato un hub, diventano scorciatoie per la casa. C'è pure la luce frontale integrata, quella che ti salva la sera quando la stanza è buia e l'inchiostro elettronico, che di suo non emette luce, avrebbe bisogno di una mano. Funziona, non abbaglia, fa il suo. Poca roba ma pensata bene. Sui pulsanti mi soffermo un attimo, perché è un dettaglio che si sente nell'uso di tutti i giorni. Hanno una corsa netta, una risposta tattile decisa, di quelle che capisci subito se hai premuto o no senza dover guardare. Niente tasti molli o incerti. Il pulsante superiore, quello che gestisce anche lo snooze delle sveglie, cade sotto il pollice in modo naturale quando prendi il pannello in mano. Sono le rifiniture che, sommate, fanno la differenza tra un accessorio che usi volentieri e uno che finisci per ignorare. E qui, devo dire, hanno lavorato di fino. App SwitchBot, dove si gioca metà della partita Ok, parliamo dell'app, perché senza quella questo pannello è metà del prodotto. La configurazione iniziale è stata più semplice del previsto: acceso il dispositivo, aperta l'app SwitchBot sul telefono, un pulsante da tenere premuto, connessione al Wi-Fi a 2,4 GHz (attenzione, non prende la rete a 5 GHz, cosa comune in questi accessori ma che qualche utente distratto rischia di sbattere la testa) e via, comparso nell'elenco dei dispositivi in un paio di minuti. Setup semplice, davvero. Su questo niente da ridire. Dall'app gestisci praticamente tutto: quali viste attivare, la sincronizzazione dei calendari, lo storico dei dati ambientali con i grafici di temperatura e umidità per ora, giorno, settimana, mese. E qui c'è una cosa che ho apprezzato: lo storico dati resta salvato, così puoi capire come cambia l'umidità della stanza nel tempo, magari per decidere se ti serve un deumidificatore o se basta arieggiare. Nella villa, con il riscaldamento acceso d'inverno, questi grafici sono diventati stranamente ipnotici. Li guardavo la sera, tardi, dopo aver chiuso un articolo, come uno che controlla i battiti sullo smartwatch senza motivo. L'interfaccia dell'applicazione è la solita di SwitchBot: ordinata, tradotta, a tratti un filo prolissa nei menu, ma ci si orienta. Puoi creare la struttura della casa, assegnare i dispositivi alle stanze, impostare le soglie di allerta. E se hai un hub, l'app ti manda le notifiche push quando la temperatura o l'umidità escono dai valori che hai deciso tu. Comodo, quando funziona. Ci torno. I temi di visualizzazione sono la parte divertente, e sono più di quanti immaginassi: undici in tutto, dai dati ambientali alla panoramica giornaliera, dal calendario al conto alla rovescia, dalla frase del giorno al testo personalizzato, fino alle agende settimanali, a quelle mensili e alla panoramica oraria. Sul pannello puoi mostrarne fino a quattro alla volta, quindi in pratica ti costruisci il tuo cruscotto scegliendo le combinazioni che ti servono. Ho passato una buona mezz'ora solo a provarli tutti, e alla fine mi sono assestato sulla panoramica giornaliera per i giorni feriali e sul calendario nei weekend, quando ho le gare di tiro da tenere d'occhio. La personalizzazione, comunque, resta in gran parte legata all'app: layout, quali dati mostrare, come ordinarli, la struttura delle stanze. Non è profondissima, non aspettatevi di poter spostare ogni singolo elemento a piacere, ma il minimo per adattare il pannello alla propria routine c'è tutto. E c'è una cosa che apprezzo di questo approccio: configuri una volta dal telefono, con calma, e poi il dispositivo lavora da solo. Non devi più toccarlo. Che poi è il senso di un oggetto a inchiostro elettronico: lo imposti e lo dimentichi, nel senso buono del termine. Prestazioni e autonomia, la batteria che non ti fa pensare Veniamo al numero che tutti vogliono sentire: fino a un anno di autonomia. Dichiarazione grossa, e come tutte le dichiarazioni grosse va contestualizzata. Quel dato è riferito a un aggiornamento automatico ogni tre ore via Wi-Fi, che è il comportamento di default. Nel mio caso, due settimane non bastano a validare o smontare la promessa dell'anno, sarei disonesto a dirvi il contrario, ma posso dirvi cosa ho visto: dopo quindici giorni a batteria, con qualche refresh manuale in più del dovuto perché mi divertivo a cambiare vista, il consumo era talmente basso da risultare quasi impercettibile. Sull'ordine di grandezza, la stima dell'anno mi sembra credibile. Servirebbe più tempo per giurarci sopra, ma la fiducia c'è. Il segreto è tutto nell'inchiostro elettronico: consuma energia solo quando l'immagine cambia, non per tenerla accesa. Quindi un pannello che si aggiorna otto volte al giorno beve una quantità di corrente ridicola. E qui casca il ragionamento inverso: se lo alimenti via USB-C in modo permanente, puoi permetterti refresh più frequenti senza pensare alla carica, e diventa più reattivo. Scelta tua, a seconda di dove lo metti. C'è un però, e riguarda la reattività. L'E-Ink non è istantaneo. Quando