Le interviste agli eroi delle Mille e una Notte
IN ESCLUSIVA SULLO “SPIRITOSO ASSOLUTO”
Ali Babà, ormai vecchio e con la barba cotonata, ci riceve seduto su un tappeto, sfoggiando il sorrisetto spigliato di chi nella vita ne ha viste tante. A servirci il tè, fra una danza della spada e un’improvvisazione al liuto, c’è la fedele schiava Morgiana, quella che è diventata sua nuora dopo avergli salvato la pelle per cinque o sei volte con le sue diaboliche astuzie.
“Allora”, ci chiede, “qual buon vento vi porta qui? In che cosa posso esservi utile?”
Beh, signor Babà, è un’emozione già solo conoscere una celebrità come lei…ma a incuriosirci, in particolare, è la sua dimestichezza con i ladroni. Perché non ci insegna qualcosa su di loro, e su come averci a che fare?
“Volentieri. Vedete, uno dei miei rammarichi è sempre stato questo: dalla favola pare che io mi sia svegliato da un giorno all’altro e abbia messo a segno il mio colpo grazie a un pizzico di fortuna. Ma la realtà è ben diversa. Prima di azzardarmi a rapinare i Quaranta Ladroni, ho dovuto osservare e studiare i loro comportamenti per anni, anzi, per decenni. E ho dovuto studiare sui libri tutto ciò che avevano fatto in un passato ancora più lontano”.
Ciò la rende, forse, il più grande esperto mondiale di ladroni…
“Andateci sempre cauti con l’aggettivo mondiale” (ridacchia).
Su, allora, ci racconti. Ci racconti il passato dei Quaranta Ladroni. Ci regali, come dire, questo prequel.
“D’accordo. Cominciamo da un’ovvietà. Quand’è che ti conviene abbracciare la carriera del ladrone?”
Così, su due piedi, ci verrebbe da dire: quando la gente che ti circonda è mediamente più debole e indifesa di te.
“Certo, questa componente c’è, perché l’occasione fa l’uomo ladro. Proprio un vostro filosofo italiano diceva, se non sbaglio: «Non è ragionevole che chi è armato obedisca volentieri a uno disarmato». Ed è vero che nell’Impero Abbaside, a quell’epoca, quasi tutti i sudditi erano contadini ingenui, facili da depredare. Ma c’è un altro fattore da considerare.
La regione da cui proveniva gran parte delle bande di ladroni era povera di materie prime. Ossia, non aveva le risorse fondamentali per andare avanti. Avete presente? Ferro per le armi. Benzina per i trasporti. Combustibili per produrre elettricità. In alcuni luoghi, lo spazio era talmente ristretto e il clima talmente poco vario che bisognava importare addirittura le derrate alimentari”.
In questi casi, ti tocca commerciare…
“Oppure fare il predone, per l’appunto”. (sorseggia del tè). “O, meglio ancora, inventarsi una forma raffinata di saccheggio travestito da commercio. Comunque sia, questo è lo sfondo da tenere a mente, se si vuole capire la mentalità dei Quaranta Ladroni e le ragioni della loro prodigiosa ascesa”.
In che anni cominciarono a farsi notare?
“Negli anni che seguirono la Seconda Guerra tra Bande. Un conflitto sanguinosissimo, che aveva ridotto in macerie intere province dell’Impero. Tra cui la loro”.
Ma se gli restavano solo macerie, come hanno fatto ad avviare la loro attività criminale?
“C’era solo un’organizzazione che non aveva subìto danni dalla guerra: l’Unione delle Sciabole Argentate (abbreviato USA). L’USA aveva già collaudato un sistema efficientissimo di saccheggi ai danni dei contadini delle varie province imperiali. Negli anni successivi alla guerra, l’USA permise ai predoni superstiti delle vecchie bande di inserirsi nel suo sistema, e li finanziò a peso d’oro coi tesori che aveva già accumulato, in cambio della loro fedeltà”.
