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Mai visto nulla del genere a Buckingham Palace #boomerissimo #queenelizabethii #rock #billhaley #rocknroll #UnoRadio
La regina rock: quella sera a Buckingham Palace un’incredibile prima volta
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Elisabetta II ha incarnato la tradizione e l’unità della nazione. Ha saputo farlo anche con la grazia di chi sa quando rompere le regole. Come quella sera in cui a Buckingham Palace si vide qualcosa che mai si era visto prima. Ci manca Elisabetta II, quella sovrana che più sovrana non si poteva. Ma che ha saputo essere anche icona pop. Un’ancora, un porto sicuro per un paese che non solo ha…
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L’ultima fotografia ufficiale della Regina, Elisabetta II. È stata scattata quest’anno per celebrare il Giubileo di Platino di Sua Maestà, il primo monarca a raggiungere questo traguardo. Oggi, giorno del suo funerale, milioni di persone si uniranno per commemorare la sua straordinaria vita. • • • • • #ElisabettaII #thequeen #theking #italianblogger #dresses #outfit #clothes #fashion #style #instadress #gown #ootd #moda #fashiondress #couture #fashionista #styleoftheday #fashionblog #instadresses #fashionaddict #dressup #fashionstyle #igfashion #travel #trip #book #italianstyle https://www.instagram.com/p/CirLFgyopP1/?igshid=NGJjMDIxMWI=
<<The London Bridge is down>> "Hoy necesitamos un tipo especial de coraje. No del tipo que se necesita en la batalla, sino del tipo que nos hace defender todo lo que sabemos que es verdadero y honesto. Necesitamos el tipo de coarje que pueda resistir la corrupción sutil de los cínicos, para que podamos mostrarle al mundo que no tenemos miedo del futuro". (Mensaje de Navidad, 1957) Elisabeth II, 21.04.1926 - 8.09.2022 #elisabettaii #godsavethequeen #foreverqueen #elisabethii #misrevistasmisperiodicos https://www.instagram.com/p/CiR9Vznt75C/?igshid=NGJjMDIxMWI=
Elisabetta II del Regno Unito. 1926 - 2022 #thequeenelizabeth #elisabettaii https://www.instagram.com/p/CiQb8tiLraZ/?igshid=NGJjMDIxMWI=
#queenelizabeth #godsavethequeen #tizianorepetto #elisabettaii https://www.instagram.com/p/CZqyPQoF4oi/?utm_medium=tumblr
https://paoloaugusto.blogspot.com/2020/11/the-crown-iv-stagione.html?m=1 la storiA della vita della sovrana ancora in vita #ElisabettaII, o i fatti più inutili di una delle donne più importanti del '900 - magari non è neanche vero, ma le frasi #allitteranti e quelle che esprimo le #massime-minime fanno sempre effetto. https://www.instagram.com/p/CIAr3DWp5op/?igshid=y40utcskofwd
Nomina sunt consequentia rerum
Ieri sera - mentre guidavo in direzione dell'annuale gozzovigliamento di capodanno - ho avuto modo di ascoltare alla radio parte del discorso di fine anno del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il messaggio era già iniziato da alcuni minuti e ciò mi ha permesso di sentire l'augurio finale che, data la lunghezza del discorso e la brevità del mio tragitto (nonché del mio tasso d'attenzione), diversamente non avrei avuto modo di ricevere. Mentre e parole del presidente uscivano altisonanti dalle malridotte casse della mia radio, mi chiedevo quante persone lo stessero ascoltando, di che età e quanto di questo messaggio venisse effettivamente recepito dalla "Gente". Perché il messaggio augurale del presidente della Repubblica dice molto di un paese, dell'immagine che vuole dare di sé alla nazione e all'estero, dice molto anche dell'idea di "politica" che la classe dirigente desidera veicolare.
