Gli dei in Omero
Nel caso di Omero siamo di fronte a un testo epico, quindi a un genere che sembrerebbe poco adatto alla ricostruzione della religione arcaica, ma che tuttavia funziona, come dice Havelock, da enciclopedia tribale. In assenza di testi propriamente sacri, i poemi omerici funzionano come materiale per ricostruire, per quanto in modo riflesso, l’intero mondo dei Greci in tutti i suoi aspetti: sociali, religiosi, militari, familiari, relazionali. Proprio il mondo di Omero è incomprensibile senza gli dei e senza la loro vita quotidiana, ovvero senza i banchetti sull’Olimpo, gli amori, l’amicizia nei confronti degli eroi, la beata vita immortale. Così gli dei si immaginavano il mondo divino.
Una società retta da regole parentali, attiva e prolifica, non ignara dei sentimenti e perfino del dolore, ma mai sfiorata dalla morte e dal bisogno. Tuttavia gli dei dovevano anch’essi sottostare alla legge cosmica del fato che regolava il ciclo di vita del cosmo e degli individui. Di conseguenza, gli dei greci non potevano impedire la morte degli eroi a loro cari, salvo qualche rara eccezione, e non il conflitto tra divinità primitive e degli olimpici è già avvenuto, cosicché il potere è saldamente nelle mani di Zeus. Il vano influire sul ciclo universale; tutt’al più potevano modificarne qualche dettaglio. Per dirla in altro modo, non erano onnipotenti.
Omero narra la vita del cosmo post-teogonico e dunque in una fase posteriore a quella raccontata da Esiodo. Gli dei dell’Olimpo sono già padroni del cielo e della terra; il conflitto primordiale, il presupposto, è proprio quello che costituisce un concetto che l’Iliade sembra dare essere un concetto cardine del pensiero greco anche nelle sue declinazioni religiose: il cosmo è frutto di una transizione dal disordine all’ordine. Gli dei esercitavano il proprio potere rispettando la rigida divisione di competenze che era stata sancita al principio. Zeus è arbitro e sovrano del mondo dal momento che con la sua stessa esistenza incarna il potere sanzionatorio e difende il principio della giustizia. Nei poemi omerici gli dei dunque svolgono un ruolo essenziale, ovvero garantiscono l’ordine nel mondo. Trattasi, per dirla in altro modo, del famosissimo antropomorfismo delle divinità greche.
Dobbiamo anche dire che neppure Zeus era completamente libero di dirigere il corso delle vite umane, poiché al di sopra di uomini e dei esisteva la legge del fato che neppure Zeus poteva alterare. Omero cita tale legge o vi allude spesso, anche se il piano teologico nei due poemi non è alieno dalle contraddizioni. Spesso l’esaltazione e la celebrazione della sovranità di Zeus si spingono sino a far pensare a un potere universale assoluto, ma proprio la regola ferrea del fato, alla quale è sottomesso anche Zeus, rende l’universo degli antichi Greci epico.
Nell’Iliade è presente un altro aspetto molto importante dal punto di vista religioso: la guerra di Troia appare come una grande scena teatrale contemplata dall’alto dagli dei, un meraviglioso spettacolo di vita, morte ed amore. Anche nell’Odissea il viaggio di Ulisse si proietta sul mare da Troia a Itaca, mare che diventa una grande superficie osservata dagli dei. In questo caso tuttavia la struttura dell’Odissea è più aperta rispetto al mondo degli eroi dell’Iliade, anche per quanto riguarda il rapporto con gli dei. C’è spazio persino per l’ironia e la provocazione da una parte come dall’altra. Per fare un esempio concreto, Ulisse da un lato loda Zeus ma dall’altro non esita a beffarsi persino di Poseidone, gloriandosi di averne accecato il figlio. Come con Achille nell’Iliade, Atena intrattiene con Ulisse un rapporto privilegiato, intimo. I due condividono l’intelligenza demiurgica e attiva, nonché la capacità di avere le sfumature del reale. Per dirla in altro modo, entrambi hanno una mente accorta.
