PIATTI DI CERAMICA DI CALTAGIRONE E SANTO STEFANO DI CAMASTRA
“Se le piace lo prenda - disse il venditore – è un piatto fatto a mano da un maestro ceramista: non ne troverà un altro uguale, sono tutti pezzi unici” La mamma guardò il piatto ammirata e affascinata dai colori e dai disegni che riempivano il grande piatto. I piatti di ceramica le erano sempre piaciuti e aveva sempre desiderato averne uno appeso alla parete del suo salotto che a parte pochi mobili comprati all’Ikea di Catania, non aveva null’altro. “Ma ci penso – rispose la mamma e continuò fingendo - mi sembra un po' grande, voglio prendere le misure” “Va bene” disse il venditore gentilmente e le scrisse su un biglietto da visita le misure di alcuni piatti. Uscendo il papà le disse “Potevi prenderlo, costava un po', ma se lo desideravi…” “Ma no, ora che non ho più il lavoro non possiamo spendere. Lo sai quanti soldi dobbiamo dare al dottor Perego” Francesco a sentire il nome del suo dottore si agito e li guardò nervoso mugolando “No Frà, non dobbiamo andare dal dottore, ora andiamo a casa e mangiamo la pappa. Sei contento?” Gli chiese suo padre e lui fu felice. Gli piaceva la pappa che faceva la mamma, poi suo padre giocava con lui e quando la mamma finiva di sistemare la cucina, vedeva la televisione sul divano con lei finché lui non si addormentava e la mamma lo coricava nel letto del divano. Non aveva una camera perché la casa era solo il salotto che faceva da cucina e la stanza da letto dei suoi con un minuscolo bagno. Avevano cambiato casa dopo che era nato per pagare il dottor Perego che doveva curarlo e farlo diventare intelligente come gli altri bambini. Sentì il bacio di sua madre mentre gli tirava su le coperte “Dorme” chiese suo padre “Si è stanco, passa tutto il tempo a disegnare e si stanca” “Il dottor Perego dice che è bravo.” “si è molto bravo, ma non parla” fece la mamma sconsolata “Vedrai che presto imparerà. – sapeva che non era la verità, per questo continuò – comunque dai poi lo compriamo un piatto, magari a Natale” “No , non è necessario – rispose lei tristemente – costano troppo” Andarono a dormire spegnendo la luce in quello che chiamavano il salotto. Frà li aveva sentiti. Era dispiaciuto perché la mamma era triste. Avrebbe voluto comprarglielo lui il piatto, uno grande grande, come quelli che aveva visto. Magari quello che assomigliava al sole. Gli venne un idea e si alzo dal letto e nel buio cercò quello che gli serviva perché gli occhi, ormai abituati all’oscurità vedevano benissimo. Ma lui non serviva, vedere, lui sapeva benissimo quello che doveva fare. Quando la sveglia suonò il papà si alzò e in silenzio, nella penombra della stanza si diresse verso la cucina dove di corsa preparò il caffè e lo mise sul fuoco andando in bagno per fare la doccia. Sentì la mamma alzarsi e dirigersi nella cucina-salotto per preparare la colazione e bere il caffè. Si sbrigò velocemente, facendo la doccia e la barba. Tornò nella stanza da letto per vestirsi e di corsa andò verso la cucina per il caffè. Al solito aveva fatto tardi. Entrando in cucina chiese alla mamma “Com’è il tempo fuori” Ma lei non gli diede retta. Era in mezzo alla stanza e guardava le pareti “Che c’è ? una macchia di umido?” chiese seccato ed accese la luce. Fu allora che li vide. Le pareti bianche e senza quadre erano pieni di piatti colorati di ceramica. Osservò meglio e vide che erano disegnati con i pastelli a cera di Frà. “Mahhh..” fece lui mettendosi accanto alla moglie e vedendo tutti quei colori riempire le pareti i gialli zafferano, i verdi bottiglia, i blu e gli azzurri, i rossi dei piatti di Santo Stefano, il blu e giallo di quelli di Caltagirone, tutti i colori che riempivano, accendevano meglio dire, le forme classiche dei piatti, le forme del sole, delle stelle, dei fiori, delle lunghe foglie verdi, degli arabeschi color oro e delle forme geometriche disseminate nei piatti. Mamma e papà restarono a bocca aperta girandosi lentamente ad osservare tutti quei piatti che dal pavimento arrivavano in varie forme e dimensioni fino a quasi il soffitto. Frà si svegliò e vide mamma e papà che osservavano i suoi piatti con gli occhi verso l’alto. Si alzò e stropicciandosi gli occhi si avvicinò alla mamma e le prese la mano mettendosi a guardare anche lui. Fu allora che la mamma si accorse di lui ed abbassando gli occhi lo guardò Lui guardava contento e quando i suoi occhi incontrarono quelli della mamma le chiese “ii ..ace?” Chissà perché la mamma si mise a piangere.













