Der Landtagsabgeordnete der Süd-Tiroler Freiheit, Bernhard Zimmerhofer, ruft die SVP auf, endlich die Zeichen der Zeit zu erkennen und konkrete Schritte für ein Süd-Tirol ohne Italien zu setzen. Die Zeiten des “Blumen am Wegesrand ” zu pflücken, so wie es Altlandeshauptmann Magnago praktiziert hatte, sind vorbei! Das lässt die politische und wirtschaftliche Lage des Staates nicht mehr zu!
Kompatscher rottama Durnwalder, Urzì: "contagiato dal Renzismo"
Kompatscher rottama Durnwalder, Urzì: “contagiato dal Renzismo”
Il renzismo ha contagiato profondamente Arno Kompatscher nei panni addirittura di rottamatore di Luis Durnwalder al quale ha riservato, senza citarlo, un siluro potentissimo facendo intendere che nel passato quella classe dirigente si comprava i voti con i contributi a pioggia.
Così esordisce Alessandro Urzì (l’Alto Adige nel Cuore), che continua ancora:
Sull'assoluzione di Durnwalder Fraccaro ci vuole vedere chiaro
Sull’assoluzione di Durnwalder Fraccaro ci vuole vedere chiaro
«Il processo Durnwalder si è concluso da poco con l’assoluzione dell’ex Landeshauptmann. Ma c’è un elemento che getta sull’intero procedimento giudiziario una luce sinistra, quella del potenziale conflitto di interessi:Durnwalder è collega in affari con il fratello di uno dei giudici del processo Sonderfonds, Ivan Perathoner.Un legame indiretto, certo, ma che tuttavia a nostro avviso avrebbe…
Mitterhofer: Durnwalder hätte das Zeug gehabt, uns von Italien loszureißen
Mitterhofer: Durnwalder hätte das Zeug gehabt, uns von Italien loszureißen
In den Dolomiten vom 21.-22. Februar steht neben dem Foto von Alt-LH Durnwalder die Aussage von ihm als Titel: „Ist das der Dank für meinen Einsatz, das tut weh“! Und auf Seite 13 unter Südtirol wiederum der von Durnwalder: “Man hat mich allein gelassen“. Das sind schwere Anklagen von einem Landeshauptmann, der 25 Jahre sehr aktiv für unser Land gearbeitet hat!
Sempre difficile lasciare, anche se non costretti a farlo. Per chi resta al potere per più e più lustri, la posizione di comando e il ruolo di rappresentanza di una comunità diventano quasi connaturati con la propria percezione della vita. Non si riesce a pensarsi altrimenti. Non sembra esserci alternativa tra i riflettori e il silenzio. Quando si ricoprono importanti incarichi la politica è capace di dare grandi soddisfazioni. È gratificante poter dimostrare a tutti le proprie capacità di risolvere i problemi; è bello aiutare le persone (magari con i soldi pubblici); inorgoglisce essere al centro dell’attenzione, avere uno stuolo di segretari, vedere che la gente pende dalle tue labbra. Questo è il meccanismo del potere, a qualsiasi livello si manifesti, in qualsiasi ambito si applichi. Non c’è soltanto la sfera della politica, ma anche sul lavoro, in famiglia, nelle organizzazioni laiche e religiose, si può manifestare il fascino di sentirsi superiori agli altri. Di essere meglio di loro, di poter comandare su di loro. È la dialettica “servo-padrone”, in tutte la sue declinazioni, per altro simili in ogni tempo e in ogni luogo. Nessuno può dirsi immune dalla sirena del potere. In questo modo si struttura la società degli uomini. Gli antidoti sono le leggi, le regole della giustizia, la prassi democratica, il ricambio ai vertici, i controlli di organismi indipendenti: insomma le istituzioni politiche, in grado di sopravvivere ai destini di un singolo.
“Il potere logora chi non ce l’ha”. La battuta di Giulio Andreotti (deceduto a 94 anni) si conferma come l’esatta fotografia della realtà italiana, e non solo. Bisogna stare a tutti i costi abbarbicati alla propria sedia. È una reale questione di vita o di morte. Se si raggiungono ruoli apicali, tornare indietro sembra impossibile. L’età anagrafica scompare. In televisione i nostri politici sembrano eterni cinquantenni. Finchè sono arrivati due fenomeni completamente diversi: Napolitano (88 anni) e Renzi (38). Mezzo secolo li divide. Il comunista più filoamericano d’Italia e il bambino che ha mangiato i comunisti. Renzi ha imposto il ricambio, la “rottamazione” come categoria essenziale di azione politica, riuscendo nell’impresa di annichilire il ceto dirigente burocratico del PD. Renzi è la versione democratica di Grillo (65 anni). Il comico tribuno eversore, minacciando il clangore della violenza, vuole mandare a casa tutti; il sindaco di Firenze lo ha fatto con le primarie. Una sostanziale differenza che però non cancella del tutto la tendenza populista del giovane segretario del PD.
Di fronte a lui Napolitano. Statuario anche se ormai ingobbito, eterno anche se sta per arrivare ai novanta. Un monarca istituzionale, il vero garante del governo Letta (47 anni), l’inamovibile gestore della lunghissima crisi italiana. Altri e altri appellativi si sono dati a re Giorgio. “Se non ci fosse lui, ci sarebbe il caos”, affermano i sostenitori. “Napolitano è passibile di impeachment”, attaccano gli avversari. La realtà ci parla di un Presidente della Repubblica sempre più indispensabile. Una circostanza che dimostra la fragilità della nostra democrazia. L’indispensabilità ci rimanda infatti a regimi aristocratici, monarchici, autoritari. Il potere reale è nelle mani di chi decreta e gestisce lo “stato d’eccezione”. Così sembra accadere oggi in Italia. Napolitano lascerà quando “si sono fatte le riforme”. La commissione bicamerale Bozzi (il primo tentativo di riforma costituzionale) data 1983…tra 30 anni ci sarà ancora Napolitano?
A sentire il medico di Berlusconi e Don Verzè (pace alle loro anime) 120 anni è un’età giusta per rimanere sulla breccia: Silvio (77 anni) sta prendendo alla lettera la loro profezia. È agli arresti domiciliari ma gira per Roma con le sue deputate, le sue aziende raddoppiano in borsa, nascono i club “Forza Silvio” e anche i club “Forza Dudù”, il cagnetto della fidanzata. Bella vita per uno che ha subito il “plotone di esecuzione della sinistra”. Se il fisico regge e i riflettori sono accesi, ecco che le energie si moltiplicano. Il potere dà forza e vita. Mao nuota anche a 80 anni, benchè l’immagine sia un fotomontaggio.
Qui in Trentino le cose (forse) vanno diversamente. Dellai (54 anni) diventa deputato perché per legge non può fare il quarto mandato in provincia, Pacher (57 anni) lascia con motivazioni ancora poco chiare ma ugualmente vuole salutare la comunità “con un pensiero” insieme al Priore di Bose Enzo Bianchi (70 anni). Inedito modo per dire arrivederci alla politica. Difficile tornare alla normalità, forse bisogna avere qualche aiuto spirituale, o almeno interiore. Perché in fondo il potere logora, non tanto la salute quanto l’anima.
[Editoriale pubblicato sul Trentino del 14/12/2013]