cambi vista o quando arriva un aggiornamento, lo schermo fa quel piccolo lampo di refresh tipico della tecnologia, mezzo secondo scarso in cui l'immagine si ridisegna. Se vieni da uno schermo LCD, all'inizio ti sembra lento. Poi ci fai pace, anzi, dopo un po' quel refresh diventa rassicurante, quasi il segnale che qualcosa si è aggiornato. Strano: dovrebbe darmi fastidio, invece no. La connessione Wi-Fi si è dimostrata stabile per tutto il periodo. Nessuna disconnessione, nessun dato rimasto congelato. Il pannello sta appeso alla mia rete mesh senza fare capricci, cosa che con oltre cento client attaccati non era così scontata. Test sul campo, due settimane tra scrivania, ingresso e campo di tiro Qui viene il bello. Perché un conto sono le schede, un conto è vivere con un oggetto. E la SwitchBot Weather Station è uno di quei dispositivi che si giudicano solo nella routine, giorno dopo giorno, quando smetti di trattarli come novità e cominci a usarli senza pensarci. Ho iniziato tenendolo sulla scrivania dello studio, di fianco al monitor. Prima settimana. La vista impostata era quella ambientale, e devo ammettere che avere sempre sott'occhio umidità e temperatura della stanza mi ha cambiato qualche abitudine. Una mattina ho visto il 64% di umidità interna e ho aperto la finestra prima ancora di rendermene conto. È diventato un riflesso. Il pannello non ti obbliga a niente, ti mette solo il dato davanti, e il resto lo fai tu. Poi l'ho spostato in ingresso, seconda settimana, ed è lì che ha dato il meglio. Ogni volta che uscivo, un'occhiata alla vista giornaliera e sapevo cosa aspettarmi: temperatura esterna, previsioni, alba e tramonto. Per uno che si allena a tiro con l'arco compound e che spesso va al campo del CUS Roma nel tardo pomeriggio, sapere in anticipo se il sole tramonta presto o se sta arrivando vento fa una differenza pratica enorme. Il vento, per chi tira di compound, è il nemico numero uno. Non che il pannello mi dica la velocità del vento sul mio campo specifico, sia chiaro, ma la tendenza generale della giornata la fotografa bene. Una sera, verso le nove, sono rientrato tardi e la stanza era buia. Ho premuto il pulsante e si è accesa la luce frontale: leggibilità perfetta, senza dover accendere la lampada. Piccola cosa, ma di quelle che ti fanno pensare che qualcuno, in fase di progetto, ci ha ragionato davvero. Il calendario familiare l'ho testato collegando il mio Google Calendar, ma il pannello parla anche con iCloud, Outlook e Yahoo, la sincronizzazione avviene tramite URL ICS e mostra fino a tre giorni di impegni con tanto di promemoria sonori per gli eventi importanti. Gli impegni comparivano sul pannello in modo pulito, gli allenamenti, le scadenze delle recensioni, il promemoria per la revisione della tesi. Vederli lì, fisici, davanti agli occhi ogni volta che passavo, ha un effetto diverso rispetto alla notifica sul telefono che scorri via in mezzo secondo. C'è un limite grosso però, e lo dico subito perché è importante: la sincronizzazione è unidirezionale. Il pannello legge il calendario, non lo scrive. Non puoi aggiungere o modificare un evento dal dispositivo. È una bacheca di sola lettura. Nel mio caso non è un dramma, gli eventi li creo dal telefono, ma chi sperava di gestire gli appuntamenti direttamente da lì rimarrà a bocca asciutta. Ho provato anche i pulsanti scena, ma qui entriamo nel territorio dell'hub, e il discorso si complica. Ne parlo nel dettaglio più sotto, perché merita spazio suo. Anticipo solo che senza un Hub SwitchBot quei pulsanti restano mezzi muti. Un'annotazione sui cani, che poi è vita vera. La mattina, prima di far uscire Dafne e Anubi in giardino, un'occhiata alla temperatura esterna e all'umidità mi aiuta a capire come vestire la giornata. Il pastore svizzero bianco d'estate soffre il caldo, e sapere in anticipo che si andava verso i 33 gradi mi ha fatto anticipare la passeggiata alle sette invece che alle nove. Roba minima, ma è esattamente per questo tipo di micro-decisioni che un pannello sempre visibile ha senso. Non ti serve una centralina professionale, ti serve il colpo d'occhio. Le previsioni a cinque giorni le ho messe alla prova nel modo più banale possibile: fidandomi. Un venerdì il pannello dava pioggia per la domenica della gara, e in effetti la domenica ha piovuto. Un'altra volta invece la giornata prevista come coperta si è aperta in un pomeriggio limpido, quindi il margine di errore delle previsioni resta quello che è, né migliore né peggiore delle app che usiamo tutti, perché la fonte dei dati è la stessa. Non aspettatevi magie: il pannello non prevede il tempo meglio del tuo telefono, semplicemente te lo mette davanti senza che tu debba cercarlo. Ed è un vantaggio più grande di quanto sembri. Mi è capitato pure di usarlo al contrario, per decidere l'auto. Giornata incerta, pioggia in arrivo nel tardo pomeriggio: occhiata al pannello, presa la Renault Zoe per i giri in città invece della