La potenza della memoria è così debole che alcuni ricordi che volevo non andassero via stanno già svanendo. Fotogrammi ormai quasi in bianco e nero, sbiaditi, si presentano alla mente quando provo a ricordarli e le emozioni e i sorrisi che nei primi tempi li accompagnavano adesso sono sostituiti dall'indifferenza nel migliore dei casi, dalla tristezza nel peggiore. Spariscono volti, strade, luci, frasi, sorrisi, occhi, sparisce tutto quello che volevo afferrare e tenere stretto, tutto quello di cui ero affamata: apro la mano e vedo che è solo polvere che vola via. Seguo con lo sguardo il tragitto di quei resti che man mano si disperdono nel buio di questa enorme stanza fredda buia e vuota che è la mia mente con aria mesta, rassegnata ad aver perso un'altra illusione di felicità, che per un attimo, per il soffio di un sospiro di gioia, è sembrata così reale e tangibile. Com'è possibile tutto questo? Come posso accettare tutto questo? Non voglio accettare tutto questo. Perché anche la mente mi fa subire delle perdite che sono già costretta a subire anche nel realismo fattuale della vita tangibile? Perché almeno quelli non posso tenerli stretti a me per richiamarli vicino quando ho voglia di sorridere, quando ho voglia di tenerezza? Quando ho voglia? Perché deve essere tutto un deserto, quasi fosse una necessità? C'è questo tasto delete che viene premuto da non so quale forza, che probabilmente in passato era pure utile per garantire un certo grado di sopravvivenza, ma che adesso mi rende il presente insopportabile proprio perché me lo rende l'unico accessibile: quando non hai ricordi non hai passato, quando non hai progetti non hai futuro, e quello che ho è solo un eterno presente, il deserto del reale per citare impropriamente Zizek, fatto solo di lavoro, ambiente di lavoro, solitudine esistenziale, una mera sopravvivenza senza un briciolo di umanità, di tenerezza, di spensieratezza. Nessun ricordo piacevole, nessun piacere nel poter fare un progetto futuro perché oltre a quello che vivo tutti i giorni non riesco ad immaginare altro.
Svanisce, allora, svanisci, svaniscono i ricordi e svanisce anche il futuro. Una bolla di presente con pareti di cemento armato che man mano si fanno sempre più stretti fino a sentirmi soffocare, a sentirmi schiacciare. Svanisco anche io.












