Sicurezza sul lavoro: meno ispettori e più dirigenti, il paradosso del nuovo decreto
di Enzo Rispo - Datasentia -
Introduzione – una dichiarazione che fa discutere
Come prima dichiarazione pubblica del 2026, la ministra del Lavoro Marina Calderone ha accolto con giubilo l’approvazione definitiva del decreto sulla sicurezza sul lavoro. È un provvedimento che moltiplica le poltrone da dirigenti dell’Ispettorato nazionale del lavoro (INL) e, contemporaneamente, riduce il numero di assunzioni di ispettori addetti ai controlli sulle aziende.
Una scelta che, se letta alla luce dei dati sugli infortuni e delle croniche carenze nei controlli, solleva interrogativi profondi sull’effettiva direzione intrapresa dal legislatore.
Il contesto reale della sicurezza sul lavoro in Italia
La sicurezza sul lavoro in Italia vive da anni una condizione strutturalmente critica:
- numero di ispezioni insufficiente rispetto al tessuto produttivo; - carenza di personale operativo sul territorio; - incremento di infortuni gravi e mortali, soprattutto nei settori a maggior rischio.
In questo scenario, rafforzare la catena dirigenziale senza un parallelo potenziamento della funzione ispettiva rischia di produrre un sistema sbilanciato, più orientato alla gestione amministrativa che alla prevenzione reale.
Ispettorato Nazionale del Lavoro: governance o controllo?
Il nuovo decreto interviene in modo significativo sull’assetto dell’INL:
- aumento delle posizioni dirigenziali; - razionalizzazione (di fatto riduzione) delle nuove assunzioni di ispettori tecnici.
Dal punto di vista organizzativo, il principio dovrebbe essere chiaro: senza controllo sul campo, la governance resta sulla carta. La sicurezza sul lavoro non si rafforza con organigrammi più complessi, ma con presenza ispettiva costante, competente e indipendente.
Meno ispettori significa meno prevenzione
Gli ispettori del lavoro rappresentano il primo e spesso unico argine contro:
- violazioni sistematiche delle norme di sicurezza; - formazione fittizia; - documentazione redatta solo per “copertura formale”; - appalti e subappalti incontrollati.
Ridurre il loro numero equivale, nei fatti, a:
- diminuire la probabilità di controllo; - abbassare la percezione del rischio sanzionatorio; - indebolire la cultura della prevenzione nelle aziende meno virtuose.
Più dirigenti non equivale a più sicurezza
Un aumento dei dirigenti non garantisce automaticamente:
- maggiore efficacia dei controlli; - riduzione degli infortuni; - miglioramento delle condizioni di lavoro.
Al contrario, il rischio concreto è quello di un’amministrazione autoreferenziale, dove la produzione di atti, linee guida e circolari sostituisce l’azione diretta nei luoghi di lavoro.
La sicurezza non si amministra solo dalle scrivanie: si verifica nei cantieri, nelle fabbriche, nei magazzini, nei campi agricoli.
Una scelta che interroga politica e imprese
La decisione di privilegiare la struttura dirigenziale rispetto al personale ispettivo pone una domanda chiave:
lo Stato vuole davvero rafforzare i controlli o solo riorganizzare il sistema?
Per le imprese sane, questa impostazione rappresenta un danno competitivo: chi investe realmente in sicurezza si trova sullo stesso piano di chi risparmia, confidando nella scarsa probabilità di ispezione.
Conclusioni: sicurezza come priorità concreta, non dichiarata
La sicurezza sul lavoro non può essere celebrata solo attraverso decreti e comunicati stampa. Serve una scelta politica chiara: più ispettori, più controlli, più prevenzione reale.
In un Paese in cui si continua a morire di lavoro, la riduzione della presenza ispettiva sul territorio appare come un passo indietro difficile da giustificare, soprattutto se accompagnato da un aumento delle posizioni dirigenziali.
La vera riforma della sicurezza sul lavoro passa dalle persone che controllano, non solo da quelle che dirigono.