Formentor, e via. Sono micro-scelte, lo so, ma sono esattamente il genere di cose per cui un display sempre acceso, anzi sempre visibile, si guadagna il suo posto sul mobile. Ecco, questo. Non ti cambia la vita, ti leviga la giornata. Approfondimenti Leggibilità del display E-Ink, di giorno e di notte La leggibilità è il vero cavallo di battaglia. In pieno giorno, con la luce che entra dalla finestra dello studio, lo schermo si legge come un foglio di carta, senza riflessi e senza quel fastidio da display lucido. Anzi, più c'è luce meglio è, esattamente il contrario di un LCD. È il grande vantaggio dell'inchiostro elettronico: niente abbagliamento, niente affaticamento visivo. Di notte o in penombra entra in gioco la luce frontale, che illumina il pannello in modo uniforme, sul modello di quella dei lettori ebook. Non è potentissima, ma per leggere in una stanza semi-buia basta e avanza. La cosa che mi ha convinto è che non c'è un rettangolo luminoso a bruciarti gli occhi se ti svegli di notte e passi in corridoio. La consultazione resta soft, riposante. Il contrasto del bianco e nero è buono, i caratteri sono nitidi, i numeri della temperatura si leggono anche da tre o quattro metri. L'unico appunto onesto: essendo monocromatico, alcune icone meteo risultano un filo schematiche. Nuvole, sole, pioggia si distinguono bene, ma non aspettatevi la ricchezza grafica di un'app colorata. E menomale, aggiungo io. Un'altra cosa che chi non conosce l'E-Ink potrebbe non sapere: ogni tanto, per pulire lo schermo da eventuali residui di immagine, il pannello fa un refresh completo che lampeggia in negativo per un istante. È normale, è la fisiologia dell'inchiostro elettronico, serve a evitare quel leggero effetto fantasma che a volte lasciano queste tecnologie. Nel mio periodo di prova non ho notato ghosting fastidioso, il che vuol dire che la gestione software è fatta bene. Piccole cose, ma sono quelle che distinguono un prodotto curato da uno raffazzonato. Precisione dei sensori, quanto ti puoi fidare I sensori integrati di temperatura e umidità fanno un lavoro dignitoso. Read the full article
EZVIZ CB90x Dual 4G Kit: due mesi con la telecamera che vede tutto - Recensione
Quante volte, tornando a casa la sera, mi sono chiesto se il cancello fosse davvero chiuso? Troppe. E ogni volta la solita scena: il telefono in mano, l'app che carica, il pallino che gira, e intanto tu lì fermo a fissare uno schermo grigio. Ecco, è proprio da questo fastidio che sono partito quando mi è arrivata in prova la EZVIZ CB90x Dual 4G Kit, una telecamera da esterno a doppia lente che sulla carta prometteva di chiudere tutti i buchi: copertura ampia, connessione doppia Wi-Fi e 4G, batteria con pannello solare, visione notturna a colori. Un concentrato di roba, insomma. La villa dove abito, alle porte di Guidonia, ha un cancello che dà sulla strada e un giardino dove girano i miei due cani, Dafne (pastore svizzero bianco) e Anubi (un Groenendael che di notte diventa praticamente invisibile). Non è la situazione più semplice da coprire con una singola ottica fissa. E qui la doppia lente motorizzata di questo kit, almeno in teoria, dovrebbe fare la differenza. In teoria, appunto. Perché poi c'è la realtà dei fatti, che è quella che mi interessa raccontarvi. Un contesto veloce, così ci capiamo. Io rientro spesso la sera tardi, a volte con la Cupra a volte con la Zoe, e il primo gesto quando parcheggio è dare un'occhiata attorno al cancello. Prima lo facevo a naso, con quel misto di pigrizia e fiducia che poi ti frega. Da quando ho piazzato questa camera, invece, il controllo lo faccio dal telefono ancora prima di scendere dall'auto. Piccola abitudine, ma che cambia la testa. E infatti buona parte del mio giudizio nasce proprio da questi momenti quotidiani, non da un test da laboratorio con la tabellina dei numeri. Sarò onesto: parto sempre un po' scettico davanti ai prodotti che promettono di fare tutto. Di solito chi fa tutto lo fa a metà. Dopo due mesi di utilizzo continuativo, però, qualche idea me la sono fatta, e non è affatto banale. Ci sono cose che mi hanno stupito in positivo e altre che, ecco, mi hanno fatto storcere il naso. Andiamo con ordine, che di carne al fuoco ce n'è parecchia. Ma se vuoi acquistarla subito puoi farlo su Amazon Italia. Unboxing: dentro la scatola c'è quasi tutto, ma quel "quasi" pesa La confezione arriva bella piena, e questo fa sempre piacere. Aprendola trovi la telecamera vera e propria con il suo corpo a doppia ottica, il pannello solare da 8W, le staffe di fissaggio, la bulloneria, il cavo, un template di foratura in cartone e la manualistica. Niente scheda microSD nella confezione, come ormai capita quasi sempre, e nemmeno la nano SIM per il 4G, che ovviamente dovete procurarvi voi. La prima cosa che ho notato aprendo la scatola? Che il pannello solare ha una sua staffa dedicata, separata da quella della camera. Ora, capiamoci: non è un dramma. Ma è una scelta