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Forse ci si abitua al vuoto. Ci si abitua alle corse a perdifiato per non pensarti. Ci si abitua a sorridere e fingere di non ricordare il tuo nome. “Come si chiamava quello? Sarà passata una vita figuriamoci se me lo ricordo”. E dentro tremi perchè il nome è scritto più indelebile di un tatuaggio nel petto in alto a sinistra. Magari ci si abitua all’attimo. Si, all’attimo. Quello in cui lo vedi dietro la colonna di un edificio e sai che non è lui, che non può esserlo, che abita lontano chilometri su chilometri ma nell’attimo ci credi. Ci speri. Poi senti la risata di qualcuno, ti giri e lui non c’è più. E ti dai della cretina per esserti lasciata trasportare dai ricordi. Ci si abitua, poi, ai profumi. Roba da avere la nausea quando senti il suo addosso ad un altro e ti chiedi perchè cavolo doveva mettersi sempre quello, ma soprattutto perchè un altro dovrebbe portarlo. Ti viene la nausea e corri fuori a prendere aria ma il profumo non se ne va. Dannazione è lì, attaccato alla tua pelle adesso. Ci si abitua alle mani che tremano quando un ricordo ti colpisce inesorabile e cerchi di scacciarlo con tutte le tue forze ma più combatti più ti sembra vicino quel giorno, quell’ora, quel bacio. Allora cerchi altre labbra, vuoi ricordi nuovi ma niente ti resta in testa. Non ci sarà mai posto per emozioni vuote. Ci si abitua al mattino ad allungare la mano e toccare la parete e svegliarti di scatto e non riuscire a respirare perchè c’è il freddo accanto a te. Ci si abitua a guardare la sedia davanti a te mentre fai colazione e il caffè brucia e nemmeno te ne accorgi. Due cucchiaini di zucchero e il latte freddo, ecco come lo prendevi e dovevo mescolare io tutto. Ci si abitua forse, alla vita. Alle botte. All’amore. Ai ricordi. Alle mancanze. Alle perdite. Ci si abitua. Sarà devastante, quanto te, ma ci si abitua. E non farà meno male.