Tra questi c’erano anche i Quaranta Ladroni?
“Esatto. C’erano anche loro. In poco più di un decennio, grazie agli aiuti dell’USA, quei quaranta debosciati fecero una carriera così folgorante da ritrovarsi nel club delle bande più benestanti e prestigiose dell’Impero”.
Quante bande facevano parte del club?
“Considerate che meno di dieci bande, di cui l’USA era la prima e i Quaranta Ladroni erano la quinta o la sesta, si spartivano oltre l’80% di tutte le ricchezze dell’Impero”.
Il segreto di un successo così eclatante?
“Al solito: quando una banda di predoni pretendeva le risorse di un villaggio di contadini, nessuno, o quasi, osava contraddirla. La superiorità militare e finanziaria delle bande, rispetto ai villaggi, era schiacciante. Così, tutti i prodotti e i benefici tratti da quelle risorse venivano goduti nel covo della banda, senza che ai contadini restasse nulla”.
“È la legge del più forte, bellezza”.
Ma la legge del più forte valeva anche all’interno della banda?
“Questo, lo ammetto, era meno scontato. All’interno di ogni covo si è molto discusso e lottato, per oltre mezzo secolo, per decidere come spartirsi il bottino. I ladroni più poveri facevano lega contro quelli più agiati…i più giovani protestavano contro i veterani…e ci si dava delle regole, dei vincoli, dei codici, che ratificassero ogni volta il nuovo stato di cose. Una saga davvero appassionante. Che spesso, peraltro, ha portato ad una spartizione davvero molto equilibrata”.
Tutto questo, però, se non abbiamo capito male, avveniva soltanto nel chiuso di un covo, e riguardava una ricchezza che restava pur sempre il bottino di un furto.
“Naturalmente. Chiunque fosse dentro quel covo, anche i poveri, anche i bambini, viveva comunque di quel bottino. Tutti lavoravano, mangiavano, bevevano e mantenevano le loro famiglie grazie a un gigantesco furto originario.
Che effetto psicologico ha avuto sui Quaranta Ladroni l’arrivo improvviso di tutta quella ricchezza?
“Quello che immaginate. Si sono dati alla pazza gioia. Spreco di cibo, spreco di energia, spreco di terreno…e due sole preoccupazioni: da un lato, impedire a qualunque estraneo di venire a godersi un po’ del loro tesoro, dall’altro, rendersi la vita più comoda possibile, anche a costo di far entrare qualche estraneo che si sobbarcasse i mestieri servili”.
E quando il tesoro ha cominciato ad esaurirsi? Si sono ravveduti?
“Macché. Hanno iniziato a indebitarsi. Anche questo è comprensibile, in realtà, mettendosi nei loro panni. Una volta assaggiata la vita del nababbo, è difficile che torni a sgobbare…piuttosto, ti indebiti”.
Ti indebiti, ti indebiti, e alla fine?
“Alla fine ti ritrovi invecchiato e infiacchito, quindi meno capace di un tempo di fare il prepotente coi contadini, ma insieme più bisognoso di denaro liquido, per le cure che richiede la vecchiaia”.
È allora che è intervenuto lei, signor Babà?
“Esatto. Sono arrivato e…zacchete! Ho soffiato ai Quaranta Ladroni una fetta enorme della loro ricchezza. Già prima la loro situazione non era rosea…figuriamoci adesso che ci sono in campo anch’io!”
Non le fanno un po’ di pena, a riguardarli?
“Come no. Un vecchio che soffre fa sempre pena, anche se da giovane era un prepotente. Ma la pena passa subito, sapete quando? Appena vedo che nemmeno adesso si ravvedono! E insistono, ancora più rabbiosi, col loro comportamento di sempre: razziare quel che ancora possono razziare, sprecarlo dopo averlo razziato, e macellare tutti gli estranei che provino a entrare nel loro covo, a meno che non gli tornino utili come schiavi”.
Perché ci fischiano le orecchie?