Alcune visioni del movimento New Age
Dobbiamo dire che esistono diverse visioni e concezioni del movimento New Age. Ad esempio Perrin sostiene che il fenomeno New Age va spiegato nel contesto di una crisi dei valori e delle certezze che ha caratterizzato la condizione umana della fine del secondo millennio dell’era cristiana e ha favorito lo sviluppo di una sensibilità nuova, quella della cultura post-moderna, nella quale la religiosità New Age rappresenta il prodotto. Dobbiamo dire che la cultura del post-modernismo ha visto crollare tutti i miti, le ideologie, le verità e i valori. In definitiva la religiosità New Age è una religiosità maturata attraverso un incontro con le forme espressive e ritmiche a livello di non senso e che è caratterizzata dall’irrazionale, da sensazioni più che da idee, volontà di credere più che da convinzioni, nonché da pluralismi indefiniti.
Assai interessante nel pensiero di Perrin sul New Age le tecniche di meditazione orientale che caratterizzano l’impegno del New Age sul piano terapeutico. Il New Age parte dal presupposto che la vita che conduciamo, con i suoi rumori e le sue urgenze, non ci dà la possibilità di stare in contatto con la profondità del nostro essere. Gran parte del senso di noi stessi e delle cose che incontriamo ci sfugge clamorosamente, cosicché viviamo una vita parziale. La meditazione e le sue varie forme è concepita dal New Age come uno strumento in grado di farci superare la differenza tra quello che siamo e quello che potremmo essere e di farci ritrovare la pienezza di vita. Attraverso la meditazione, secondo il New Age, è possibile riappropriarci della nostra libertà spirituale e, in ultima analisi, la riscoperta del sé più profondo, apertura al divino e all’assoluto.
A tale proposito Perrin evidenzia che il comportamento meditativo ha una tradizione sia nel mondo occidentale che in quello orientale. Ciò premesso, occorre riconoscere che il New Age concepisce la meditazione con un punto di vista più orientale che occidentale. Sempre secondo il New Age, per comprendere il bisogno meditativo bisogna tener presente il desiderio di ritrovare la pace interiore perduta.
A sua volta Jean Vernette considera il New Age come un insieme di pratiche apparentemente assai diverse, ma che trovano come loro denominatore comune le tecniche di ampliamento della coscienza, le medicine dell'anima, l’astrologia, il channeling, il controllo del corpo mediante le arti marziali, l’ecologia, il vegetarismo. Per il New Age si tratta di riportare a unità ciò che nella nostra realtà è vissuto come il diviso, utilizzando un nuovo paradigma. Vernette non esita a definire quella del New Age come una delle maggiori sfide contemporanee per il cristianesimo. E ciò non tanto per l’uso di particolari tecniche, ma per il fine dichiarato di voler costruire una nuova sovra-religione mondiale dell’Età dell’Acquario che dovrebbe sostituire il cristianesimo nel primo secolo del III millennio.
Come egli osserva, alcune considerazioni critiche sul New Age sono state formulate anche da uno dei maggiori esponenti dello stesso movimento, David Spangler, il quale riconosce che vi sono alcuni aspetti del New Age che hanno prodotto una distorsione dei principi che l’avevano ispirato. Per esempio, in nome della spontaneità e della creatività si è ricercata una dimensione senza limiti che ha alterato la possibilità stessa della spiritualità. Inoltre, importante la critica che Spangler rivolge al New Age e quel rifiuto della storia che lo caratterizza, e per l’affermarsi in esso di una concezione apocalittica. Meno significative sono per Vernette le accuse provenienti da vari fondamentalismi religiosi e politici che considerano il New Age come filiazione del movimento anarchico europeo. Con analogo scetticismo Vernette giudica l’ipotesi di una derivazione del nazismo dall’impianto teorico esoterico-occultista.
In un altro libro Vernette, riproponendo sinteticamente le sue riflessioni sul New Age, espone una panoramica storica che aiuta a comprendere come all’interno di tale movimento si sia giunti alla nozione delle nuove terapie. Per il New Age ciascuno può diventare agente della propria guarigione, se comprende di portare la responsabilità della propria evoluzione spirituale. In tal modo si propongono le premesse per alcuni aspetti di particolare attualità: l’idea di un maestro interiore che ci guida; il percorso spirituale che siamo chiamati a compiere; la tendenza a superare ogni dualismo; un'idea della terapia che si richiama alla visione olistica della persona.
