Dormiva. Nessuno la disturbava. Stava bene nella sua stanza. Ignara di tutto. Sentì un urlo agghiacciante che la fece svegliare. Sobbalzò e, spaventata, si alzò per andare a nascondersi dentro l'armadio. Qualche secondo dopo, si sentirono altre grida. Capì che erano i suoi genitori. Per la paura, scoppiò in lacrime e chiuse gli occhi. Sentì i passi di qualcuno andare nella stanza accanto. Lì si sentì un altro urlo. Era la sorellina. Ormai, era arrivato il suo turno. La casa era silenziosa ora. Poteva sentire il respiro dell'intruso. Era affannato. Se lo sentiva addosso. La porta, si aprì. Lei non fiatò più. Si poteva percepire la tensione che c'era in quella stanza. L'odore aveva impregnato l'aria. I passi lenti si avvicinarono alla finestra. Si ferarono. Riprese, per un istante, a respirare. L'anta dell'aradio, si aprì. La ragazza non emise un fiato per il terrore. Rimase lì, fissando gli occhi insaguinati di quello che sarebbe stato il suo boia. Sul volto dell'assassino comparve un sorriso perverso. Un sorriso colmo, di pazzia, di felicità insana all'idea di riuscire a realizzare il suo obiettivo malato ed infelice.In quel moento, lei, malediceva la sua famiglia e se stessa, per tutte le cose che avevano fatto. -Quali sono le tue ultime parole?- Esordì lui con quel sorriso. -Se ti abbiao causato dolori o sefferenze, spero che riuscirai a perdonarci, un giorno...- -Non si può perdonare un mostro.- Alzò la lama, e la trafisse. Sentì il coltello, freddo, trapassarla, conficcarsi in profondità nel suo stomaco. Con le sue ultime energie, alzò lo sguardo con occhi lucidi e supplicanti. -Scusa ancora per quel che ti abbiamo fatto...- sospirò. Sputò sangue e morì. Quando il corpo divenne freddo, l'assassino lo allontanò dalla lama e uscì con la stessa facilità con cui entrò. Qualche giorno dopo, giravano dei polizziotti in quella casa. Erano lì per indagare sulla morte della famiglia. Mentre raccoglievano delle impronte sulle scale, un'asse si ruppe e un paio di poliziotti rischiarono di cascarci dentro. Dopo averli tirati fuori, scoprirono una botola all'inizio delle scale. Si sentiva un odore di morte, putrefazione e cadavere. Era insopportabile. Presero delle mascherine, e scesero. Era buio. Un buio maligno. Un di quelli che nascondono cose terribili al loro interno. Cercarono a tentoni un qualcosa per accendere una luce. Piccola o grande che fosse. Dopo cinque minuti passati a cercare, trovarono un interruttore. Premettero il pulsantino. Quel che videro si orribile. Purtroppo, il mio ruolo di narratore mi costringe a raccontarvi, ma voi... Voi potete decidere se continuare o meno. Quel che videro i poliziotti fu una specie di sala operatoria creata da una mente disturbata. C'erano corpi tagliati a ,età. Altri totalmente sfigurati. Altri ancora con le viscere buttate a terra. A ogni corpo mancava qualcosa. In un angolo del laboratorio, c'erano dei mostri. Metà uani e metà animali. Emettevano dei lamenti, quasi piangendo. Alla fine della stanza, vi erano dei camici insanguinati appesi al muri. Esattamente, quattro. Alla fine, quel pazzo, aveva un motivo per ucciderli tutti. Si può anche dire che, sia stato una specie di eroe.
Il bene che c'è nel male - Una mia storiella del cazzo :)












