...ecco lo scritto di Arianna che ricorda Richard ucciso innocente dallo stato forcaiolo del Texas *In memoria di Richard Wayne Jones, assassinato dallo Stato del Texas il 22 agosto del 2000 Qualcuno mi ha detto di recente: ma dopo 16 anni ancora scrivi di lui? Sì, ne scrivo e ne scrivero’ finche’ avro’ voce. Di lui non dimentichero’ mai nulla. Non dimentichero’ chi era, cio’ che e’ stato, cio’ che ha rappresentato, cio’ che mi e ci ha dato. Chi mi conosce sa che dal mio cuore non se ne andra’ mai… ne parlo spesso, ma senza piu’ rabbia adesso. Penso a lui e sorrido, immaginando che dall’Altrove mi guardi e mi accompagni ad ogni passo. Se potesse ricevere ancora una mia lettera, gli scriverei: Richard, caro,mi manchi, questo stato d’animo non cambia, ma stai tranquillo, non provo piu’ rabbia nei confronti dello Stato assassino che ti ha privato della vita. Anzi, sono ogni giorno piu’ grata al destino che, tanti anni fa, ti fece entrare nella mia vita. Tu lo sapevi bene: provare odio non serve a nulla. Sono certa che ce la faremo a vincere questa guerra e a far abolire l’abominio assurdo della pena capitale… io non mollo. Vedrai che la tua morte non sara’ stata vana. Quest’anno quella che allora era la piccola Antonella, figlia di Pietro, ti ha voluto dedicare questo scritto. E ha ragione a sottolineare che, nonostante tu fossi innocente, l’innocenza o la colpevolezza di una persona non devono fare la differenza: la pena di morte e’ un orrore sempre e comunque. Vedi? Hai davvero creato ponti bellissimi, come volevi. E i ponti soltanto - e MAI i muri! - sono cio’ di cui questa umanita’ allo sbando ha bisogno per poter uscire dall’oscurita’ nella quale sta sprofondando. Allora, ancora e ancora, GRAZIE! Ti voglio sempre un mondo di bene. Arianna Arianna .-.-.-.-.-. Il 22 agosto 2000 moriva Richard Wayne Jones. Per la maggior parte delle persone era uno dei tanti detenuti e condannati a morte nel braccio della morte del Texas, ma per noi era un amico, un fratello, uno zio. Ero piccola quando è entrato nello nostre vite e sfortunatamente non ho potuto conoscerlo di persona. Era stato condannato a morte per un omicidio non commesso e nonostante quelle sbarre che gli negavano di essere libero, è riuscito a superare quest’ultime e la distanza e ad instaurare rapporti di amicizia sincera con gli amici di penna oltreoceano. L’ho conosciuto grazie ai racconti di mio padre e alle sue lettere che papa’ mi leggeva di volta in volta. Per mio padre era un fratello, lo chiamava proprio così; per me uno zio. In ogni sua lettera c’erano sempre righe riservate a me, mio fratello e mia madre. Non è strano? Un uomo innocente che sa di dover morire per mano di altri uomini, si preoccupa di tutti e soprattutto di persone che non ha mai conosciuto realmente. Passavano gli anni e lui faceva sempre più parte della famiglia, ricordo che a Natale inviò una lettera con una cartolina di auguri per me e mio fratello. La qualità straordinaria di zio Richard è che non trasmetteva mai ansia, preoccupazione, frustrazione dovute alla sua situazione, anzi in ogni lettera era lui stesso che trasmetteva forza e coraggio. Ho impresso nella mia mente e nel cuore una sua foto: quello sguardo e quel sorriso trasmettevano bontà, generosità, un uomo così non poteva essere un assassino! Avrei voluto conoscerlo; ricordo che immaginavo un giorno di andare in Texas per fargli visita, purtroppo però tutto ciò non è mai successo. Il 22 agosto di sedici anni fa ho visto mio padre per la prima volta triste, vuoto, spento. Avevamo perso la battaglia, ma più di ogni altra cosa avevamo perso Richard. Nell’ingenuità di una bambina, non capivo la brutalità della pena di morte, infatti la storia di Richard l’ho conosciuta nei dettagli attraverso il libro “Texas Death Row Hotel: Storia di un americano condannato a mortE”(*): ho fatto fatica a leggerlo…. per ogni riga, una lacrima e la stessa domanda:”Perché lo stato americano permette questo?”. Una cosa è certa: che Richard e chi come lui condannato a morte, sia innocente o colpevole a me non interessa! Li difenderei ugualmente, perché la pena di morte non è giusta, non è un deterrente e va contro ciò che io definisco UMANITA’. A distanza di sedici anni, penso spesso a zio Richard e mi sento di ringraziarlo perché con la sua storia ho imparato che, nel bene e nel male, la vita delle persone è troppo preziosa per essere pedina in mano a qualcun’altro. Grazie Richard Wayne Jones, perché grazie a te sono la persona che sono e la donna che voglio essere, una donna che non avrà paura di dire la sua, che lotterà per gli altri cercando di dare loro coraggio come tu l’hai dato a noi. Ciao zio Richard. Antonella (*) Ballotta Santamato Santoro Texas Death Row Hotel. Storia di un americano condannato a morte. PhoebusEdizioni. Napoli, 2005
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tutti devono sapere!!














