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Lord Shiva atop Mount Kailash
Lord Shiva atop Mount Kailash
Mount Kailash stands 6638 metres above sea level in the Tibet Autonomous Region of China, near the borders of both India and Tibet. In Hinduism, the mountain is identified as the abode of Lord Shiva, God of Destruction and of Time, and the primal Self of the entire universe. The idea of depicting India in foreshortened perspective from the Himalayas comes from a similar view of Italy from the…
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Andrea Pazienza - Pertini
Ti saluto dai paesi di domani.
Quando Pertini in televisione, dall'Irpinia, si disse sconvolto per i paesi distrutti e altrettanto sconvolto per il fatto che dopo quarantotto ore gli aiuti erano ancora del tutto insufficienti, Berlinguer capì che la vera opposizione in difesa del Paese civile, in difesa delle popolazioni povere e devastate dal terremoto, la stava facendo il capo dello Stato (un socialista). Si rese conto che attendere il cambiamento della politica della Dc stava neutralizzando il dovere di un partito di opposizione: adesso, quando c'era da denunciare con energia e credibilità l'inadeguatezza del governo e dei partiti che lo formavano - ed era appena emersa anche la storia inquietantissima della loggia massonica P2 - il Pci se ne stava seduto in disparte, in attesa di eventi che (ormai era chiaro) non si sarebbero mai più verificati. Erano due anni e mezzo che la politica stava andando in altre direzioni, era dall'inizio di quell'anno che - considerata anche l'esclusione di Zaccagnini dalla segreteria, ultimo legame con Moro e per questo ultima speranza di un ripristino del dialogo - il compromesso era stato cancellato dalla realtà. Così, dalla sera alla mattina, decise di cambiare rotta per sempre: il Partito comunista italiano ritirava ogni intenzione di rapporto politico con la Democrazia cristiana e con il Partito socialista, sceglieva l'opposizione come collocazione stabile, in autonomia (in isolamento, per meglio dire). La decisione fu così repentina che molti dei dirigenti furono svegliati nel mezzo della notte, e alcuni altri, addirittura, lo lessero la mattina dopo sulle pagine dell'Unità. Il compromesso storico era nato ufficialmente nei giorni del colera, e moriva ufficialmente nei giorni del terremoto. Ma solo ufficialmente, perché in tutta evidenza era morto prima: insieme ad Aldo Moro. La nuova linea politica si chiama "alternativa democratica". E piuttosto sorprendente, visto che negli articoli sui fatti del Cile Berlinguer aveva usato «alternativa democratica» in funzione del tutto opposta: non voleva parlare di alternativa di sinistra, ma democratica, proprio per coinvolgere tutte le forze democratiche, la Democrazia cristiana più di ogni altra. E ora usa la stessa formula per definire il ritiro dai propositi di collaborazione, una solitudine che ha intenzione di essere definitiva. Si propone una battaglia più netta, e di nuovo incline all'opposizione: la questione sociale, la questione morale, la riforma del sistema. Pone in alternativa a quello in carica un "governo degli onesti". In realtà è un governo astratto, irrealizzabile nei fatti. Il Pci non ha più la forza propulsiva di qualche anno prima, non ha più la possibilità di concludere il compromesso storico. Lo ha sancito il cambio di rotta della Democrazia cristiana dopo la morte di Moro: il nuovo alleato è Bettino Craxi. Ormai è ineluttabile.
Francesco Piccolo, Il desiderio di essere come tutti, Einaudi (collana Super ET), 2017 [1ª ed.ne 2013]; pp. 95-96.
[...]Infatti, ogni atto, ogni manifestazione, ogni iniziativa, di quel movimento è una chiara esaltazione del fascismo e poiché il fascismo, in ogni sua forma è considerato reato dalla Carta costituzionale, l’attività dei missini si traduce in una continua e perseguibile apologia di reato. Si tratta del resto di un congresso che viene qui convocato non per discutere, ma per provocare, per contrapporre un vergognoso passato alla Resistenza, per contrapporre bestemmie ai valori politici e morali affermati dalla Resistenza. Ed è ben strano l’atteggiamento delle autorità costituite le quali, mentre hanno sequestrato due manifesti che esprimevano nobili sentimenti, non ritengono opportuno impedire la pubblicazione dei libelli neofascisti che ogni giorno trasudano il fango della apologia del trascorso regime, che insultano la Resistenza, che insultano la Libertà. Dinanzi a queste provocazioni, dinanzi a queste discriminazioni, la folla non poteva che scendere in piazza, unita nella protesta, né potevamo noi non unirci ad essa per dire no come una volta al fascismo e difendere la memoria dei nostri morti, riaffermando i valori della Resistenza[...]
28 giugno 1960, il discorso più bello di Sandro Pertini contro i fascisti