Il messaggio di quest'anno è stato un classico fra i classici: "filtro" della scrivania presidenziale, inquadratura fissa, mezzo busto d'ordinanza, venti minuti di durata complessiva con apertura accompagnata dall'inno nazionale. Il Presidente ha dato lettura di un discorso nel quale sono state toccate le principali questioni di politica interna ed estera, elogi alle italiane e agli italiani che si sono distinti nel corso del 2014 per impegno professionale e umano, problemi e prospettive del Paese. Registro linguistico medio alto, tono solenne, scarsi riferimenti di uso quotidiano, frasi ampie e struttura ricca di subordinate. Un messaggio complesso da seguire per durata, veste formale, struttura verbale. Un discorso da seguire con attenzione e non affettando il pane per le tartine.
Siamo molto distanti dal messaggio di Natale della regina Elisabetta II che, in sette minuti comprensivi d'introduzione e chiusa musicale, augura ai sudditi serene feste. La rigidità formale di Sua Maestà è stemperata da un discorso condotto direttamente di fronte al pubblico: una sedia con alle spalle l'albero di Natale e un tavolo con foto di famiglia. L'augurio si gioca in gran parte su un'alternanza parola/immagine con un immediato richiamo iconico ad una statua raffigurante la riconciliazione (parola chiave di tutto il discorso) che ritorna, collocata magistralmente a metà della "performance" e in chiusa, come vero e proprio fil rouge. A rendere ancor più fruibile e "movimentato" il messaggio concorrono i filmati di repertorio che, inseriti in diversi punti del discorso, accompagnano visivamente i ricordi dell'anno appena trascorso. I ringraziamenti non sono mai rivolti a singoli individui, ma a categorie meritevoli d'encomio e l'intera narrazione avviene all'insegna della sintesi. Frasi brevi e paratattiche (certamente aiutate dalla struttura della lingua, ma al contempo frutto di una precisa scelta comunicativa), parole di uso comune (per quanto pronunciate con impeccabile dizione), attenzione alla mimica soprattutto nel congedo finale.
La stessa attenzione per mimica ed espressività dimostra il primo ministro inglese David Cameron, che sceglie di concentrarsi soltanto su due temi per il suo discorso di fine anno: il lavoro e il concetto di unità. Il richiamo al lavoro è chiaro fin dalla prima inquadratura: ci troviamo in una fabbrica e i macchinari, con il loro costante movimento, fanno da sfondo mobile alle parole del primo ministro. Il lavoro è il motore della nazione e il motore della nazione macina anche a Capodanno. Si alternano solo due inquadrature, mezzo busto e primo piano, ma l'impressione complessiva non è di staticità. Non ci sono oggetti che si frappongono fra Cameron e il suo pubblico, la brevità del messaggio (3 minuti) e il ritmo incalzante, impediscono in sostanza il calo d'attenzione. Il riferimento finale a chi ha sostenuto il suo operato politico nel corso dell'anno è l'unica concessione ad un ringraziamento per categorie di tutto il discorso. Per i restanti minuti il primo ministro parla alla Gente.
Rapidità, immediatezza, concisione sono le caratteristiche principali del messaggio di Natale (e allo stesso modo di quello di fine anno) del presidente Obama. Il video si apre con una dichiarazione precisa d'intenti: non vi porterò via troppo tempo, perché il Natale è un momento da dedicare alle persone amate. Il video dura effettivamente meno di tre minuti e vede alternarsi nell'augurio alla Nazione il presidente e la first lady che, seduti fianco a fianco come una coppia qualunque, vengono ripresi a mezzo busto con alle spalle un camino e l'albero di Natale. Il più classico dei classici. Pochi riferimenti a temi strettamente politici, molti richiami a temi "del cuore" come quello del ritorno a casa delle truppe impegnate in missioni all'estero e la riconoscenza loro dovuta da parte del paese. Famiglia, la felicità, la salute sono l'oggetto principale degli auguri presidenziali, che si chiudono con un disteso sorriso di coppia. E ci sembra quasi di aver appena salutato gli amici che ci hanno ospitato per il pranzo di Natale.