che, montando, ti fa storcere la bocca. Perché significa che devi fissare due elementi distinti, quindi due serie di fori nel muro. Personalmente avrei preferito di gran lunga un sistema in cui il pannello si aggancia direttamente al corpo della camera, o almeno alla stessa staffa. Meno buchi, meno cavi in giro, montaggio più pulito. Vabbè. Sarà per la prossima generazione, magari. Per il resto la dotazione è più che dignitosa per la fascia di prezzo. La sensazione al tatto degli accessori è buona, la viteria non sembra roba da quattro soldi, e il template di foratura ti risparmia le bestemmie del "misuro a occhio e poi il buco è storto". Chi ha montato telecamere prima d'ora sa di cosa parlo. Una cosa che ho apprezzato aprendo la scatola è la chiarezza del colpo d'occhio: ogni pezzo al suo posto, niente sacchettini misteriosi, niente accessori che ti chiedi a cosa servano. Il pannello solare, in particolare, ha un cavo di lunghezza generosa, il che ti dà un minimo di libertà nel posizionarlo verso il punto più esposto al sole senza dover per forza incollarlo accanto alla camera. Peccato solo, e lo ripeto perché mi è rimasto qui, per quella staffa separata. Ma su questo torno tra poco, che non voglio sembrare monotono già dall'unboxing. Design e costruzione: solida, ma quella plastica bianca mi preoccupa un po' Prendendola in mano si capisce subito che non è un giocattolo. Il corpo è robusto, ben assemblato, con quel tipico look EZVIZ un po' spartano ma funzionale. Le due ottiche sporgono dal frontale come due occhi, e il sistema di rotazione motorizzato dà l'idea di essere costruito per durare. C'è un braccio di supporto pensato bene, con uno sgancio rapido che, ve lo dico subito, è una delle cose che ho apprezzato di più in fase di installazione. Mi spiego meglio. Quando devi fare i fori al muro per la staffa, poter staccare la camera dal supporto con un gesto solo, senza dover svitare tutto o rischiare di far cadere l'apparecchio mentre trapani, è di una comodità che chi non ha mai montato niente non può capire. Fissi la base, poi riagganci il corpo. Punto. E se un domani devi togliere la scheda o dare una controllata, stessa storia: sgancio, gestisco, riaggancio. Comodo davvero. La certificazione IP65 mette al riparo da pioggia e polvere, e in due mesi di intemperie (abbiamo avuto giornate parecchio umide) non ho visto infiltrazioni né appannamenti dell'obiettivo. Buon segno, perché su modelli EZVIZ più vecchi qualcuno lamentava proprio la condensa dentro la lente. Qui, almeno finora, nulla da segnalare. Il peso, poi, è ben calibrato. Non è né una piuma che il primo colpo di vento fa vibrare, né un mattone che ti tira giù la staffa. Sta nel mezzo, e trasmette quella solidità che ti fa pensare "ok, questa resta su". Il meccanismo di rotazione delle ottiche, quando lo muovi manualmente dall'app, ha un suo scatto meccanico un po' rumoroso, tipico di questi motori. Niente di fastidioso all'aperto, ma se la metteste in un contesto molto silenzioso, di notte, quel ronzio lo sentireste. L'unica riserva ce l'ho sulla plastica bianca della scocca. È bella, per carità, e si intona con il muro chiaro di casa mia. Ma la mia sensazione, e sottolineo sensazione perché due mesi sono pochi per dirlo con certezza, è che con il tempo e con il sole battente possa tendere a ingiallire. Le plastiche bianche esposte fanno spesso questa fine. Magari mi sbaglio e tra un anno è ancora candida. Però il dubbio, onestamente, ce l'ho. Specifiche tecniche Specifica Valore Sensori Doppio obiettivo, 4MP + 4MP (2K+, 2560 × 1440 per lente), 8MP complessivi Ottiche Grandangolare + dettaglio, entrambe motorizzate Motori 3 motori per pan/tilt indipendente delle due lenti Visione notturna ColorFULL a colori con elaborazione AI-ISP Rilevamento intelligente Persone, veicoli e oltre 20 specie animali via IA Modalità registrazione AOV (Always-On Video) con time-lapse giornaliero Batteria 10.400 mAh ricaricabile Pannello solare 8W, incluso nel kit Connettività Wi-Fi + 4G LTE (nano SIM), Dual-Network con switch automatico Audio Bidirezionale Deterrenza attiva Sirena + faretti focalizzati, risposta vocale automatica Impermeabilità IP65 Archiviazione microSD fino a 512GB + EZVIZ CloudPlay (cloud a pagamento) Compatibilità smart home Amazon Alexa, Google Assistant Prezzo kit di listino Circa 299,99€ Hardware: tre motori, due occhi e un cervello che lavora bene Il cuore di questo dispositivo sta tutto nella sua architettura a doppia lente. Non parliamo di due telecamere appiccicate insieme, ma di un sistema in cui le due ottiche collaborano. Una fa il grandangolo, l'altra si concentra sul dettaglio, e grazie a tre motori possono ruotare in modo indipendente. Tradotto in pratica: mentre una tiene d'occhio tutto il cortile, l'altra può zoomare su un punto preciso. Nel mio caso, una inquadra l'intera area davanti al cancello, l'altra la stringo sul portone pedonale. Ogni sensore lavora a 2K+ (2560 × 1440), per