Osservate i volti di Cauchon, di Massieu, di Loyseleur ecc. che Dreyer contrappone al volto di Jeanne. Non sono controcampi, sono specchi. Il che, probabilmente, spiega il modo curioso con cui le inquadrature sono articolate fra di loro. Il solo controcampo possibile per il volto di Jeanne, per questo sguardo nel vuoto, è lo spettatore. Godard lo ha capito, come ha capito che opporre il volto di Falconetti a quello di Karina significava mettere in evidenza l’ultimo grande asse che un montaggio degno di tal nome dovrebbe prendere in considerazione: quello che permetterà allo spettatore di dare un senso al suo film.