Il trend negativo di Gucci sprofonda Kering
Kering in difficoltà, analisi della flessione dei ricavi e le nuove strategie di dismissione asset del CEO Luca de Meo. Il gruppo francese registra una contrazione significativa rispetto ai competitor LVMH ed Hermès. Pesano la performance negativa di Gucci e l'indebitamento immobiliare. Avviata la cessione di immobili di pregio e della divisione Beauty.
Il gruppo Kering attraversa una delle fasi più complesse della sua storia recente, segnata da una marcata contrazione delle vendite che si pone in netto contrasto con l'andamento dei principali concorrenti del settore lusso. Tra il 2022 e il 2024, la holding francese controllata dalla famiglia Pinault ha visto il proprio fatturato scendere da 20,3 miliardi a 17,2 miliardi di euro, registrando una flessione del 15%.
Le proiezioni per la chiusura dell'esercizio 2025 indicano il proseguimento del trend negativo. Secondo le stime di S&P Global Market Intelligence, in attesa dei risultati ufficiali, i ricavi potrebbero assestarsi intorno ai 14,7 miliardi di euro, con un utile operativo ridotto a 1,66 miliardi. Se tali dati venissero confermati, il gruppo avrebbe perso circa 5 miliardi di euro di fatturato in un triennio, pari a un calo complessivo del 25% rispetto ai livelli del 2022.
Il confronto con i competitor e il crollo in Borsa
La crisi di Kering appare isolata nel panorama dei grandi conglomerati del lusso. Nello stesso periodo in cui Kering perdeva quote di mercato, il gruppo LVMH ha mantenuto i ricavi in crescita, mentre Hermès ha registrato un aumento di 4 miliardi di euro. Performance positive sono state rilevate anche per i gruppi italiani Prada e Moncler, entrambi in crescita a doppia cifra.
Questa divergenza ha avuto un impatto diretto sulla valorizzazione di mercato. La capitalizzazione di Kering alla Borsa di Parigi è scesa dagli 82 miliardi del 2022 agli attuali 32 miliardi circa, bruciando 50 miliardi di valore. Il titolo, che aveva toccato massimi di 700 euro per azione, oscilla oggi intorno ai 260 euro. Anche la redditività ha subito un forte ridimensionamento: l'utile netto è passato da 3,7 miliardi (2022) a 1,13 miliardi (2024), con margini operativi (EBIT margin) al 13%, circa la metà rispetto alla media dei competitor diretti.
La centralità di Gucci e l'andamento dei brand
La causa principale della flessione risiede nelle difficoltà di Gucci. Il marchio toscano, acquisito nel 2020, rappresenta l'asset principale del gruppo, ma la sua incidenza sui ricavi totali è scesa dal 50% al 44% negli ultimi tre anni. La performance negativa di Gucci influenza l'intero bilancio consolidato, non trovando sufficiente compensazione negli altri marchi:
- Saint Laurent: ha registrato un calo del fatturato dai 3,2 miliardi del 2023 ai 2,9 miliardi del 2024, con un primo semestre 2025 fermo a 1,3 miliardi (-7%). - Bottega Veneta: mostra una tenuta sostanziale, con una flessione limitata all'1% nei primi nove mesi del 2025. - Kering Eyewear: risulta l'unica divisione in controtendenza positiva, pur contribuendo per soli 1,3 miliardi di euro. La gestione del debito e la strategia immobiliare
Oltre al calo delle vendite, la gestione finanziaria del gruppo è appesantita dall'esposizione debitoria. L'indebitamento finanziario netto è salito da 2,3 miliardi (2022) a oltre 10 miliardi di euro attuali. Tale incremento è dovuto principalmente a due fattori:
- Acquisizioni Immobiliari: Kering ha investito massicciamente nell'acquisto di immobili di pregio nelle principali capitali del lusso, in particolare a Parigi e New York. - Politica dei Dividendi: nonostante la riduzione della cassa, nel 2023 sono stati distribuiti 1,75 miliardi di euro agli azionisti.
Tale struttura finanziaria rappresenta un'anomalia nel settore del lusso, tradizionalmente caratterizzato da un'elevata generazione di cassa e basso indebitamento.
Le contromisure del CEO Luca de Meo
Per fronteggiare la situazione, il nuovo amministratore delegato Luca de Meo ha avviato un piano di razionalizzazione del portafoglio e di riduzione del debito attraverso la dismissione di asset strategici.
Recentemente è stato siglato un accordo con il fondo Ardian per la cessione parziale dell'immobile situato sulla Fifth Avenue a New York. L'asset è stato conferito in una nuova joint venture (60% Ardian, 40% Kering) per un valore complessivo di 900 milioni di dollari, operazione che ha generato un incasso netto per Kering di 690 milioni di dollari.
Parallelamente, il gruppo sta riducendo l'esposizione nei settori non "core". Rientra in questa strategia la cessione della divisione Beauty a L’Oréal, finalizzata lo scorso ottobre. L'obiettivo del management è duplice: recuperare liquidità immediata per abbattere il debito e concentrare le risorse sul rilancio industriale, in particolare per invertire il trend negativo di Gucci.
“Questo articolo ha beneficiato dell’assistenza di Gemini, un modello linguistico AI”













