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IL TANGENTARO GREGANTI “A RAPPORTO” IN SENATO? HANNO LE PROVE! INTANTO SPUNTANO ALTRI “AMICI” ECCELLENTI
Primo Greganti parla dal carcere: “Il pd mi scarica, ma sono innocente”
Primo Greganti parla dal carcere: “Scaricato dal PD solo perché il mio nome rievoca gli anni di Tangentopoli”
“Sono uscito ora dal Senato“. La prova che incastra Primo Greganti. Sui presunti ingressi del “Compagno G” in Senato, dove negli ultimi tempi è stato visto spesso, nonostante nei registri di Palazzo Madama non ci sia traccia del suo nome, spunta adesso un’intercettazione telefonica che sarebbe la prova della presenza di Greganti a palazzo Madama. In un nastro in possesso della procura, Greganti, il 19 febbraio scorso, è al telefono con Sergio Catozzo ex Udc e afferma: “Ho appena finito una riunione al Senato”. Parole che testimoniano come Greganti, indagato nello scandalo Expo, al Senato fosse di casa. Dopo l’intercettazione il presidente Pietro Grasso ha scritto una lettera al Procuratore della Repubblica per chiedere “con urgenza informazioni più circostanziate” in proposito ed ha convocato il Comitato di Sicurezza del Senato. Poi in una nota scrive: “A seguito degli articoli di stampa secondo i quali gli investigatori avrebbero accertato, nel corso di pedinamenti, che il signor Primo Greganti avrebbe fatto ingresso in piu’ occasioni in Senato, il presidente del Senato, Pietro Grasso – si legge nella nota -, ha scritto oggi al Procuratore della Repubblica di Milano richiedendo con urgenza informazioni più circostanziate in proposito”. Il presidente del Senato richiede “ogni utile elemento di dettaglio riguardante le date e gli orari in cui il signor Greganti sia stato eventualmente osservato fare ingresso o uscire da palazzi del Senato e indicazioni precise di quali specifici palazzi e ingressi si tratti”. Insomma la vicenda diventa sempre più pesante. Intanto, Greganti, accusato di far parte della “cricca” degli appalti dell’Expo, è stato sospeso dal partito lo scorso 12 maggio con una sospensione definita “cautelare” in attesa di chiarire la sua posizione giudiziaria parla dal carcere di Opera aMilano e si dichiara innocente e estraneo a quella “cupola di appalti“, patti segreti e tangenti, che ruotavano attorno all’Expo 2015.
Greganti scaricato dal Pd - “Mi hanno usato solo perché il mio nome rievoca gli anni di Tangentopoli. Io quelli li conoscevo appena”. “Non ho mai preso soldi o promesso favori a nessuno”. E poi, ancora: “Il Pd mi scarica? Questo mi fa male. Ma ne prendo atto”. E’ un Graganti, deluso dal comportamento del suo partito e promette guerra a chi ha gettato fango su di lui. “Confuterò le accuse una per una”, ha promesso. Come riporta l’Huffington post, Greganti, mentre parlava, ha cominciato a sottolineare a matita tutti i passaggi che lo riguardano, intercettazioni telefoniche e pedinamenti. E accanto a ogni riga appuntava la sua versione dei fatti: “Se quegli incontri li ho fatti, è stato solo per lavoro. Crollasse il mondo ma io non prendo soldi e non corrompo nessuno”, ripete ai suoi legali, Roberto Macchia e Nicola Durazzo, gli stessi che a 21 anni dopo Mani Pulite si trovano a difenderlo in un’altra storia di corruzione.
La maxi cupola - Nonostante si dica innocente, il compagno G viene messo al centro della maxi cupola dagli altri indagati. Infatti, secondo questi, Greganti rappresenterebbe un affidabile punto di contattocon le cooperative rosse del Nord e della sede sociale del circoloTommaso Moro, base operativa dove si organizzavano gli appalti e letangenti. “Le frequentazioni e questi ipotetici accordi che la Procura gli contesta – sostengono i suoi legali – risalgono in effetti solo all’ultimo anno e mezzo. Frequentava questi imprenditori milanesi solo per portare avanti il proprio lavoro: una società di consulenza che si occupa di mediare lavori della filiera del legno”. Che secondo Greganti, era “il settore del futuro”. Poi i legali continuano: “Ci vorranno una decina di giorni prima che finisca di scrivere il memoriale, e poi decideremo cosa fare”.
EXPORCATA – IL PIANO DI FRIGERIO E AMICI PER COMMISSARIARE LA SOGIN DELL’INAVVICINABILE RICARDO CASALE. E A CHI SI RIVOLGONO? “BISOGNA PARLARE A CESA”, DICE CATTOZZO. SI FA ANCHE IL NOME DEL RENZIANO GUERINI, PORTAVOCE DEL PD
Frigerio e compagni vogliono ottenere il commissariamento della società dopo che l’amministratore delegato Nucci, a loro contiguo – L’Udc ieri ha diffidato i giornali ad accostare il nome di Cattozzo a quello del partito. Ma con certe intercettazioni, è davvero difficile non farlo…
Paolo Colonnello per “La Stampa“
«Ho appena finito una riunione in Senato». Per un uomo che poteva riunirsi in luoghi così istituzionali ma dichiarava come reddito una pensione da 25 mila euro, è dura passare per «mediatore» di tangenti. Ma è quanto risulta dalle informative della Gdf nell’inchiesta Expo. Primo Greganti, il “compagno G.”, nonostante il passato («conto Gabbietta») e soprattutto il presente, rimane insomma un mistero.