un totale di 8 megapixel messi insieme. La resa d'immagine è affidata a un processore con tecnologia AI-ISP, che dovrebbe pulire il rumore e bilanciare l'esposizione anche nelle situazioni difficili. E qui, devo dire, il lavoro si vede: le immagini di giorno sono nitide, i colori realistici, senza quell'effetto sbiadito che affligge tante telecamere economiche. C'è poi tutta la parte di alimentazione, con la batteria da 10.400 mAh e il pannello solare esterno a supportarla. Non è un dettaglio da poco, perché è proprio questa combinazione che permette alla camera di stare piazzata su un muro senza cavo di corrente. Un cervello che gestisce i consumi, insomma, tenendo la registrazione attiva ma senza prosciugare la carica in due giorni. Un aspetto che merita una riga in più è il rilevamento a distanza. A differenza delle telecamere a batteria che si affidano solo al sensore PIR, buono per captare il calore ravvicinato ma cieco sulla lunga gittata, qui l'analisi passa anche dall'immagine. Il risultato è che il dispositivo si accorge di una persona o di un veicolo in avvicinamento da parecchio più lontano di quanto mi aspettassi, e nel mio caso, con la strada che si allunga davanti al cancello, questo ha voluto dire ricevere l'avviso prima ancora che il soggetto arrivasse al portone. Un margine di secondi che, in ottica sicurezza, non è poco. La sensazione generale è di un hardware pensato con criterio. I motori ci sono e fanno il loro dovere, anche se, come vi racconterò più avanti, non sono esattamente dei fulmini. Ma la struttura di base è solida, e si capisce che dietro c'è un progetto ragionato e non un assemblaggio buttato lì tanto per riempire uno scaffale. Software: l'app EZVIZ fa tanto, ma mi ha lasciato lì col pallino che gira E qui arriviamo a una nota dolente. O meglio, a una nota agrodolce, perché l'app EZVIZ è tutt'altro che malvagia. Fa un sacco di cose: gestisci le due lenti separatamente, imposti le zone di rilevamento, attivi e disattivi la sirena, controlli lo stato della batteria, programmi le patrol automatiche, tocchi un punto dell'inquadratura grandangolare e ti si apre lo zoom sul dettaglio a lato. Sulla carta è completa, ben organizzata, con una logica che dopo un po' entra in testa. Il problema è la stabilità. Ed è un problema serio, perché è quello che uso di più. Troppo spesso, quando voglio aprire il live per controllare al volo, mi becco il classico "connessione fallita". Rientri, riprovi, magari la seconda volta va, magari ci mette dieci secondi buoni a collegarsi. E dieci secondi, quando vuoi vedere subito cosa sta succedendo davanti a casa, sono un'eternità. La cosa che mi ha dato più fastidio in assoluto, tra tutti i difetti di questo kit, è proprio questa: la disconnessione mentre stai guardando in diretta, oppure la lentezza a stabilire il collegamento con la telecamera. C'è poi tutta la parte di personalizzazione, che sulla carta è ricca: puoi disegnare le zone di rilevamento, decidere gli orari in cui la camera deve stare all'erta, regolare la sensibilità del movimento, impostare i messaggi vocali di risposta. Chi ama smanettare qui trova pane per i suoi denti. Io, che con la configurazione ci gioco volentieri, ho passato una serata a mettere a punto le aree per cercare di ridurre le notifiche inutili. Con risultati parziali, ma su questo torno dopo, quando parlo dei falsi positivi. Ci metto anche l'aggiornamento del firmware, che è stato un filo lento. Nulla di drammatico, ma quando aggiorni ti aspetti che fili liscio, e invece qualche pausa di troppo l'ho vista. Detto questo, l'app resta comunque un buon centro di controllo. Solo che una gestione così ricca meriterebbe una connessione più solida sotto. E qui il cerchio si chiude sulla parte di rete, che è un altro capitolo delicato. Prestazioni e autonomia: il solare regge, ma d'inverno chi lo sa? Parliamo di batteria, che su una telecamera senza fili è metà del giudizio. La tecnologia AOV (Always-On Video) è la trovata che permette a questo dispositivo di registrare praticamente tutto il giorno senza svenarsi. Come funziona? Quando c'è un evento vero, tipo una persona o un veicolo, gira ad alto frame rate. Quando non succede niente, rallenta e crea un time-lapse fluido invece di dormire e basta. Così hai la giornata intera in memoria senza riempire la scheda con ore di nulla. Con il pannello solare da 8W collegato, in questi due mesi la carica si è mantenuta senza problemi. E badate, non l'ho tenuta con i guanti: rilevamenti frequenti, qualche accesso al live più volte al giorno, notifiche a raffica. Eppure il pannello ha retto il passo, ricaricando abbastanza durante le ore di luce da non farmi mai preoccupare. Su questo, promessa mantenuta. Va aperta una parentesi sul consumo dati, perché chi va di 4G deve saperlo. Questa camera mangia parecchia banda. Tra registrazioni, notifiche con anteprima e sessioni live, il traffico si accumula in fretta. Se pensavate di cavarvela