Ma torniamo all’Iliade e al rapporto esistente tra uomo e dei in tale poema omerico sul suo sacerdote offeso. Procedendo nella narrazione, Omero ci mostra Apollo intervenire apertamente nei conflitti umani per difendere l’onore del suo sacerdote offeso Crise, al quale Agamennone ha sottratto e fatta schiava la figlia Criseide. Crise si reca di fronte ad Agamennone per ottenere il riscatto della ragazza, ma Agamennone lo allontana dall’accampamento coprendolo di insulti. L’atto di Agamennone è reso più grave proprio dallo status di Crise, sacerdote di Apollo. In pratica dobbiamo dire che Agamennone non rispetta non solo la persona umana del vecchio, ma non rispetta nemmeno il potere del dio Apollo. Proprio tale fatto scatenerà l’ira di Apollo, che colpirà con durezza l’accampamento dei greci davanti a Troia proprio per vendicare l’onore del suo sacerdote offeso.
Per dirla in altro modo, il rapporto dell’uomo Crise con il dio Apollo è regolato dalla legge del contraccambio: Crise esibisce il proprio rispetto e la propria devozione per il dio per ottenerne in cambio la protezione. Dobbiamo dire che in tale episodio Omero voleva indicare ai suoi lettori il corretto comportamento religioso che gli esseri umani dovevano assumere nei confronti degli dei. Proprio il comportamento di Crise nei confronti di Apollo lo rende degno dell’attenzione del suo dio e gli consente di poter rivolgere a lui una preghiera. Infatti la preghiera è parola efficace nel mondo antico, cosicché nel momento in cui viene pronunciata spinge il dio ad agire.
Inoltre, gli dei possono provare gli stessi sentimenti umani come ad esempio amore e protezione, anche odio. L’Iliade li vede schierati ora con l’uno ora con l’altro campo: Apollo e Afrodite con i Troiani, Era, Atena e Poseidone con i Greci. Nel mondo dell’antica Grecia il rapporto degli dei con gli uomini si gioca sull’aspetto della devozione: l’amore e l’ostilità divina nei confronti degli eroi hanno qui la propria origine. È facile comprenderne la causa profonda: come gli eroi lottano esclusivamente per difendere e assicurare la propria fama, unica forma di eternità, gli dei esigono la gloria e l’onore del culto. Per fare un esempio concreto, Era, anche nella sua ostilità nei confronti dei Troiani, è disposta nell’Iliade a riconoscere la devozione del popolo troiano.
Tornando a discutere della preghiera nel mondo dell’antica Grecia, possiamo dire che essa è il tramite tra uomini e dei e segna il momento nel quale l’epifania divina diventa possibile e può differenziarsi in privata e pubblica. La preghiera pubblica nell’antica Grecia ha bisogno di una cornice esterna di tipo autorevole e rituale. Essa può accompagnare anche giuramenti particolarmente significativi, come accade nell’Iliade. Sempre in tale poema omerico, il poeta vuole mostrare che l’azione e soprattutto le scelte umane sono spesso condizionate da cause esterne. Gli uomini sono sviati dagli dei che spesso fanno loro compiere azioni anche scellerate per modellare eventi e situazioni. Ma gli dei nei poemi omerici vanno anche oltre, al punto che spesso ingannano gli uomini. Anche se nel mondo greco la preghiera è parola efficace, esiste tuttavia anche la possibilità che la divinità rifiuti il proprio favore agli uomini che la pregano e la implorano.
In conclusione possiamo dire che nei poemi omerici il rapporto tra dio e l’uomo è regolato dal favore o dall’ostilità. Di conseguenza, ogni divinità greca si caratterizza per le proprie amicizie che instaura con gli uomini e diverse motivazioni. In ogni caso dobbiamo mettere in evidenza che anche l’inganno è un'arma divina che spesso viene utilizzata dalle divinità. Di conseguenza, l’uomo dell’antica Grecia è ormai rassegnato a subire gli inganni divini, proprio perché essi erano frequenti. Quindi appare evidente che la condizione esistenziale degli uomini nel mondo greco antico era fortemente condizionata e influenzata dal comportamento degli dei, che non era sempre in linea con i principi dell’etica e della morale, proprio perché gli dei greci, come abbiamo detto sopra, utilizzavano nei rapporti con gli uomini anche bugie ed inganni.
Prof. Giovanni Pellegrino