Più rigidamente impostati e più vicini ai nostri auguri presidenziali quelli indirizzati alla Francia dal primo ministro François Hollande che, dopo un apertura accompagnata dall'inno nazionale, ci accoglie dietro la scrivania presidenziale distinguendo con nettezza gli spazi: la politica e le istituzioni di qua dal tavolo, la Gente dall'altra parte. Anche in questo caso due sole inquadrature concesse - mezzo busto e primo piano - un discorso che supera i dieci minuti, in cui viene affrontato il bilancio politico dell'anno appena trascorso e vengono dati spunti per un 2015 all'insegna di audacia, fiducia, speranza e progresso. Hollande cerca di compensare con una certa mimica gestuale la rigidità del set in cui si trova a parlare, ma lo sforzo è solo in parte ripagato: difficile umanizzare uno studio dorato, difficile trasmettere fiducia, energia e spinta propositiva senza mutare - nel corso del discorso - quasi mai espressione del volto.
Molto più diretto, ma d'impostazione assai differente, il discorso del premier Matteo Renzi che - tuttavia - si distingue da tutti gli esempi fin ora citati non rivolgendosi direttamente ai cittadini, ma a un pubblico di giornalisti. La conferenza stampa di fine anno (dell'agevole durata di circa due ore!) mantiene in ogni momento la sua veste ufficiale, per quanto l'eloquio di Renzi, la sua mimica, il suo approccio alle domande dei giornalisti, non sia sempre strettamente formale e si alternino momenti di grande serietà a piccoli scioglimenti della tensione. Si tratta però di un "prodotto" non paragonabile a quelli fin ora citati, motivo per cui non mi dilungo.
Cosa emerge da questo rapido confronto? Quale immagine trasmette di sé e delle istituzioni la politica italiana? Sicuramente siamo di fronte ad una ricerca di formale austerità, di riconferma delle distanze, a un tentativo di mantenimento (riaffermazione) dell'autorevolezza del discorso politico. Fra i cittadini e l'istituzione si pone un tavolo presidenziale, uno studio dorato, un'inquadratura che - per vocazione - "ingessa" la presenza sulla scena. Siamo distanti anche da noi stessi, distanti dal discorso di fine anno che nel 1983 pronunciò Sandro Pertini, seduto di fronte alle telecamere, a gambe incrociate e con una pipa in mano. Lo sguardo mobile, gli appunti presi e posati, le mani spesso al volto per accompagnare la mimica facciale. Le scuse per "aver turbato" la vigilia di capodanno, l'appello ai giovani, le braccia alzate in segno di saluto in chiusa del messaggio.
La distanza che intercorre fra questo messaggio e quello di Napolitano di ieri sera è quasi abissale e sembra andare a ritroso lungo strada di un progressivo e - auspicabilmente - fisiologico avvicinamento dei cittadini alle istituzioni. La politica italiana sembra giostrarsi fra due poli estremi: l'irrigidimento formale da "sala sterile" e il circo delle pose da copertina. Ma siamo sicuri che l'autorevolezza si recuperi solo attraverso la forma? E siamo sicuri che la forma attraverso la quale oggi si possa rendere praticabile un riavvicinamento alla politica sia quella della sacralizzazione? Se anche la regina, se anche il papa (figure "sacrali" per eccellenza) stanno andando verso una sempre crescente umanizzazione, il discorso politico, il racconto delle istituzioni può ancora considerarsi materia da testi sacri? Ciò che è stato dissacrato dalla cronaca può riacquistare sacralità o una volta che "dio è morto" conviene guardare in faccia la propria umanità e imparare ad esprimerla secondo le forme più nobili? Siamo quello che esprimiamo, ma anche come lo esprimiamo e le due cose devono, di necessità, camminare di pari passo: la perdita di senso delle parole della politica è un chiaro esempio di come fra parole e cose il nesso sia stringente. Se una deperisce l'altra non ha di che esser lieta. Dobbiamo dunque rivedere i nostri discorsi e la nostra "formalità"? Dobbiamo adeguarci passivamente alla moda politica e comunicativa del momento o restare saldi nei "principi estetici" delle nostre istituzioni?
In medio stat virtus: lo dicevano i nostri predecessori e sembrano averlo compreso assai meglio i nostri cugini anglofoni.
Ad ogni modo il colore di quest'anno era chiaramente il viola in tutte le sue gradazioni. Anche su questo ci siamo distinti con un bel rosso cardinalizio. O forse natalizio...il dubbio resta.