con una di quelle SIM economiche pensate per la domotica, quelle con pochi giga al mese, mettetevi il cuore in pace: non bastano. Serve un piano dati più generoso, o vi ritrovate a secco a metà mese. Nel mio caso ho dovuto rivedere la scelta della SIM proprio per questo motivo. È il tipo di dettaglio che sulla confezione non trovate, e che invece incide sul portafoglio. Ma c'è un ma, ed è bello grosso. Io l'ho provata in una stagione con sole abbondante. La domanda vera è: come si comporterà nei mesi invernali, quando il sole a Guidonia si vede col contagocce e le giornate sono corte e grigie? Non lo so. Non ho potuto testarlo, e sarebbe disonesto raccontarvi il contrario. Il mio sospetto è che d'inverno il pannello faccia fatica a compensare i consumi, e a quel punto la mia scelta ricadrebbe volentieri sull'alimentazione diretta a presa di corrente, per non ritrovarmi la camera scarica proprio quando serve. Su questo punto, insomma, servirebbe più tempo e una prova sul lungo periodo. Ci tornerò, magari, tra qualche mese. Test sul campo: il giorno che ha beccato uno che rovinava una macchina Veniamo al pane quotidiano, che è poi il motivo per cui una telecamera esiste. Nei due mesi l'ho tenuta puntata sul cancello e su un pezzo di strada davanti casa, sfruttando entrambe le lenti per coprire angoli diversi. E devo ammettere che, come copertura, la doppia ottica motorizzata mi ha convinto. Non devi più scegliere se guardare l'ingresso o il vialetto: le tieni d'occhio tutte e due contemporaneamente, con la possibilità di far ruotare le camere e ridurre gli angoli morti. L'episodio che me la ricorderà è successo una sera. La camera ha rilevato movimento e mi è arrivata la notifica. Apro, guardo, e vedo una persona che stava armeggiando attorno a una macchina parcheggiata nella mia via, danneggiandola. Roba da cronaca di quartiere, purtroppo. Ma il punto è che il dispositivo ha fatto esattamente il suo lavoro: ha visto, ha registrato, mi ha avvisato. E l'immagine era abbastanza chiara da capire la scena. Ecco, in quel momento ho pensato: ok, forse questi soldi (per chi la compra) hanno un senso. Sulla nitidezza ho un giudizio sfumato. Sui volti e sui soggetti entro una decina di metri la resa è molto buona, dettagliata, con colori credibili. Oltre i dieci metri, però, l'immagine comincia a sgranare un pochino. Non diventa inguardabile, sia chiaro, ma se speravate di leggere una targa a venti metri di distanza rimarrete un filo delusi. È un limite fisiologico di questa fascia, va detto, non un difetto grave. Però nella pratica lo noti. Poi ci sono i motori. Fanno il loro lavoro, ruotano, seguono, ma sono un pizzico lenti. Quando comandi manualmente la rotazione, o quando la camera insegue un soggetto, quella lentezza si avverte. Nulla che comprometta l'uso, ma se vi aspettavate uno scatto fulmineo, no, non è quello il suo carattere. È più una tartaruga metodica che una lepre. E a conti fatti, per una sorveglianza fissa, va anche bene così. Ho voluto metterla alla prova anche in condizioni meno comode. Una mattina di pioggia battente, per esempio, per vedere se l'acqua sull'obiettivo rovinasse l'inquadratura. Qualche goccia sulla lente ovviamente c'era, e in quei frangenti l'immagine perde un po' di limpidezza, ma è fisiologico: succede a qualsiasi camera esposta. Passata la pioggia, tutto tornava nitido. E soprattutto, nessuna traccia di umidità infiltrata dentro il vetro, che era la mia paura numero uno. Un altro test, quasi per gioco, l'ho fatto una domenica di ritorno dagli allenamenti al CUS Roma di tiro con l'arco. Sono rientrato a un'ora insolita, con la luce del tardo pomeriggio che tagliava di traverso, quella luce controsole che manda in tilt tante telecamere economiche. Qui il processore ha lavorato bene: l'esposizione si è bilanciata, e la mia figura contro il sole era comunque riconoscibile, senza quell'effetto silhouette nera che rovina tutto. Un punto a favore dell'elaborazione dell'immagine, che nelle situazioni di luce difficile se la cava meglio di quanto temessi. Poi, va detto, ci sono i momenti di frustrazione. Le sere in cui apri il live e il caricamento si pianta. Le volte in cui la notifica arriva, corri a guardare, e ti ritrovi lo schermo che macina prima di darti l'immagine. In quei secondi il cuore va un po' più veloce, e non per il motivo giusto. È lì che questo kit mostra il suo lato acerbo, ed è un peccato, perché la sostanza per fare bene ce l'ha tutta. Una nota sull'audio bidirezionale: funziona, e funziona bene. L'ho usato un paio di volte per dire due parole a chi era davanti al cancello, e sia il microfono che l'altoparlante fanno la loro figura, con una latenza accettabile. Niente di eccezionale, ma affidabile. Che poi, per una camera di sorveglianza, è quello che conta. Approfondimenti Doppio obiettivo e copertura: il vero motivo per sceglierla Il punto di forza di questo kit sta tutto qui. La maggior parte delle telecamere a doppia