Il concetto di giustizia in Omero
In Omero le nozioni di bene e di male, di merito e di colpa, di libertà e di destino non sono assolute, benché la visione della giustizia non sia ancora sostenuta da un chiaro nesso tra responsabilità, colpa e punizione. Comunque sia, nelle opere di Omero si discute anche sul problema dell’origine dell’ingiustizia e del male.
A tale riguardo riteniamo opportuno citare un famoso passo dell’Odissea riguardante proprio l’origine dell’ingiustizia e del male: «A quante colpe fanno i mortali agli dei: da noi dicono essi che vengono i mali, ma invece per i loro folli debiti hanno dolori». In tale passo ora citato è evidente che Omero sostiene che l’ingiustizia e il male che riguardano gli esseri umani non riconoscono la loro origine nella volontà degli dei, ma nel folle e irresponsabile comportamento degli esseri umani.
D’altra parte, nell’Odissea è già chiara l’idea che la prepotenza e la violenza, in quanto colpe umane, si oppongono alla giustizia, al mondo degli eroi dell’Iliade. Proprio la violenza e la prepotenza sono tra i problemi più gravi che affliggono il genere umano. In un famoso passo dell’Odissea, Eumeo rivolge durissime accuse ai Proci, che cadevano molto spesso in comportamenti caratterizzati da prepotenza e violenza. Quello che colpisce in tale passo dell’Odissea è che le accuse di prepotenza e violenza mosse ai Proci provengono da un uomo appartenente a un ceto sociale inferiore rispetto a quello dei Proci. Da tutto ciò si deduce che nell’Odissea il campo di applicazione del concetto di giustizia è più ampio di quello esistente nell’Iliade, dal momento che il poeta riflette una società più avanzata rispetto al mondo degli eroi dell’Iliade.
Ma anche nell’Iliade, nella quale virtù come l'areté e la timè stanno per gli eroi al di sopra della giustizia (che non può dirsi un valore universalmente riconosciuto e diffuso) e in cui la superbia dell’eroe non è necessariamente negativa e può anche far parte della virtù, non mancano accenni al problema della responsabilità morale dell’uomo. Addirittura Zeus già appare a volte come il difensore della giustizia.
La giustizia verso gli dei e quella verso i propri simili appaiono in linea generale inscindibili. Pertanto pratica la giustizia chi rispetta le consuetudini umane, le quali sono un riflesso delle leggi divine, tanto è vero che la giustizia divina e la giustizia morale si lasciano difficilmente distinguere, così come vengono invocate indistintamente le due divinità che le rappresentano. A tale riguardo dobbiamo mettere in evidenza che esiste un passo dell’Odissea in cui la giustizia divina e la giustizia morale sono messe sostanzialmente sullo stesso piano e, pur esponendo concetti diversi, appaiono interdipendenti tra loro. È stato tuttavia osservato che in Omero i due concetti di giustizia, pur essendo diversi tra loro, sono tuttavia interdipendenti.
Più spesso dike e i suoi derivati in Omero hanno attinenza con una specifica controversia privata, ragion per cui dike sembra dunque avere il valore più ristretto di procedimento giudiziario che, su richiesta delle parti, può risolvere una controversia mediante un accordo, senza dunque ricorrere alla violenza. Pertanto Dike in Omero apparterrebbe dunque in prima istanza alla sfera giudiziaria, relativa cioè alle tecniche che regolano i contenziosi tra individui e tra gruppi. Inoltre, soprattutto nell’Odissea, dike può significare ciò che spetta di diritto a qualcuno, cosicché ne deriverebbe l’idea di giustizia come attribuzione a ciascuno di ciò che gli spetta di diritto. Sempre in Omero il significato della parola dike subisce delle variazioni, nel senso che il carattere originariamente privato che assumeva tale parola viene ad essere progressivamente sostituito dalla valenza pubblica.
Un ruolo molto importante assume la pressione della comunità, che determina i connotati e le valenze che assume il concetto di dike nelle controversie pubbliche e private. Riguardo al valore pubblico della dike, che pure non può essere imposta da autorità, è progressivamente rafforzato dal fatto che si fa appello a giudici e arbitri pubblicamente riconosciuti, se si tiene conto della pubblica opinione, nonché che ci si sforza di rispettare norme riconosciute. Anche se dike in Omero esprime soprattutto l’idea di una decisione giudiziaria, più che una valutazione etica, e rimanda quindi a una composizione pacifica delle dispute più che a un giudizio sulla correttezza di comportamento, non è escluso che la parola abbia anche un significato morale e possa talora esprimere propriamente il concetto di giustizia. Molti autori hanno messo in evidenza che l’interpretazione di molti passi in merito alla traduzione del termine dike è assai controversa.
Dike in Omero sembra esprimere almeno in due casi l’idea di giustizia come valore, e ciò accade in un contesto non casualmente di carattere religioso. Il primo passo dell’Iliade in questione ha una forte intonazione esiodea: «E come dalla tempesta tutta la terra nera è gravata in un giorno d’autunno in cui la pioggia violenta rovescia, Zeus si è adirato con gli umani e imperversa perché con prepotenza contorte sentenze scacciano la giustizia, non dando importanza agli occhi degli dei». Nel passo dell’Iliade preso ora in considerazione appare evidente che la parola dike assume un significato di carattere morale ed etico.
Ancora più chiaro è il secondo passo, tratto dall’invettiva di Eumeo contro i Proci, nel quale dike acquista una valenza esclusivamente etica e morale. Tuttavia dobbiamo mettere in evidenza che, nel cogliere un collegamento assoluto e convincente tra la parola dike e l’idea di giustizia, occorre fare dei riferimenti ad Esiodo. Infatti, come tutti gli studiosi sanno, in Esiodo è presente una riflessione morale più avanzata e completa che riguarda non il mondo degli eroi, ma quello dei rapporti tra aristocratici e contadini, tra ricchi e poveri, in una società agricola come quella della Beozia del VII secolo, caratterizzata da forti ingiustizie di ogni genere.
Concludiamo il nostro discorso mettendo in evidenza che nei poemi omerici, anche se le nozioni di bene e di male, di merito e di colpa sono comunque presenti, manca però un chiaro rapporto tra i concetti di responsabilità, colpa e punizione.
Prof. Giovanni Pellegrino