A sua volta Carl Keller sostiene che alla base della concezione terapeutica del New Age vi è la condanna del paradigma materialista ancora dominante, soprattutto nel mondo occidentale. Secondo Keller l’umanità, salvata dagli schemi culturali che l’opprimono, deve essere avviata verso un futuro più gratificante e pieno di senso, partendo dalla convinzione che il New Age esprime in qualche modo una forma di religiosità che egli ritiene che, al pari di ogni altra religione, anch’esso si risolve in una prassi terapeutica.
Sulla strada tracciata dal Buddismo, anche il New Age interpreta le proprie proposte tecniche come pratica medica e adotta lo stesso criterio di indagine fatta di osservazione dei sintomi di una malattia. L’uomo e la Terra sono malati: questa è la prima constatazione da cui parte tutta la proposta terapeutica del New Age; da qui la necessità di adottare una visione olistica in cui l’individuo possa essere pensato non in modo meccanicistico ma come un'unità fisico-psico-spirituale e come facente parte di un unicum di cui fanno parte anche la Terra, gli animali e l’ambiente naturale. Anzi, per il New Age la solidarietà e l’interdipendenza si estendono fino allo spazio interplanetario. Inoltre è la natura a essere malata a causa dei comportamenti distruttivi dell’uomo che tratta il mondo fisico e l’ambiente come altro da sé.
Quanto alla diagnostica, il New Age ritiene che il male dell’individuo provenga dalla prassi di vita ispirata al paradigma materialista che nega i suoi bisogni superiori e lo costringe a una contrapposizione con gli altri esseri e con la realtà circostante. Si tratta allora di invertire tale prassi attaccando alla radice il male di cui l’individuo soffre, attraverso l’utilizzo di tecniche terapeutiche ispirate alla preoccupazione ecologica e alle medicine psico-fisiche parallele. Keller inoltre mette in evidenza la necessità di criticare il New Age dal punto di vista religioso negando valore e significato alle pratiche magiche occultiste, ma riconoscendo un carattere positivo alla lotta al razionalismo arido e al materialismo dominante. Inoltre Keller cerca di attenuare i contrasti tra la spiritualità New Age e quella di ispirazione cristiana, sostenendo che spesso perseguono fini inconsapevolmente leciti o comunque non in aperto contrasto. Ciò premesso, Keller afferma che il cambio di paradigma auspicato dal New Age altro non è che l’affermazione del primato del Cristo Cosciente Energia su tutti i fenomeni della creazione. L’adozione del principio olistico da parte del New Age evita lo sbriciolamento di ciò che forma un tutto.
Anche Arturo De Luca si propone di cogliere ed evidenziare l’impegno del New Age in tema di salute, considerata non una semplice assenza di malattia, ma una condizione di armonia mentale e spirituale. A partire da questo concetto si è assistito a un rapido adeguamento della proposta terapeutica, e le visioni olistiche e psicosomatiche hanno preso il sopravvento su una concezione specialistica della terapia. Secondo De Luca uno dei temi centrali della ricerca New Age riguarda il superamento di ogni dualismo, e quindi anche quello riguardante la tradizionale contrapposizione corpo-spirito.
In particolare De Luca spiega che nella musica il New Age ha colto il carattere di energia. In essa soprattutto i giovani ripongono le loro aspettative per una condizione umana capace di fronteggiare la tensione lacerante legata alla catastrofe dell’era post-industriale. De Luca ritiene opportuno sottolineare il carattere ambivalente della musica New Age. A suo avviso vi sono miscele esplosive fatte di rock e abbandono onirico a cui difficilmente può essere riconosciuto un carattere terapeutico. Al contrario vi sono espressioni musicali che si caratterizzano con un intenso sentimento di unità e si ricollegano alla visione ecologica e spirituale di una natura finalmente rigenerata.
Detto ciò, riteniamo concluso il nostro discorso sulle principali visioni del movimento New Age.
Prof. Giovanni Pellegrino