lente sul mercato si limita a cucire insieme le due immagini. Questa fa un passo oltre: le due ottiche lavorano in coordinazione, con una che tiene il quadro d'insieme e l'altra pronta a stringere sul particolare. Nella gestione del mio cancello questo si traduce in una tranquillità concreta, perché non ho più il classico angolo cieco dove "tanto lì non si vede". La possibilità di toccare un'area sull'inquadratura larga e vederla ingrandita a fianco è furba, e la uso spesso quando arriva una notifica e voglio capire al volo di cosa si tratta. È il tipo di funzione che sulla scheda tecnica sembra marketing, e che invece nell'uso reale ha un senso. Le due focali che riprendono prospettive diverse nello stesso istante ti danno una copertura che, con una singola camera, dovresti ottenere montandone due. E due unità significano doppio costo, doppia installazione, doppia batteria da gestire. Qui è tutto in un corpo solo. Mica male. Qualità video di giorno e gestione della luce Di giorno, con la luce dalla sua parte, questa camera mi ha convinto. I colori sono fedeli, il bianco del muro non brucia, il verde del prato non vira sullo sgargiante. Il merito è dell'elaborazione AI-ISP, che bilancia l'esposizione anche quando nell'inquadratura convivono zone in pieno sole e zone in ombra, come capita davanti al mio cancello a metà mattina. Nelle telecamere economiche, in quelle condizioni, o ti si brucia il cielo o ti si spegne l'ombra. Qui il compromesso è gestito con giudizio. Il discorso della nitidezza, come dicevo, ha il suo confine attorno ai dieci metri. Entro quella distanza leggi bene i volti, distingui i dettagli, ti fai un'idea precisa di chi hai davanti. Oltre, l'immagine ammorbidisce i contorni e i particolari fini si perdono. Non è un difetto che grida vendetta, è il classico limite di risoluzione su lunga distanza. Ma se il vostro obiettivo è identificare qualcuno o leggere una targa a venti metri buoni, sappiate in anticipo che dovrete accontentarvi. Per la sorveglianza ravvicinata di un ingresso, invece, la resa è più che adeguata. Sta tutto nel capire cosa volete davvero coprire. Read the full article
Harley di Hisense: il robot domestico AI che porta la casa nel futuro
Harley di Hisense è uno di quei robot che fanno capire subito dove sta andando la robotica domestica. Non si limita a spostarsi in casa: osserva, interpreta, interagisce e prova a diventare un aiuto concreto nella vita quotidiana. Per chi guarda al futuro della smart home, è un progetto che unisce tecnologia, presenza e utilità in un’unica esperienza domestica.
Quando si parla di robot domestici, spesso si pensa subito ai classici robot aspirapolvere. Harley, invece, va oltre questa immagine tradizionale e si presenta come un robot domestico AI capace di muoversi, comunicare e assistere in diversi momenti della giornata. È proprio questo aspetto a renderlo interessante: non è solo un dispositivo intelligente, ma un oggetto che prova a entrare davvero nella routine della casa.
Cos’è Harley di Hisense
Harley è il robot domestico AI sviluppato da Hisense per esplorare un nuovo modo di vivere la casa intelligente. L’idea non è soltanto automatizzare un compito specifico, ma creare un robot capace di interagire con l’ambiente e con le persone in modo più naturale.
A differenza di un elettrodomestico tradizionale, Harley punta su tre elementi chiave:
- interazione vocale e intelligente; - movimento autonomo negli ambienti domestici; - funzioni di supporto pensate per semplificare la quotidianità.
In altre parole, non è un semplice gadget tecnologico, ma un segnale di come la robotica consumer stia diventando sempre più vicina ai bisogni reali delle persone.
Questa evoluzione è raccontata spesso anche da riviste di settore e testate tecnologiche come:
- TechCrunch - IEEE Spectrum - The Verge - Wired
Sono fonti utili anche per dare al lettore un contesto più ampio sul mercato dei robot AI, della casa intelligente e dei dispositivi consumer di nuova generazione.
Cosa può fare in casa
Harley colpisce perché non si limita a una sola funzione. Il suo valore sta proprio nella combinazione di più capacità utili nella vita domestica.
Muoversi negli spazi della casa
Uno degli aspetti più interessanti è la sua capacità di spostarsi in ambiente domestico in modo autonomo. Questo significa che il robot non resta fermo in un punto, ma può accompagnare l’utente da una stanza all’altra o muoversi in casa come parte attiva dell’ecosistema smart.
Per l’utente, questo si traduce in una sensazione quasi “umana” di presenza. Harley non è solo un oggetto da controllare: è un dispositivo che entra nella dinamica della casa.
Interagire con le persone
Il cuore del progetto è l’intelligenza artificiale. Harley può rispondere, riconoscere contesti e offrire un’interazione più fluida rispetto ai dispositivi smart tradizionali. Questo lo rende interessante per chi cerca qualcosa di più evoluto di un semplice assistente vocale.
