Charity calls for 1% wealth tax, saying it would raise enough to educate every child not in school
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Charity calls for 1% wealth tax, saying it would raise enough to educate every child not in school
Charity calls for 1% wealth tax, saying it would raise enough to educate every child not in school
Charity calls for 1% wealth tax, saying it would raise enough to educate every child not in school
West Coast correspondent Catherine Cheney and Editor-in-Chief Raj Kumar get an exclusive interview with Bill Gates in #Davos for the 2018 World Economic Forum Check out the piece here:https://www.devex.com/news/gates-vs-malaria-how-bill-gates-aims-to-win-the-fight-of-his-life-91996
L’Altro 99% (The Forgotten)
Pietro Paganini
I 3.000 rappresentanti del così detto 1% della popolazione mondiale (ma è molto meno dell’1%) si sono riuniti a Davos per discutere di come risolvere i problemi del mondo
Per vivere in un mondo più sostenibile – come lo concepisce l’1%, che non sempre coincide con il concetto di sostenibilità del restante 99%.
Per aumentare l’inclusione, ma incrementando il divario economico tra l’1% e il 99%.
Per immaginare il futuro – dell’1%, in cui sono sempre gli stessi a comandare con qualche new entry per giustificare l’idea di democrazia.
E infine, si sono incontrati per difendere la globalizzazione, degli affari dell’1%, non del 99%.
Il Presidente degli Stati Uniti, Donald J. Trump, che non è certamente la mia fonte di ispirazione culturale, è l’unico ospite che ha rappresentato l’altro 99%. Ha quindi rappresentato anche me, che pure Davos l’ho seguita non perché mi abbiano invitato, ma per curiosità intellettuale.
PERCHE’ E’ IMPORTANTE Trump rappresenta i cittadini che nelle decine di consessi come Davos, piccoli o grandi, non ci sono.
E fino a quando non capiremo questo, ci saranno Trump, la Brexit, etc., e se saremo fortunati, esperimenti più organici di cosiddetto Liberalismo popolare, come in Austria.
E’ già, ma come è possibile che TRUMP SIA STATO PREFERITO a quell’1%?
non è un raffinato pensatore;
è un businessman smargiasso, per qualcuno imbroglione, per altri poco trasparente, certamente ricco di famiglia;
è un macho grezzo, nei salotti ci entrava per i soldi, non per i modi.
MA ha compreso che i problemi del mondo si risolvono partendo dai cittadini – non conta se è opportunisticamente personale o genuinamente altruista e intellettuale:
Con le regole della convivenza, secondo la democrazia liberale, che spiegano le questioni sull’immigrazione, l’America First, o il libero commercio.
Togliendo potere alle burocrazie che hanno preso il posto dei tanti Re Sole che regnavano sul mondo. Oggi sono loro a governare i sudditi – si veda anche alla voce Rosatellum.
Contrapponendo le valutazioni dei cittadini al pensiero unico dei global shaper, delle alleanze per il mondo perfetto, dei leader che sanno tutto loro, e di questa marmaglia rumorosa e narcisa di intellettuali la cui unica ambizione è imporre loro pensiero.
Trump raccoglie la frustrazione silente e il disappunto strisciante di chi, miliardi di cittadini, non ha forse capito le dinamiche della politica che governa il mondo, ma ne soffre le conseguenze, e soprattutto, non ha gli strumenti economici e culturali per reagire.
Le sue politiche sono discutibili e non appassionanti. Così Trump medesimo manca di comprendere alcuni dei fenomeni chiave che hanno portato alla sua stessa elezione: salari e produttività bassa, intelligenza artificiale e automazione, precariato e disgregazione sociale.
MA PRENDETE NOTA Nel breve sono efficaci. Portano investimenti. portano lavoro. Portano soldi in tasca. “Poi ci occuperemo del resto” dice. Forse mai se ne occuperà, e nel lungo si sgonfierà per gli stessi limiti di cui sopra.
MA INTANTO qualcosa fa per il 99%. I global shaper? I leader visionari? I so tutto io?
PENSANO sì, ma agli affari loro, non a quelli del mondo. Perché nel frattempo anche questo 1% di maestri di presunzione, mediocri, intellettualmente insipidi si è impoverito.
PERO’ CONTINUANO A SPLENDERE Come il Re Sole che li ha preceduti e senza neppure il suo prestigio.
TRUMP E’ LA LORO BASTIGLIA sta al 99% far sì che non sia una rivoluzione ma l’occasione per costruire la Società Aperta.
PNR ospita i preziosi interventi di Silvia Ferrara, Antonio Pileggi, Giacomo Bandini, Benedetta Fiani e Lucrezia Vaccarella.
LEGGI PNR #55
Aldous Huxley at Davos
Aldous Huxley spun a darkly satirical portrait of technology as a tool for social control in his 1932 dystopian novel Brave New World. In Island, his 1962 utopian novel, all good things come to an end when a powerful neighboring country seeks to capture Pala’s untapped resource, oil.
We know oil is a perennial trophy in the game of war, but a fought-over prize Huxley didn’t reckon with is looming on the horizon now — correction, it’s already here.
Last week in Davos, Switzerland at the World Economic Summit, billionaire philanthropist George Soros invoked Huxley’s name in connection with what he called a “global problem: the rise and monopolistic behavior of the giant I.T.-platform companies” such as Facebook and Google “which have caused a variety of problems of which we are only now beginning to become aware.”
Soros predicted that, apart from interfering in the 2016 U.S. presidential election, a profit-driven alliance could arise between data-rich I.T. monopolies and authoritarian states that “may well result in a web of totalitarian control the likes of which not even Aldous Huxley or George Orwell could have imagined.”
Huxley expressed opinions about the perils of technology for social engineering long before social media was a glint in a programmer’s eye.
Considering his wariness and George Soros’s prediction of a dystopian I.T.-captured future, it seems ironic that I am about to post this essay with a Google image on my Tumblr blog and on my Facebook page (the latter the FB page for my book Aldous Huxleys Hands).
Because you are reading this -- and thanks for taking the time -- I suppose that makes both of us part of a surging problem.
Sources:
https://www.newyorker.com/news/our-columnists/how-george-soros-upstaged-donald-trump-at-davos
At least 80,000 people have already joined Facebook group to take part in public demonstration
DAVOS La Convención de Grandes personalidades… ¡solo eso!
Otro nuevo año, otro encuentro en Davos, las mismas recetas para nuevas amenazas y viejos problemas que no terminan de arreglarse. Bajo el lema de Creando un futuro compartido en un mudo fracturado, el Foro Económico Mundial ha vuelto a reunir esta semana a 3.000 líderes políticos, empresariales y sociales del mundo en la ciudad suiza para confirmar que un año más el mundo se enfrenta a los…
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