Essere Peter Bishop
Un paio di sabati or sono, mi trovavo per caso ad una festicciola di primo compleanno dedicata ad una piccola Hobbit, la briciola di umana in questione ha parentele acquisite nei miei confronti, ma per una serie di circostanze il diretto legame di sangue non è potuto intervenire, e così ho dovuto presenziare io, in tutto il mio splendore, con tanto di mantella nera e casco con respiratore, naturalmente corredato da spada laser.
Potete immaginare il punto di domanda sulle facce dei presenti: Chi ero? Cosa ci facevo li?
Una donna da sola, senza un compagno, e senza neanche un figlio al seguito.
È così mi ritrovo seduta ad un tavolo osservando i presenti, che al contrario di me, erano del tutto a loro agio:
-Le donne senza accompagnatore avevano uno gnomo urlante a cui badare, ed erano tutte prese dal chiedere e ricevere consigli e saluti da altre loro pari.
-Gli uomini si aggrappavano disperati l’uno all’altro e alla loro birra, accuratamente acconciata da cosplay "bicchiere pieno di chinotto” , cercando di nascondere che si trovavano ad una festa di compleanno con tanto di gonfiabili e animatrici travestite con discutibili costumi ispirati ai personaggi dei cartoni animati.
N.B. Gatto Silvestro aveva le tette.
E così ho dedotto che questa sarebbe stata la mia vita: questo sarebbe successo se la mia testa non fosse piena della miriade di pensieri e i miei neuroni non avessero tutta quella serie di stimoli dati da notti insonni a leggere (e a volte a scrivere), a disegnare illustrazioni e figurini, a preparare presentazioni di progetti, a sognare mondi immaginari, creare palazzi con le ali, fondare città, uccidere draghi, chiamare ad alta voce un nome durante un sogno senza neanche sapere a chi appartiene.
Sarebbe stato un sabato pomeriggio come altri: una festa di compleanno, un figlio, Gatto Silvestro con le tette.
E invece no, me ne stavo lì a fissare il vuoto e tutta la gente che mi circondava, che era davvero tanta, e rappresentava ai miei occhi la natura della maggior parte dell’umanità, anche detta: normalità. E più la guardavo e più capivo che non avevo nulla di quello che avevano loro, che il mio mondo era diverso, che la mia realtà era diversa, che io ero un AltrnativElisa, ero io quella insolita, lo sono sempre stata, continuo ad esserlo.
Forse provengo da un universo parallelo.
Forse da piccola sono stata scambiata.
C’è chi immagina di essere stato adottato dai propri genitori, io per un attimo ho pensato di essere Peter Bishop!














