24 aprile, viene approvato il nuovo decreto sicurezza, il 24 aprile succede questo.

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24 aprile, viene approvato il nuovo decreto sicurezza, il 24 aprile succede questo.
ROMA. Dl Sicurezza: Pd, certifica fallimento del governo
Immagine generata con AI (AGI) – Roma, 24 apr. – Si è conclusa alla Camera la fase delle dichiarazioni di voto sul decreto sicurezza, che ha visto un forte impegno del gruppo parlamentare del Partito Democratico nel contrasto al provvedimento. E’ quanto fa notare il partito in una nota. Nel corso della seduta ‘fiume’ si sono registrati 106 interventi in Aula, di cui 58 del Partito Democratico.…
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ROMA. Dl Sicurezza: Schlein, fanno propaganda a spesa degli italiani
A futuristic propaganda scene promoting security with surveillance and order Immagine generata con AI (AGI) – Roma, 22 apr. – “Se Meloni non avesse fallito anche sulla sicurezza, non sarebbero qui a discutere il quarto decreto con lo stesso nome: un decreto l’anno. Hanno fatto solo propaganda restringendo gli spazi del dissenso anche pacifico, introducendo norme più repressive del codice Rocco…
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Dl Sicurezza, la norma nel mirino di Mattarella. Alfredo Mantovano al Colle
ROMA. Dl sicurezza: Schlein, governo nel caos mina diritto difesa
Clear explanation of new safety laws covering urban security, immigration, and public order. Immagine generata con AI (AGI) – Roma, 20 apr. – “Il centrodestra è in stato confusionale, i partiti della maggioranza sono tutti occupati a risolvere i loro guai e beghe interne, mentre la linea al governo provano a dettarla Casapound e Vannacci. Dopo la sonora sconfitta referendaria, incurante del…
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Ai metalmeccanici che hanno scioperato bloccando la tangenziale di Bologna e adesso sono tutti indagati sotto gli effetti del Decreto Sicurezza, va tutta la mia stima, tutto il mio rispetto tutto il mio ascolto. Ricordo molto bene quando studiavo all'università in che misura gli scioperi mi dessero noia e mi irritassero, io dovevo arrivare in Ateneo e questi qui scioperavano! Oggi la conosco la causa di tanta rabbia, nonostante fossi allora studentessa già da 21 anni, nessuno mai mi aveva insegnato com'è che nasce uno sciopero, perché nasce, perché era, sicché non lo è più, insieme alla sanità e all'educazione, un diritto tutelato dalla legge. Nessuno mi aveva insegnato che i diritti, le tutele, le conquiste esistono soltanto grazie a un manipolo di persone coraggiose, ostinate, giuste e determinate che in diversi momenti della storia spinti dalle ingiustizie perpetrate, hanno lottato, hanno sofferto, hanno perso, e ciononostante, anche a volte sporcandosi le mani, sono rimaste unite per strappare via dal potere, forte di mezzi, di capitali e di status sociale, un lembo di sudatissima giustizia. Oggi lo so, io lo so che il mondo non è un luogo giusto, o meglio il mondo si, lo è, ma l'uomo no, l'uomo è suddito e schiavo di se stesso e dei suoi impulsi, l'uomo vuole avere, possedere, comandare e allora i più deboli sono costretti a lottare, sono costretti a sacrificarsi per la conquista di ogni microscopico diritto che i più forti costantemente tentano di sopprimere, e così accadde che leggendo e leggendo, un giorno compresi che non sempre le parole sono sufficienti, non sempre nel tiro alla fune sociale, la logica della giustizia e della parità riesce a spezzare le catene dell'avidità umana e allora c'è da scioperare, da manifestare, da spezzare l'ordinarietà, c'è da farsi sentire e se necessario c'è da urlare, da pretendere, da resistere. Chi manifesta lo fa per conquistare o difendere un diritto che riguarda anche chi decide di non partecipare, queste diecimila persone lo hanno fatto, la regione li denuncia, perché oggi manifestare costituisce reato penale e allora la mia gratitudine si fa doppia, per la voce che siete stati, e per aver dimostrato quanto una decreto pagliacciata, resti una pagliacciata anche quando si traveste forzatamente e illegittimamente da legge.
