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Riceviamo e pubblichiamo: Il compagno G, la gita scout ed il nonno rimbambito
Milano 12 Maggio – Io Greganti me lo ricordo bene. Si presentò nello studio del penalista, appena ricevuto l’avviso di garanzia, già con il borsone viola pronto per il carcere. Non avrebbe parlato, era evidente. Mi ricorda oggi, nel frattempo avendone avuti, i bambini quando partono per la prima gita scout, destabilizzati dall’incognita “prima volta da soli” ma certi di fare la cosa giusta. Anche un po’ emozionati. Li aspetta qualcosa di grande. E Greganti era così prima dell’interrogatorio. Preoccupato ma fermo nella sua decisione di non collaborare ( si diceva così, allora) compunto e sicuro di fare la cosa giusta, per sé e per la sua bella e grande famiglia. Stava per diventare adulto anche lui. Guardate le foto di allora e ditemi se non era così. Evidentemente sapeva di essere il privilegiato, il cocco delle guide, ed infatti non ricevette in carcere le sevizie fisiche e morali cui sarebbero stati sottoposti gli altri. Ma non era questo a tenerlo su. Sapeva già che la sua strada, da allora, sarebbe stata in discesa. La famiglia avrebbe fatto di lui un eroe, le sue gesta sarebbero state oggetto di racconti da tramandare di generazione in generazione. Ecchediamine, come riesce a destrutturare la verità e ricomporla a suo piacimento la sinistra, nessuno. Oggi nemmeno i cuochi molecolari. Aveva ragione. Greganti? Un successone. Nell’ordine a sinistra riuscirono a sostenere: 1. che il Pci era stato costretto a finanziarsi appena appena, e solo per poter reggere la competizione elettorale con DC e PSI; 2. che il Pci era comunque un partito onesto, e la prova ne era proprio Greganti, perché nessuno aveva rubato per sé ma solo per il partito; 3. che Il Pci era l’unico partito portatore di valori e privo di matrice affaristica, sempre grazie a Greganti, che aveva trovato la forza di farsi tutta la carcerazione preventiva (perché la regola era che se non facevi la spia con i giudici te la facevi tutta) solo in ragione degli alti valori comunisti cui era stato educato. Gramsci, insomma. In questi venti anni c’è stato qualche altro incidente. Penati a Milano, sospeso ma non espulso dal partito perché il regolamento non lo prevede, Delbono innamorato, il fratello di Errani con la sindrome di Caino, Tedesco e Frisullo, cioè D’Alema, quelli si che facevano affari con Tarantino, altro che Berlusconi, ma non si dice. Per ciascuno di essi la sinistra ha inventato una storia di amore, di sesso, di cappa e spada, un romanzo che allontanasse la gente dalla più banale considerazione: a sinistra si prendono le mazzette, si privilegiano alcuni a discapito di altri, si fanno lavorare solo le coop e via discorrendo. La regola, orrenda, è sempre la stessa, per chiunque. Torniamo al nostro eroe. Oggi Greganti ha più di settanta anni. Nessuno crede sia solo un millantatore, anche perché autorevoli candidati alle Europee del PD come Gianni Pittella, lo hanno di recente incontrato per parlare di affari.( opsss …la intercettazione è sporca, non si capisce granché, troppo rumore). Come se la caveranno questa volta i nostri eroi? Quale storia si inventeranno per distogliere l’attenzione dalla verità? La teoria del nonno rimbambito ci sta tutta. Prepariamoci all’ennesima farsa.
Cornelia












