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“Safari umano” a Sarajevo (1992-1996): quando i boia vestono abiti civili
di Enzo Rispo
Introduzione
Durante l’assedio di Sarajevo, dal 5 aprile 1992 al 29 febbraio 1996, la capitale della Bosnia-Erzegovina visse uno dei periodi più drammatici della storia europea recente. la Repubblica+3Gente+3Radio Slobodna Evropa+3 In questo contesto di conflitto conclamato, è emersa una vicenda tanto inquietante quanto poco conosciuta al grande pubblico: quella del presunto “safari umano”, ossia l’organizzazione – da parte di milizie o appartenenti a gruppi paramilitari, ma anche con la complicità di stranieri – di veri e propri “turisti della guerra” che uccidevano civili ostaggi della situazione. Radio Slobodna Evropa+3ANSA.it+3Deutsche Welle+3 In questo articolo approfondiremo: (1) il contesto dell’assedio di Sarajevo; (2) i racconti e le fonti sull’“opera” dei cecchini paganti; (3) le implicazioni giuridiche e morali; (4) come questo evento si inserisce nella memoria e nei lavori documentaristici.
1. Contesto: l’assedio di Sarajevo
L’assedio di Sarajevo è considerato il più lungo di una capitale nella storia della guerra moderna (1 425 giorni) e fu caratterizzato da artiglieria, cecchini, attacchi a obiettivi civili e privazioni estreme. Radio Slobodna Evropa+2faustobiloslavo.eu+2 Durante quei giorni:
- Civili che vivevano nella città erano costantemente sotto il fuoco: granate, sniper, ecc. faustobiloslavo.eu+1 - Una testimonianza ricorda per la strada “Ulica Zmaja od Bosne” (che divenne nota come “Viale dei cecchini”) dove 1.030 persone furono ferite e 225 uccise in un solo tratto. Gente - Le condizioni di vita erano al limite: assenza di acqua, elettricità, servizi, bombardamenti continui. faustobiloslavo.eu+1
Questo scenario drammatico ha creato le condizioni — tra il reale e l’aberrante — perché potessero avvenire episodi di violenza estrema contro civili.
2. I “turisti-cecchini” e l’abito civile dei carnefici
Nel corso dell’assedio sono emerse accuse riguardo a stranieri — e in alcuni casi italiani — che avrebbero pagato per poter sparare su civili a Sarajevo. Non semplici militari, ma persone “in abiti civili” che partecipavano al conflitto come se fosse un gioco o un safari.
Le fonti - Il documentario Sarajevo Safari (2022), del regista sloveno Miran Zupanič, esplora proprio questa vicenda. bsf.si+2ANSA.it+2 - Secondo l’agenzia ANSA: “Stranieri — italiani inclusi — avrebbero pagato per avere l’opportunità di sparare da postazioni della VRS su civili inermi” durante l’assedio. ANSA.it - Articoli recenti raccontano che alcuni “turisti della guerra” partivano dall’Italia (Trieste, Lombardia) per fare un “weekend” di caccia all’uomo sopra Sarajevo. TGLA7+2ilGiornale.it+2 Alcuni dettagli inquietanti - I partecipanti vestivano abiti civili o semi-militari: “Indossavano abiti civili e militari, ma ciò che li distingueva davvero erano le armi”. Gente - Secondo fonti investigative, le tariffe erano differenziate: “i bambini costavano di più, le donne e gli anziani meno o gratuitamente”. ilGiornale.it+1 - Il fenomeno è stato oggetto di denuncia anche nel sistema giudiziario bosniaco: il Prosecutor’s Office of Bosnia and Herzegovina ha aperto un fascicolo dopo la denuncia della sindaca di Sarajevo Benjamina Karić, in relazione a “persone che seminavano morte” tramite il film. Radio Slobodna Evropa Perché “in abiti civili”?
L’uso di abiti civili è particolarmente significativo:
- In un conflitto convenzionale, i combattenti indossano uniformi. Qui invece “pseudo-civili” con armi da cecchino si inseriscono nel caos urbano, confondendosi con la popolazione civile. - Questo rende assai più difficile per le vittime, per la comunità internazionale e per i tribunali identificare gli autori e attribuire responsabilità precise. - L’abito civile contribuisce a “sfumare” la linea tra combattente e civile, amplificando la dimensione del crimine di guerra perché si tratta di attacchi deliberati su non combattenti. 3. Implicazioni legali, morali e politiche Aspetto legale
Se le accuse dovessero essere confermate, le azioni rientrerebbero nella categoria di crimini contro l’umanità o crimini di guerra, in quanto dirette contro civili inermi. In Italia è stata aperta un’inchiesta dalla Procura della Repubblica di Milano per omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e dai motivi abietti. lumsanews.it+1 In Bosnia, come detto, è stato avviato un procedimento per verificare i fatti narrati dal documentario Sarajevo Safari. Radio Slobodna Evropa
Aspetto morale e politico - Il fenomeno mette in luce la dimensione più oscura della guerra: quando si trasforma in intrattenimento, quando la vita del nemico — che è spesso un civile — diventa un “bersaglio per sport”. - È un richiamo forte alla memoria: non soltanto delle vittime dirette, ma anche del contesto in cui la comunità internazionale, gli stati e le forze intervenute hanno gestito o dovuto gestire la protezione dei civili e la giustizia post-conflitto. - Per l’Italia pone interrogativi su come cittadini italiani possano essere coinvolti – direttamente o indirettamente – in scenari di guerra e non solo come osservatori o operatori umanitari, ma come partecipanti attivi. 4. Memoria, racconto, documentazione
Il tema del “safari umano” a Sarajevo è tuttora poco approfondito nei grandi libri di storia, ma assume progressiva rilevanza grazie a film, articoli e procedure giudiziarie.
- Il documentario Sarajevo Safari è un punto di riferimento utile per chi vuole comprendere questa vicenda in profondità. bsf.si+1 - Articoli recenti (2025) ne stanno riportando alla ribalta la portata, con nuove inchieste giornalistiche e giudiziarie. TGLA7+1 - Nel tuo blog (che immagino curi con attenzione con la rubrica “datasenti-acon” o simile) potrebbe essere utile collegare questa vicenda a temi più ampi: turismo di guerra, mercenarismo, responsabilità internazionale, memoria dei civili nei conflitti urbani.












