Nel vagone, il caos regna sovrano. Un bambino piange con la disperazione di chi ha appena scoperto l’ingiustizia del mondo, mentre una signora anziana ingaggia un duello senza fine con il suo telefono, che continua a trillare impietoso. Intorno, passeggeri che parlano al telefono con il volume e l’enfasi di chi sta arringando una folla. E io, in mezzo a tutto questo, leggo. Scorro le pagine con la determinazione di chi si aggrappa all’ultima isola di pace in un oceano di rumore. Per fortuna riesco a isolarmi. Se così non fosse, a quest’ora sarei già allo stremo, con lo sguardo perso nel vuoto e la sanità mentale appesa a un filo.











