
seen from Singapore

seen from Singapore

seen from United Kingdom
seen from France

seen from France
seen from China
seen from Canada

seen from Canada
seen from United States
seen from Türkiye

seen from France
seen from China
seen from United States

seen from Malaysia
seen from Türkiye
seen from T1

seen from Kazakhstan
seen from Russia

seen from Canada

seen from United Kingdom
Sono state trovate possibili tracce di vita sul pianeta K2-18b, un esopianeta oceanico a 120 anni luce dalla Terra. Potrebbe essere la scoperta più promettente nella ricerca di vita extraterrestre?La ricerca di vita extraterrestreGli esseri umani sono costantemente alla ricerca di vita extraterrestre. Si tratta di una ricerca entusiasmante, che vuole risposte e che sogna in ogni piccola scoperta.Abbiamo intravisto una speranza nelle nubi di fosfina su Venere e nelle emissioni di metano su Marte. Guardiamo in alto nel cielo in cerca di una risposta e ogni volta che gli scienziati trovano qualcosa di strano su altro pianeta speriamo sempre di aver trovato quel tassello mancante che ci dica: non siete soli nell’universo!Quella che hanno trovato il team di scienziati guidati da Nikku Madhusudhan sembra essere la prova più schiacciante trovato finora. Eppure non è ancora una certezza. Una prova inconfutabile richiede molto tempo e pazienza, spiegano gli scienziati.Il pianeta K2-18bQuesta prova sorprendente è stata trovata sul pianeta K2-18b, un gigante gassoso che si trova a 120 anni luce da noi. Tracce di vita su K2-18bIl pianeta è stato scoperto nel 2017, da un gruppo di astronomi canadesi. Esso fa parte di una categoria di pianeti conosciuti come sub-Nettuno. Questi pianeti sono significativamente più grandi dei piccoli mondi rocciosi delle zone interne dei sistemi solari, come la Terra o Marte, ma molto più piccoli dei giganti gassosi esterni.Esso fa anche parte di quel gruppo di pianeti conosciuti come Hycean, un termine nato dalla fusione di idrogeno e oceano. Gli scienziati hanno ipotizzato, infatti, che K2-18b sia ricoperto da un oceano caldo di acqua allo stato liquido, sovrastato da un’atmosfera ricca di idrogeno, metano e altri composti del carbonio.Dimetilsolfuro su K2-18bLa svolta, tuttavia, è arrivata quando il team guidato da Madhusudhan ha identificato delle tracce di dimetilsolfuro, un composto chimico formato da zolfo, carbonio e idrogeno.Si tratta di una scoperta sorprendente, perché sulla Terra esiste la molecola di dimetilsolfuro, ma l’unica fonte in grado di creare tale molecola è la vita.Sulla Terra essa viene creata dalle alghe marine ed è la molecola che contribuisce a diffondere nell’aria quel particolare odore di salsedine che conosciamo tutti.“Questo è un momento cruciale. È la prima volta che l’umanità intravede potenziali biofirme su un pianeta situato nella zona abitabile della sua stella”, spiega Nikku Madhusudhan, astronomo dell’Università di Cambridge e autore dello studio.Non è una prova certaPossiamo, quindi, dire che K2-18b profuma di salsedine, ma questo non ci dice ancora con certezza che su di esso vi sia la vita. Tracce di vita su K2-18bGli scienziati hanno “osservato” il pianeta con il telescopio James Webb e grazie ad esso sono stati in grado di identificare la molecola.È incredibile quanto forte e robusto è stato il segnale, segno evidente che sul pianeta vi è un’altissima concentrazione di dimetilsolfuro, e anche di una molecola molto simile, il dimetildisolfuro.Sebbene il team di astronomi sia entusiasta della scoperta, la comunità scientifica dice di stare calmi, perché ancora non possiamo affermare con certezza che il pianeta K2-18b ospiti la vita.“Non è la prova definitiva. È un indizio significativo, ma non possiamo ancora affermare con certezza che il pianeta sia abitabile”, precisa Stephen Schmidt, planetologo della Johns Hopkins University.“Non è interesse di nessuno dichiarare prematuramente di aver scoperto la vita”, conclude Nikku Madhusudhan. Read the full article
Tracce biologiche su un pianeta Hycean