DA OGGI IN ITALIA IL DISSENSO È UFFICIALMENTE REATO
Sindaci coraggiosi e conigli muscolosi
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Sindaci coraggiosi e conigli muscolosi
Quanto coraggio, che alto grado di civiltà e che enorme carica umanitaria occorre per schierarsi contro il DL Sicurezza “Salvini” . Occorre avere le palle per mettersi contro questa trovata del Governo Conte-Salvini-Di Maio in materia di regolamentazione delle politiche di accoglienza e integrazione degli immigrati. Sicché una pletora si sindaci di città grandi e piccole, da Milano a Palermo, da Napoli a Crotone, le palle le hanno tirate fuori e addirittura alcuni di questi sindaci hanno annunciato disobbedienza civile a oltranza se il Dl Sicurezza non verrà ritirato o modificato. Ma quanto sarebbe stato bello e condivisibile se questo irrefrenabile slancio di democrazia, libertà e solidarietà dimostrato dai primi cittadini, da alcuni governatori di regione, ovvero da massimi esponenti di enti locali si fosse registrato allorché è stato introdotto in Italia il famigerato “Patto di stabilità interno” . Un marchingegno infernale servitoci dalla Unione Europea, come una mela della strega di Biancaneve, nell’ormai lontano 1999 con l’adozione della moneta unica. Da allora a oggi il solo e unico “Principe” che abbia tentato di levare il boccone fatale dalla trachea di sindaci, presidenti di regioni e province è stato nientemeno che Romano Prodi che per l’Unione Europea si sarebbe fatto scuoiare vivo come San Bartolomeo. Insomma il “Mortadella” si pronunciò contro l’eccessiva rigidità del Patto di Stabilità imposto dalla UE. Intervennero alcune modifiche, ma nel senso peggiorativo. Sindaci, presidenti di provincia e governatori di regione nel corso degli anni dall’entrata in vigore di quella trappola infernale a oggi, hanno solo guaito e neppure tanto nonostante la gravissima e irreversibile entità del danno arrecato alla vita degli enti locali, ai cittadini e allo stesso ordinamento democratico della Repubblica Italiana. Nessuno di essi ha mai dichiarato apertamente disobbedienza e disapprovazione come accade adesso per il “Decreto sicurezza di “Salvini”. Posto che in Italia al cosiddetto “terzo settore” gli rode e anche parecchio dover mettere mano a una “riconversione industriale” non più basata sulla accoglienza e assistenza dei migranti (l’integrazione di quei milioni di poveri cristi che giungono da noi è cosa della quale il Terzo settore non può che lavarsene le mani) l’aver ripiegato sul quella “fabbrica dell’infelicità” come comparto produttivo discende direttamente dalla entrata in vigore del Patto di Stabilità interno contro il quale sindaci, presidenti di provincia e governatori di regione avrebbero dovuto innalzare barricate. Senza quella maledizione piombata sull’ Italia avrebbe davvero avuto un senso far arrivare migranti con la prospettiva di integrarli con il lavoro. Ma questo, all’Italia obbediente ai dettami europei, non riesce neppure con i suoi cittadini. Fermo restando che la “rivolta” dei sindaci buonisti contro il decreto Salvini sta assumendo toni da tragicommedia, giova leggere un riassunto degli effetti del Patto di stabilità ancora funzionante a pieno regime; potrebbe servire a farsi un’idea di quanto ci stiamo allontanando dalla realtà.
Il Patto di stabilità interno fissa le regole cui devono attenersi gli Enti Locali per concorrere al raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica fissati dalle Leggi finanziarie (ora Leggi di stabilità), in relazione ai parametri di deficit e debito pubblico che derivano dagli impegni assunti a livello europeo…
In un primo periodo (1999-2005) il patto di stabilità interno ha avuto come obiettivo primario la riduzione della spesa per il personale: si è così passati dall’ingresso di un nuovo lavoratore ogni due che andavano in pensione, al rapporto 1 a 5, fino al definitivo blocco del turn over…
Secondo i dati Istat, dal 2001 al 2011, i lavoratori pubblici passano da 3.209.125 a 2.840.845; la contrazione maggiore si ha negli enti locali dove gli addetti passano da 478.805 a 428.218, con una riduzione del 10,6%. In particolare, in tutto il settore pubblico si registra una contrazione significativa del personale in settori cruciali nel sistema di welfare italiano: istruzione (-130.000), sanità/assistenza sociale (-65.000)…
In una seconda fase (2006-2010) l’obiettivo del patto di stabilità interno si allarga verso la drastica riduzione delle possibilità di investimento da parte degli enti locali. Uno studio di IFEL (Fondazione dell’ANCI) sulla situazione finanziaria dei Comuni, dimostra come nel triennio 2008-2010 il saldo finanziario medio nazionale dei Comuni sia stato di 26,5 euro procapite, realizzato attraverso la concomitante riduzione delle entrate (-12,5 euro procapite) e delle spese complessive (-39 euro procapite). Quest’ultimo risultato, peraltro, deriva da una crescita delle spese correnti (+39 euro) e da una riduzione delle spese in conto capitale (-78 euro). Detto in altri termini, in quel triennio i Comuni hanno sostanzialmente bloccato gli investimenti e ritardato i pagamenti degli stessi…
Agli inizi del 2013 i Comuni italiani avevano 9 miliardi di euro di disponibilità liquide e 9 miliardi di debiti verso le imprese. La logica avrebbe voluto che questi ultimi fossero saldati, ma molti enti non hanno potuto farlo perché il patto di stabilità interno glielo ha impedito.
Per chi volesse leggere il documento per intero ecco il relativo link: https://www.italia.attac.org/attachments/article/10328/SK4%20P~.pdf