Può essere utile per:
- rispondere a comandi e richieste; - accompagnare l’utente in alcune attività; - offrire una presenza più intuitiva e immediata in casa; - semplificare l’accesso a funzioni smart senza dover usare smartphone o app complesse.
Aiutare nella routine quotidiana
Il valore di un robot domestico si misura sempre nella vita reale. Harley prova a inserirsi proprio lì, nella routine di tutti i giorni. L’obiettivo è alleggerire piccoli gesti ripetitivi e rendere la casa più facile da gestire.
In prospettiva, un robot come questo può diventare utile per:
- controllare alcuni dispositivi della smart home; - offrire informazioni e risposte rapide; - supportare la gestione di attività domestiche semplici; - rendere l’ambiente più interattivo e accessibile.
Non è necessario immaginarlo come un sostituto dell’essere umano: il suo ruolo è più intelligente e realistico, cioè quello di affiancare, semplificare e rendere più naturale il rapporto con la tecnologia.
Perché sta attirando tanta attenzione
Harley di Hisense interessa perché racconta una direzione precisa: la casa del futuro non sarà solo connessa, ma anche più reattiva, più presente e più capace di adattarsi alle persone.
Questo robot suscita curiosità perché unisce elementi che di solito restano separati:
- il design di un robot domestico; - la logica dell’intelligenza artificiale; - la semplicità di un assistente per la vita quotidiana; - la dimensione quasi emozionale di una presenza domestica.
Ed è proprio questa combinazione a renderlo così “umano” nella percezione del pubblico.
Un’esperienza più vicina alle persone
Uno dei punti più interessanti di Harley è il modo in cui prova a ridurre la distanza tra tecnologia e persona. Molti dispositivi smart sono utili, ma restano impersonali. Harley invece cerca di costruire una relazione più immediata, più naturale e forse anche più empatica.
Questo aspetto è importante soprattutto in casa, dove la tecnologia migliore non è quella che si nota di più, ma quella che rende tutto più semplice senza creare attrito.
In questo senso, Harley rappresenta una visione evoluta della robotica domestica:
- meno fredda; - più intuitiva; - più integrata nella vita quotidiana.
Il ruolo dei robot domestici AI
Robot come Harley mostrano che il mercato si sta spostando da dispositivi specialistici a soluzioni più trasversali. Non si tratta più soltanto di pulire o monitorare, ma di interagire con la casa e con chi la vive.
Questa evoluzione apre scenari interessanti per:
- persone che vogliono semplificare la gestione domestica; - famiglie che cercano più automazione; - utenti curiosi di sperimentare la smart home del futuro; - chi immagina robot capaci di diventare veri compagni tecnologici.
Harley, in questo scenario, diventa quasi un simbolo: non solo un prodotto, ma un’anticipazione concreta di ciò che la robotica domestica potrebbe diventare nei prossimi anni.
Harley è davvero utile?
La domanda più importante è questa. E la risposta, oggi, è: potenzialmente sì, ma dipende dalle funzioni effettivamente disponibili e da come verrà integrato nella casa reale.
Un robot domestico AI ha valore quando:
- compie azioni utili; - è semplice da usare; - riduce il tempo speso in piccoli compiti; - migliora l’esperienza domestica senza complicarla.
Se Harley manterrà questa promessa, potrà diventare molto più di una demo tecnologica. Potrà essere uno di quei dispositivi che fanno percepire il salto tra la smart home di oggi e quella di domani.
Guardare il video per capire meglio
Le immagini e il video aiutano a cogliere subito la natura del progetto, perché mostrano Harley nel contesto per cui è stato pensato: la casa, la presenza quotidiana, l’interazione naturale.
Proprio da qui si capisce il suo potenziale: Harley non punta solo a stupire, ma a farsi accettare come parte dell’ambiente domestico. Ed è questo, probabilmente, il vero obiettivo della robotica consumer più evoluta.
Conclusione
Harley di Hisense è un robot domestico AI che incuriosisce perché non si limita a esistere come prodotto tecnologico, ma prova a immaginare un rapporto nuovo tra persone, casa e intelligenza artificiale. È un’idea che emoziona perché parla di futuro, ma anche di praticità quotidiana.
Se la robotica domestica del passato serviva a fare bene un compito preciso, quella che rappresenta Harley sembra voler fare un passo in più: stare accanto alle persone, semplificare la routine e rendere la casa più intelligente in senso davvero umano.
Domande frequenti
Harley di Hisense è un robot domestico vero?
Sì, si presenta come un robot domestico AI pensato per interagire con l’ambiente della casa e con le persone, non solo come un semplice dispositivo smart.
Cosa può fare in casa?
Può muoversi, interagire, rispondere a richieste e supportare alcune attività quotidiane, con un approccio più evoluto rispetto a un assistente vocale tradizionale.
È utile per la smart home?
Sì, soprattutto se viene integrato in un ecosistema domestico con altri dispositivi connessi, perché può diventare un punto centrale di interazione.
Harley sostituisce un robot aspirapolvere?
No, è un prodotto diverso. Non nasce come sostituto del robot per la pulizia, ma come robot di compagnia, interazione e supporto domestico.
Perché sta facendo parlare di sé?
Perché rappresenta una nuova idea di robot domestico: più presente, più intelligente e più vicina alla vita reale delle persone.