Anche perché, pur non risultando intestatario di alcun bene immobile o quote societarie, il suo telefono «ha come formale intestatario la società Seinco En.Ri. srl» di Torino posseduta dalle figlie. Circostanza quest’ultima «oltremodo significativa» secondo la Guardia di Finanza se la si analizza «alla luce delle considerazioni svolte circa la fervente attività «consulenziale posta in essere da Greganti a fronte della totale insussistenza, in capo allo stesso, di qualsivoglia giustificazione formale delle fazioni percepite».
Altrettanto «significativo», si direbbe, è il giallo sugli ingressi di Greganti in Senato che formalmente non risultano nei brogliacci dei visitatori di Palazzo Madama. Eppure se ne parla nelle intercettazioni, lui stesso lo comunica a Giuseppe Cattozzo, factotum di Frigerio: «Ho appena finito una riunione in Senato». E non è una millanteria, visto che la Gdf lo ritiene compatibile con la localizzazione della cella in cui si appoggia il cellulare del “compagno G” «alle ore 10.58, ubicata in via dei Cestari, nei pressi di Corso Rinascimento/Palazzo Madama».
Come faceva Greganti ad entrare in Senato senza essere registrato? E soprattutto: perché vi entrava di nascosto? Ieri, per risolvere il rebus, lo stesso presidente Piero Grasso ha chiesto formalmente alla Procura «ogni utile elemento di dettaglio riguardante le date e gli orari in cui Greganti sia stato eventualmente osservato fare ingresso o uscire dai palazzi del Senato».
Sebbene, il “compagno G”, che nella squadra veniva considerato sicuro riferimento per le coop rosse e il Pd, i suoi principali incontri li svolgesse ogni mercoledì a Roma, al caffè della Galleria Sordi, due passi da Palazzo Chigi e dal Parlamento. Oppure tra un viaggio e l’altro.
Risulta ad esempio incontro avvenuto lo scorso 26 febbraio, mercoledì con Francesco Riccio, ex tesoriere nazionale Ds e Paolo Fusaro, amministratore delegato di Olicar. Scrive la Gdf: «Alle ore 13.44 Greganti chiama Francesco Riccio e gli conferma l’incontro davanti al Frecciarossa».
Qualche ora prima aveva mandato un Sms a Fusaro «per combinare l’incontro pomeridiano: “Ciao Paolo, ci vediamo alle 15.30 con Riccio all’ingresso del Freccia club. Un minuto dopo arriva la conferma di Fusaro: “Ok”». Del resto, Greganti non era l’unico a incontrare politici di punta. In un’intercettazione tra Frigerio e Cattozzo, si parla nientemeno che del segretario dello scudo crociato, Cesa.
L’Udc ieri ha diffidato i giornali ad accostare il nome di Cattozzo a quello del partito. Ma con certe intercettazioni, è davvero difficile non farlo. L’argomento tra i due, verte sulla «stangata» da tirare alla Sogin la società del ministero delle Finanze che si occupa dello smaltimento di scorie radioattive e che «la squadra», dopo aver ottenuto un appalto per Maltauro, voleva «infiltrare» con un direttore generale, Alberto Alatri. Il piano è semplice: Frigerio e compagni vogliono ottenere il commissariamento della società dopo che l’amministratore delegato Nucci, a loro contiguo, è stato sostituito con l’inavvicinabile Ricardo Casale.
E a chi si rivolgono? «Bisogna parlare a Cesa», dice Cattozzo. Frigerio: «Cesa…prima ne parli a Cesa, poi vedi Galletti e poi al limite portiamo Alberto da Galletti». Di quale Galletti parlano? Forse il ministro dell’Udc, Gianluca Galletti. Ma i due, è ormai noto, sognano in grande: «Lo facciamo portare da Vito (Bonsignore? ndr) nel frattempo studiamo se c’è un’operazione di commissariamento…io devo parlare a Guerini…a Lorenzo devo parlare, perché adesso quel matto di Renzi vuole fargli fare il segretario del partito…».
Il riferimento è ovviamente a Lorenzo Guerini, portavoce del Pd. Cattozzo è lanciatissimo: «Bisogna che organizzo un incontro io, te e Guerini così lo tiriamo dentro, il Guerini…stiamo parlando di 7 miliardi e mezzo di lavoro, ragazzi…io parlo con Cesa…adesso mi cerco Cesa…». Il piano è complesso, nella loro testa “Enrico”, ovvero Maltauro, che nell’interrogatorio dell’altro ieri ha negato decisamente, «deve stare su Tosi e basta, deve avere buoni rapporti con Tosi», ovvero il sindaco leghista di Verona.
Il «piano», faraonico pur di piazzare l’amico Alatri, prevede agganci con tutti. Va mobilitato ovviamente anche Primo Greganti: «L’ho chiesto anche a Primo, non è che politicamente non l’abbia coperto…solo che Primo sta facendo passare alcuni dei suoi, importanti…». Possibile che millantassero anche tra loro? Certo che, per un pensionato da 25 mila euro all’anno come Greganti, «coprire politicamente» un futuro direttore generale della Sogin non doveva essere uno scherzo.
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