Se il cinema italiano diventa Cenerentola per una sera: da stracciona puliscicessi a fregna superbombabile
Ieri sera c'è stata la serata dei David di Donatello 2016, che per il cinema italiano è un po' come la sera in cui Cenerentola da stracciona puliscicessi diventa una fregna superbombabile: una cerimonia pensata proprio in stile Oscar, con red carpet, "premiatori", ospiti speciali, clip, annunci, un presentatore molto british come Alessandro Cattelan e roba varia. Pure la voce della signorina fuori campo (fastidiosa come le mutande in mezzo alle chiappe) il cui compito era quello di ricordarci - puntualmente - il palmares dei vincitori delle varie categorie, come se ce ne fregasse qualcosa.
La serata è scorsa velocemente e le premiazioni hanno visto "Lo chiamavano Jeeg Robot" e "Il racconto dei racconti" contendersi le varie statuette disponibili. Alla fine c'è stato un pareggio. In sintesi: "Lo chiamavano Jeeg Robot" ha vinto in tutte le categorie relative alla recitazione (della serie “Vai e vincili tutti, tu che puoi diventare Jeeg”), "Il racconto dei racconti" ha vinto in tutte le categorie relative all'"artigianalità" del fare cinema.
Gabriele Mainetti è stato premiato come miglior regista esordiente e come produttore (perché "Jeeg" se l'è prodotto da solo - "La Regione Lazio ci deve ancora dare i soldi", ha detto).
Ilenia Pastorelli è stata premiata come miglior attrice protagonista (premio meritatissimo): la sua Alessia è una delle cose più belle di "Lo chiamavano Jeeg Robot". Dal Grande Fratello al David di Donatello c'è un mare immenso, lei ha saputo scrollarsi di dosso tutti i pregiudizi: potrebbe essere una sorpresa per il cinema italiano.
Claudio Santamaria ha ricevuto il David per il miglior attore protagonista, in "Lo chiamavano Jeeg Robot". Altro premio stra-meritato e vinto in un bel testa a testa con i colleghi Luca Marinelli e Alessandro Borghi:
E pure Antonia Truppo, che in "Lo chiamavano Jeeg Robot" fa una parte (molto) secondaria, la Napoletana, è stata premiata con una statuetta, quella per la miglior attrice non protagonista:
Luca Marinelli, che se fosse vissuto negli anni '60 sarebbe stato reso da Pasolini una star del cinema a livello internazionale (che so, provate ad immaginarvelo in "Accattone"....), è stato premiato come miglior attore non protagonista per il suo Zingaro in "Lo chiamavano Jeeg Robot", interpretato da Divo.
Sempre per "Lo chiamavano Jeeg Robot", Andrea Maguolo ha ricevuto il premio per il miglior montaggio. Per "Il racconto dei racconti" sono stati invece premiati il regista Matteo Garrone, il direttore della fotografia Peter Suschitzky, gli scenografi Dimistri Capuani e Alessia Anfuso, il costumista Massimo Cantini Parrini, i truccatori Gino Tamagnini, Valter Casotto, Luigi d'Andrea e Leonardo Cruciano, l'acconciatore Francesco Pegoretti, Makinarium per gli effetti digitali. Un giusto riconoscimento per un film che mette davvero in primo piano l'arte del fare cinema.
"Perfetti sconosciuti" di Paolo Genovese ha ricevuto due premi: quello per la sceneggiatura e quello come miglior film. E un po' mi è dispiaciuto, perché in lizza c'era un altro film che avrebbe meritato più premi, ieri sera. Sto parlando di "Non essere cattivo", il capolavoro di Claudio Caligari portato a termine da Valerio Mastrandrea, che aveva rischiato pure di rappresentare l'Italia agli Oscar. Un film da brividi, pasoliniano fino al midollo, con una storia emozionante e una recitazione pura, premiato con un premio inutile come quello di migliore fonico di presa diretta a Angelo Bonanni.
Per anni ci siamo lamentati della scarsa qualità e della banalità del cinema italiano. Ora qualcosa sembra essere finalmente cambiato: negli ultimi 12 mesi i nostri registi hanno sfornato film preziosi, di una bellezza disarmante, che spesso sono stati letteralmente snobbati dal pubblico (troppo preso da Checco Zalone e compagnia bella). Forse forse è finito il tempo del rimpianto ed è cominciato il tempo del riscatto.