Il dolore ha un odore.
Non è quello del sangue, né quello della polvere. È più simile alla ruggine, all’umido che resta sotto la pelle, al ferro che si spezza sotto i denti. Si infila nel naso, si appiccica alla gola. Lo respiri senza volerlo, e ogni respiro diventa un veleno lento.
La delusione invece ha consistenza.
È ruvida, tagliente, come la corda sfilacciata che ti si avvolge attorno al petto. Tiri, ma più tiri e più si stringe. Ti graffia dentro, ti lascia lividi invisibili sulle ossa. E tu sorridi lo stesso.. Perché nessuno vede dove fa davvero male.
E poi c’è la rabbia.
Quella sì che è viva. Brucia. Non come il fuoco.. Come la sabbia bollente sotto i piedi nudi. Non la puoi fermare, non la puoi ignorare. Si infila tra i denti serrati, vibra sotto la pelle, ti gonfia le vene. È il battito che accelera senza motivo, il pugno chiuso nella tasca, il grido strozzato che ti morde la gola.
Ogni emozione ha un corpo.
Ogni ferita ha voce.
Ed è così che diventano parte di te.
Non pensieri.. Non parole.
Carne! Sangue!
Memoria impressa sulla pelle, sotto le unghie, tra i capelli spettinati dal peso delle notti insonni.
Tu vuoi smettere di sentire.
Ma come si fa a smettere di essere umani?
Vorresti svuotarti, scavarti dentro fino a non lasciare più niente. Ma anche il vuoto… Ha un peso. Ti schiaccia come un macigno invisibile. Ti toglie il fiato, ti curva la schiena, ti spezza i pensieri in schegge.
E allora capisci che non puoi uccidere ciò che ti tiene in vita. Puoi solo conviverci. Puoi solo accettare che la speranza, la sofferenza, la rabbia, la delusione… Sono vene dello stesso cuore. E il cuore, finché batte, non chiede il permesso.
La verità?
Non la voglio più. La verità è fredda. Non consola, non accarezza, non salva. Ti guarda dritto negli occhi e ti dice: “Non c’è niente per te.” E tu stai lì, a fissarla, sperando che almeno mentisca un po’. Ma non mente mai.
La speranza, almeno, lo fa.
Ti sussurra bugie così dolci che ci affondi dentro come in un abbraccio. È una madre che ti mente per non spezzarti. Una voce gentile che ti racconta un futuro che non esiste. E tu, come uno sciocco, ci credi. Ogni volta.
Mi sento stanco.
Non del corpo.
Ma dell’anima.
Come se dentro qualcosa si fosse consumato a forza di desiderare, a forza di credere, a forza di aspettare…
Aspettare cosa, poi?
Una mano?
Una risposta?
Una svolta che non arriva mai?
Il tempo passa, ma dentro resta tutto fermo. Le emozioni si sono fatte dure, ruvide, come croste su ferite mai guarite. Ci passo sopra le dita, ogni tanto.. Le sento.. Fanno ancora male.. Ma ormai ci convivo.
Ho smesso di piangere.
Ma non perché ho smesso di soffrire. Ho solo finito le lacrime. Le ho usate tutte, goccia dopo goccia, notte dopo notte. Ora ho solo silenzi. Che fanno più rumore di qualsiasi grido.
E mi chiedo…
Perché siamo fatti così? Perché continuiamo a credere, anche quando non c’è più nulla? Perché la speranza non muore mai davvero?
Forse perché siamo stati creati per cercare la luce. Anche se ci brucia.
Anche se non esiste.

















