Mi ispiro spesso alla matematica superiore o all’astronomia semplicemente perché queste scienze stimolano la mia immaginazione e mi danno l’impressione di un movimento, di un ritmo. C’è per me maggior fertilità musicale nella contemplazione delle stelle, meglio se attraverso un telescopio, e nella sublime poesia di certe esposizioni matematiche che non nei più ispirati sproloqui prodotti dalle passioni degli uomini. Con tutto ciò non è il caso di cercare pianeti o teoremi nella mia musica. Essendo una forma speciale di pensiero, la mia musica non può esprimere, credo, altro che se stessa.
EDGARD VARÈSE, Il suono organizzato
*waiting for #Deserto Digitale
















