hannibal s4 ambientata a napoli dove la suora del video contro serena de ferrari e kyshan wilson si para davanti a hugh dancy e mads mikkelsen che stavano limonando duro coperti di sangue e budella varie

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hannibal s4 ambientata a napoli dove la suora del video contro serena de ferrari e kyshan wilson si para davanti a hugh dancy e mads mikkelsen che stavano limonando duro coperti di sangue e budella varie
Quasi mi sorprende che questo posto esista ancora; e che l’ultima volta che ho aggiornato l’about me avessi 28 anni. Voglio dire, ora ne ho 25. La vita è sorprendente.
Riflessione del giorno
A parte il fatto che mi sono svegliato con la febbre e le placche in gola, cosa che ovviamente non mi ha riempito di gioia, la riflessione del giorno è di tipo letterario. Perché, nel magico molto dell'internet, al 95% delle persone a cui piace Baricco piace anche la Mazzantini? Cioè, a me Baricco piace, ma la Mazzantini mi fa cagare. Tra l'altro sono due scrittori completamente diversi. Tra l'altro il terzo della triade, anche se in effetti statisticamente meno frequente, è Bukowski. E qui sale il fastidio, perché non capisco se questa triade è in qualche modo connessa o se è solo la spontanea tendenza umana ad avere gusti banali.
I complimenti che vengono fatti alle ragazze sono abbastanza semplici, vero? Sei bellissima. Sei sexy. Ti voglio... Ok, non creativi forse, ma semplici. Ma non a me. Io di semplice non ottengo neanche quello. A me dicono che sono buffa&carina, che sembro uscita da un manga, che sono interessante... E che sono coraggiosa. Ma è davvero così? Cioè sì, vivo in un mondo tutto mio, e sì mi piace pensare ai miei vestiti, ai miei libri, alla mia musica... Ma coraggiosa? Mpf. E forse è vero che mi sottovaluto sempre, che una piccola parte di me sarà sempre la ragazzina spaurita che non è mai abbastanza. Perché insomma, neanche otto mesi fa ho fatto armi e bagagli e sono partita da sola per andare a vivere dall'altra parte del mondo. Terrorizzata, sì, ma anche senza guardarmi indietro. E un po' di coraggio in quello ci deve pur essere, no? Il problema è comincio a vedere il mio andare via sempre più come una fuga, che un atto di coraggio. Perché partire da zero in un altro posto, lontano da tutto e tutti, per me è molto più semplice che stare qui ad affrontare i miei demoni. O forse mi sbaglio di nuovo. Forse il vero problema è che qui non ho niente per cui valga la pena restare, combattere. E quindi andare via è più facile, ma è anche tutto quello di cui ho bisogno per sentirmi viva sul serio. Forse si, non ho un ragazzo, non ho un sostegno, sono indipendente... E forse la mia solitudine è dettata proprio dal fatto che sono fatta per ricostruirmi pezzo dopo pezzo, volta dopo volta, ricominciare sempre la mia vita da qualche altra parte, reinventarmi, mettermi alla prova... O forse come al solito non so quello che dico e queste sono tutte scuse per giustificare questo vuoto che ho dentro. Ho bisogno di andare via. Perché se non me ne vado presto da qui, comincerò a morire. E non sono pronta per morire. Non ancora. If the world's at large, why should I remain? Walked away to another plan Gonna find another place, maybe one I can stand...
Rimpiango i tempi in cui, se non volevi più avere a che fare con qualcuno, bastava evitare di guardarlo in faccia.
Adesso devi perdere una giornata a cancellarlo da facebook, twitter, tumblr, instagram, foursquare... non arrivi neanche a metà della lista che ti sei persino dimenticato il motivo per cui lo stai facendo.
Io, poi, sono pigra all'ennesima potenza e figuriamoci. Molto meglio non arrabbiarsi mai drasticamente con nessuno. Risparmi vita. E non ti vengono le rughe.
Ma sono l'unica persona sulla faccia della terra
che ogni tanto sente l'irrefrenabile impulso di piangere?
Non perché sia successo qualcosa di terribile o ti faccia male da qualche parte o perché si abbia un motivo perfettamente plausibile... piangere semplicemente perchè ogni tanto, lasciar scorrere le lacrime è come permettere a tutto quello che hai dentro e che non riesci ad affrontare di scivolare via.
Le cose che sono lì, nascoste, appena fuori dalla tua portata. Che sfiori e non riesci ad afferrare, appena appena spostate un po' più a destra o a sinistra di dove arrivano le tue dita. Piangere perché così, poi, ti senti un po' vuota. E se è vero che il vuoto fa paura, è vero anche che il vuoto si può riempire. Ancora e ancora.
E a volte essere troppo piena di sentimenti, di pensieri, di vita, soffoca e stritola...
Sì, vorrei davvero ricordarmi come si fa a piangere. Piangere come fanno i bambini, singhiozzando disperati e riversando in quelle lacrime tutto quello che hanno di bello e di brutto, lasciar colare via tutto e ritrovarmi alla fine spossata, vuota ma anche nuova.
Davvero non capisco.
Perché è così difficile essere felici per le altre persone? Essere fieri di loro?
Se qualcuno è più bravo di te in qualcosa, non vuol dire automaticamente che riconoscendone i meriti ti stai sminuendo e sottovalutando.
Vuol dire solo che, evidentemente, tu hai altre qualità e altre cose in cui sei bravo.
E se forse ci concentrassimo nel migliorarci, nel ricercare queste cose nostre in cui siamo sicuramente eccellenti se solo ce ne dessimo l'opportunità, invece di perdere tempo nel tentativo di distruggere qualsiasi cosa buona non tocchi a noi - perché si sa, se non tocca a noi allora non è giusto che tocchi agli altri, se io soffro tu devi soffrire più di me perché così posso dirmi che non sono solo, e anzi, qualcuno è messo peggio e sì, gli essere umani a volte sono davvero disgustosi e orribili - beh, forse il mondo sarebbe un posto migliore.
Scrivere per me è la cosa più bella del mondo.
Ma è anche quella che mi terrorizza più di tutte. Terrore profondo, quello che provavi quando da piccolo ti spegnevano la luce e sapevi che nell’armadio c’era qualcosa, nascosto nel buio. Checché ne dicessero i tuoi, tu sapevi.
Ecco, scrivere è così per me.
La gioia sfrenata e la continua attesa che il mostro ti salti addosso.
Il momento sospeso, a metà.
Perché non importa che stia raccontando un aneddoto divertente che mi è successo in Giappone, o che stia scrivendo di personaggi inventati che non esistono.
Non ho un filtro, un cuscinetto, qualcosa che protegga.
Quando scrivo ci riverso tutta me stessa in quelle parole, sono completamente aperta a metà. Tutti possono prendermi, rivoltarmi e vedermi dentro. Giù. In profondità. Dove io stessa mi avventuro di rado.
E per una persona come me, che del tenere a distanza ha fatto un’arte raffinata, permettere a qualcuno di vedere, vedere sul serio, è assolutamente paralizzante.
Però penso di essere coraggiosa abbastanza da lasciarlo succedere.
O forse sono solo incosciente.
No, sicuramente sono incosciente.
Ma hei, chi ha mai preteso di essere anche normale?