Gli scienziati di Cambridge hanno scoperto possibili forme di vita a 124 anni luce dalla Terra. A circa 124 anni luce dalla Terra è stata scoperta quella che gli scienziati ritengono la più grande prova che al di fuori del nostro sistema solare esistano firme biologiche: è quanto dettagliato in un nuovo studio scientifico guidato da ricercatori dell’Università di Cambridge, sottoposto a revisione paritaria e pubblicato sulla rivista scientifica The Astrophysical Journal Letters. Analizzando i dati del telescopio spaziale James Webb, gli autori hanno rilevato nell’atmosfera dell’esopianeta K2-18b la presenza di due molecole che sulla terra sono prodotte esclusivamente da organismi viventi. Si tratta di osservazioni che, secondo quanto pubblicato nel nuovo studio, hanno raggiunto una significatività statistica tale per cui la probabilità che siano avvenute per caso è dello 0,3%. «È stata una realizzazione incredibile vedere i risultati emergere e rimanere coerenti nonostante le ampie analisi indipendenti e i test di robustezza. Il segnale è arrivato forte e chiaro», commentano i coautori, sottolineando d’altra parte che, nonostante si tratti per loro della prova più forte raccolta finora, serviranno ulteriori analisi per raggiungere una significatività statistica che permetta di confermare definitivamente il risultato.
Spettro di trasmissione dell’esopianeta K2-18b ottenuto tramite lo spettrografo MIRI del JWST. Credit: A. Smith, N. Madhusudhan Le molecole rilevate sono il dimetil solfuro (DMS) e il dimetil disolfuro (DMDS). Si tratta di composti a base di zolfo che, sulla Terra, vengono generati da forme di vita come il fitoplancton marino. Per questo motivo, spiegano gli esperti, sono considerate “biofirme”, ovvero indizi potenzialmente attribuibili all’attività biologica. Anche per questo motivo, infatti, negli ultimi anni l’interesse per queste molecole è aumentato, soprattutto in relazione ai cosiddetti “pianeti Hycean”, ovvero mondi coperti da oceani sotto un’atmosfera ricca di idrogeno che, secondo alcuni modelli teorici, potrebbero ospitare condizioni favorevoli alla vita. Tra questi, è stato analizzato proprio K2-18b, che si trova a 124 anni luce dalla Terra, nella costellazione del Leone, ha una massa 8,6 volte quella terrestre e un diametro 2,6 volte superiore. Si tratta di un esopianeta che orbita nella zona abitabile della sua stella – una nana rossa – e che in passato aveva già permesso ai ricercatori di rilevare tracce di metano e anidride carbonica nella sua atmosfera. Le nuove analisi, invece, sono state rese possibili grazie a un particolare strumento del telescopio James Webb – il cosiddetto MIRI, sensibile al medio infrarosso – che ha fornito una linea di prova indipendente e più solida rispetto alle precedenti, basate sugli strumenti NIRISS e NIRSpec. «Un altro segnale, più debole, suggeriva la possibilità che su K2-18b stesse accadendo qualcos’altro. Non sapevamo con certezza se il segnale visto l’ultima volta fosse dovuto al DMS, ma anche solo un accenno di ciò era abbastanza interessante da spingerci a dare un’altra occhiata con il JWST usando uno strumento diverso», ha commentato il professor Nikku Madhusudhan dell’Istituto di Astronomia di Cambridge, che ha guidato la ricerca. Nonostante le evidenze raccolte in precedenza avessero solo suggerito la presenza di tali molecole, il nuovo strumento ha fornito quindi una chiara prova che il segnale osservato è significativamente compatibile con la presenza di una o entrambe, che hanno mostrato caratteristiche spettrali sovrapposte. Ciò significa che i due composti assorbono luce nelle stesse lunghezze d’onda o in intervalli molto simili dello spettro elettromagnetico, un po’ come due strumenti simili che suonano la stessa nota nello stesso momento. «È stata una realizzazione incredibile vedere i risultati emergere e rimanere coerenti nonostante le ampie analisi indipendenti e i test di robustezza», ha commentato il coautore Måns Holmberg – ricercatore presso lo Space Telescope Science Institute di Baltimora – aggiungendo che le concentrazioni rilevate sono di circa dieci parti per milione, ovvero migliaia di volte superiori a quelle rilevate sulla Terra. «Precedenti studi teorici avevano previsto