Episodio 5 - dell’introspezione sul dirigibile
Sto navigando sulla superficie di tutto il mio malessere perchè son fatta d’aria e l’aria immischia tutto e non ti fa riconoscere gli elementi da cui è composta, è tutto trasparente e tossico se presi singolarmente gli elementi del mio malessere possono uccidere e invece io li tengo come pallone aerostatico mentre volo su tutto senza prendere sul serio niente. Così, un equilibrio precario, basta un soffio di vento, uno spillo, una turbolenza e crollo con tutto il mio pallone di emozioni schiantandomi come sempre a fare i conti con le cose da risolvere. Sto volando, sparisco, mi allontano da quello che non mi resta attaccato, son brava a sparire, l’ho sempre fatto: am I coping? Oh yesss. Am I aware? Oh fucking yes! Do I wanna find a way out of this? Nope.
Sparisco dalla vita delle persone, oggi mi vedi, vieni in vacanza con me dai miei genitori, dormiamo insieme, nuotiamo insieme, mangiamo insieme e da domani puff, io non ci sono più. Premedito la mia scomparsa, inizio a sentire i prodromi di un disagio forte e decido in silenzio, ci metto tempo e in questo tempo non desto sospetti perchè sono aria, le mie emozioni non le tocchi, non le vedi, non le senti, poi d’un tratto sparisco. Sono brava a decidere e non guardarmi indietro, nemmeno se mi supplichi, ho questa forza senza scrupoli che mi viene in soccorso quando sono allo stremo e decido di andare avanti, to move on, come si dice nella lingua madre, spostarmi oltre, portarmi in un luogo avanzato della mia barricata ed espormi da sola, vediamo come va mi dico. Chissà perchè sono convinta che questo sia il mio pattern di autodifesa vai a capirlo, certamente perchè l’ho visto fare, certamente perchè ho vissuto senza mio padre per dieci anni e quando è tornato non sapevo come rapportarmi e allora me ne sono andata piuttosto che affrontarlo. Certamente perchè quando Anna aveva dei grossi problemi e io non ero abbastanza per aiutarla lei mi ha tagliata fuori e allora io me ne sono andata e lei mi odia ancora adesso. Certamente quando Francesca continuava a partire e mollarmi da sola per anni, il tira e molla, prima ci sei poi non ci sei, piuttosto che dirle “così mi fai soffire devo affronatre tutto da sola e io da sola non riesco ad affrontare tutto e tu ancora meno, non puoi usarmi solo quando ti servo, anche tu mi servi, non posso essere sempre io la più forte” certamente avrei dovuto dirglielo invece di tagliarla fuori di punto in bianco. Certamente quando con Adriano ci siamo rovinati vita e sentimenti forse quando abbiamo preso l’unica saggia decisione di separarci dopo un anno e mezzo di stronzate e stupefacenti e alcol e risse, forse lì invece di sparire per paura di ricaderci avrei dovuto dirglielo che non ero forte abbastanza per tenerlo nella mia vita anche quando mi ha scritto “per favore, io ti voglio bene” e io gli ho risposto “anche io, ma sono una stronza”. Certamente quando con Remo invece di chiudere prima gli ho detto che volevo che sparisse e poi son sparita io, no nemmeno alla seduta di laurea puoi venire, non so come reagirei, non farti più vedere. Ed è finita, perchè indietro non so tornare. L’ho rifatto, con Luca, così di punto in bianco e lui lo ha capito, ma stavolta nessuno soffriva, nessuna tragedia, ho solo capito o deciso senza senso che ero ancorata da troppo tempo in questo vortice di sensazioni negative quando mi trovavo con lui e non ho l’energia sufficiente per potermelo permettere, io adesso non sono più la persona giusta per la sua rabbia contro la vita, non voglio più, io voglio amare la vita e il suo fardello era diventato troppo pesante da portare e ho deciso anche per lui, non può affidarsi a me altrimenti il suo fardello saprà sempre dove ancorarsi senza avanzare e io non sono la sua soluzione, non sono la soluzione di nessuno. Essere vergine con ottava casa ammassata porta a resuscitare i morti per ammazzarli di nuovo a mio piacere, un potere troppo forte che so come usare. Io indietro non so tornare, non so alzare bandiera bianca perchè quando decido di guardare solo avanti allora mi metto sul mio pallone pieno di emozioni impacchettate tutte immischiate e indefinibili e mi faccio trasportare lontano. Un giorno qualcuno con uno spillo verrà a salvarmi e mi farà schiantare contro ogni mio malessere, uno ad uno, e forse saprò riconoscerli per nome e affrontarli, di sicuro ne morirò.