che alti livelli di gas solforosi come DMS e DMDS fossero possibili sui pianeti Hycean. E ora li abbiamo osservati, in linea con quanto previsto. Considerando tutto ciò che sappiamo di questo pianeta, un mondo Hycean con un oceano brulicante di vita è lo scenario che meglio si adatta ai dati in nostro possesso», continua Madhusudhan, avvertendo però che nonostante la significatività statistica rilevata – tre sigma, ovvero una probabilità dello 0,3% che sia avvenuto per caso – per raggiungere la soglia che renderebbe il risultato scientificamente assodato servirà spingere tale quota a cinque sigma, ovvero una probabilità di casualità inferiore allo 0,00006%. In tutti i casi, concludono i coautori, ad oggi si tratta della prova più rilevante di possibile attività biologica al di fuori del nostro sistema solare. Read the full article
Due articoli, uno pubblicato sulla rivista 'Nature' e uno sulla rivista 'Astronomy & Astrophysics', riportano i risultati di altrettanti stu
Due articoli, uno pubblicato sulla rivista "Nature" e uno sulla rivista "Astronomy & Astrophysics", riportano i risultati di altrettanti studi dell'esopianeta WASP-121b, nome ufficiale Tylos, che descrivono diversi aspetti della sua atmosfera davvero turbolenta. Due team di ricercatori con vari membri in comune che includono Lorenzo Pino e Francesco Borsa dell'INAF (Istituto nazionale di astrofisica) ha usato lo strumento ESPRESSO montato sul VLT (Very Large Telescope) dell'ESO in Cile sfruttando la combinazione dei quattro telescopi per esaminare l'atmosfera di Tylos nel corso di un transito completo di fronte alla sua stella. Il risultato è stato una mappatura degli strati dell'atmosfera e la rilevazione delle tracce di vari elementi chimici tra cui sodio, ferro e titanio.
Un articolo pubblicato sulla rivista 'Astronomy & Astrophysics' riporta l'individuazione dell'esopianeta che è stato catalogato come HD 2079
Un articolo pubblicato sulla rivista "Astronomy & Astrophysics" riporta l'individuazione dell'esopianeta che è stato catalogato come HD 20794 d. Un team di ricercatori ha usato dati raccolti nel corso di oltre vent'anni con gli spettrografi ESPRESSO, montato sul VLT, e HARPS, all'Osservatorio di La Silla, entrambi dell'ESO in Cile, per individuare HD 20794 d e definirne orbita e caratteristiche. L'analisi indica che si tratta di una super-Terra con una massa quasi sei volte quella della Terra con un'orbita molto ellittica che lo porta nella zona abitabile del suo sistema stellare per una parte dell'anno.
K2-18b, situato a circa 120 anni luce dalla Terra è un esopianeta che secondo molti studiosi potrebbe ospitare la vita.
Un articolo pubblicato sulla rivista 'Nature' riporta uno studio sull'esopianeta catalogato come TIC 241249530 b che lo etichetta come un pr
Un articolo pubblicato sulla rivista "Nature" riporta uno studio sull'esopianeta catalogato come TIC 241249530 b che lo etichetta come un progenitore di un gioviano caldo. Un team di ricercatori ha usato vari telescopi per studiare TIC 241249530 b e cercare di comprenderne le caratteristiche e l'evoluzione. Questo gigante gassoso ha un'orbita estremamente eccentrica, nel senso che è estremamente allungata, che potrebbe cambiare notevolmente con il passare del tempo.
Due articoli, uno pubblicato sulla rivista 'Monthly Notices of the Royal Astronomical Society' e uno su 'The Astrophysical Journal Letters',
Due articoli, uno pubblicato sulla rivista "Monthly Notices of the Royal Astronomical Society" e uno su "The Astrophysical Journal Letters", riportano conferme indipendenti della scoperta dell'esopianeta Gliese 12 b, che ha dimensioni molto vicine a quelle della Terra ma orbita attorno a una nana rossa che ha massa e dimensioni che sono attorno a un quarto di quelle del Sole. Due team di ricercatori hanno usato osservazioni condotte dal telescopio spaziale TESS della NASA e conferme ottenute con altri strumenti per verificare l'esistenza di Gliese 12 b. Le informazioni disponibili non rivelano se abbia un'atmosfera ma vari fattori lo rendono un buon candidato per ricerche mirate con il telescopio spaziale James Webb.