Super League svizzera. FC Lugano, il 2-2 di Lucerna.
Il Lugano torna da Lucerna con qualche incentivo in più e qualche rammarico che mai come questa volta si ha la sensazione che sia di troppo. Infatti, gli sproni della vigilia di Zeman e Rey avevano indicato come esigenze, oltre ai punti, la concretezza in zona gol e maggior carattere, concentrazione e spirito vincente. Obiettivi in parte ragguinti, in una partita che si era pure messa bene col vantaggio mantenuto fino a metà secondo tempo con una prova convincente e solida sui piani del gioco e dell’aggressività, ma che poi stava per scappare di mano coll’1-2 lucernese. Il pareggio al 93’ dimostra comunque che il carattere e la rabbia non mancano al Lugano, ma come al solito i limiti di concentrazione costano gol e rischiano sempre di affossare tutto il buono fatto.
I bianconeri hanno mostrato evidenti progressi rispetto alle ultime uscite. Rey e Zeman avevano caricato la gara e promesso migliorie, e così è stato ma con qualche macchia. La concentrazione difetta ancora un po’. Per quasi tutto il primo tempo il Lugano è stato concentrato, abile nel recupero palla e nel temporeggiamento, e con una costante aggressività in difesa, e finalmente movimenti sincronizzati e vicinanza nei duelli. Il Lucerna è stato così spuntato dai bianconeri ed ha dovuto pazientare. Ma attenzione alle sbavature, difatti una perdita di marcatura poteva costare il primo gol del Lucerna al loro primo affondo. Globalmente, i bianconeri sono stati abili a chiudere i varchi al portatore di palla, e ad essere vicini all’uomo avversario quando questo doveva ricevere un passaggio in area che lo avrebbe portato al tiro. Nella propria area, il Lugano si è finalmente dimostrato efficace nel proteggere la sua porta. Il vantaggio di Rossini non è stato demeritato, ed il Lugano si è poi fatto sotto con altre due occasioni clamorose salvate dal portiere lucernese Zibung e dal palo.
Da notare che a centrocampo Crnigoj si è dimostrato meno corsaiolo rispetto a Rey, ma ha decisamente portato più tasso tecnico, palleggio e percussione offensiva. Il centrocampo del Luganosi è potuto giovare di un maggiore capacità in palleggio. Il contesto rimane smepre quello dei classici movimenti offensivi oramai automatizzazi, coi terzini alti, gli attaccanti nelle immediatezze dell’area. Ed in tutto ciò, l’incrementato numero di duelli uno contro uno, con dribbling e accelerazioni a strappare le linee avversarie (Bottani, Crnigoj), così come i maggiori tentativi di cambi di gioco e lanci (Piccinocchi) hanno ampliato le mosse disponibili per la manovra. È stato, senza dubbio, il Lugano più completo nelle due fasi visto sinora, globalmente maturo e senza paure.
Il gol di Culina e la fase d’attacco : i luganesi in posizione di punta si portano dietro i difensori lucenresi, lasciando spazio a Culina o suggerendogli il passaggio. I terzini accompagnano l’azione
Purtroppo rimangono le solite amnesie dietro, che sono costate quasi sicuramente due punti. Sui gol lucenresi, infatti, sono mancate quelle due componenti che hanno impedito i pericoli nel primo tempo: aggressività e vicinanza al portatore avversario nei dintorni della propria area, e la marcatura a centro area in caso di palla data all’attaccante. Sono due errori in pochi secondi, nella cosidetta zona di verità, che lasciano campo libero alle giocate avversarie. In più un errore del portiere Russo è costato il pareggio. Il Lucerna non si è fatto pregare, ed i bianconeri si sono scorati. E qui è venuto fuori un gran carattere da parte del Lugano, e la dimostrazione che la squadra, in fondo, c’è e ci crede. Zeman inserisce due combattenti come Rey e Padalino che suonano la carica portando corsa ed arrembaggio. E Culina segna su un tipo di giocata che a Zeman non piace: il tiro da fuori area..
Il 2-1 del Lucerna : crossatori liberi, Schneuwly smarcato. Errori-chiave in zona-verità.
I numeri confortano l’interpretazione di un Lugano pienamente all’altezza della partita e dei ritmi di gioco: i tiri sono stati 17 a 13 per i bianconeri, ma soli 5 pervenuti in porta sembrano ancora pochini. Il possesso palla è stato di 53%-47% a favore dei lucernesi (statistiche: match-center su sfl.ch).
Il Lugano ha finalmente quindi evidenziato quei progressi che erano necessari per tenere il confronto in Serie A e giocarsela, da un punto di vista di convinzione, concentrazione ed aggressività. In più, percussioni individuali e lanci del regista sono andati ad ampliare le opzioni di gioco a disposizione. Purtroppo le deconcentrazioni ed i cali di tensione permangono ancora, e possono costare caro. Ma poi, un altro segno positivo è stata la reazione mentale che ha portato al pareggio, anche attraverso i cambi coi quali il tecnico ha fatto capire di non voler mollare. Pian piano, quindi, Zeman sta riuscendo a trovare equilibri e a dare consistenza al gioco, plasmando i suoi uomini. L’arrivo in forma di alcuni giocatori, inoltre, permette di aggiungere maggior qualità alla squadra. A questo punto, dopo 11 giornate, sembra che una quadratura sia emersa. Considerando tutto questo, prendere decisioni tecniche pressoché definitive e puntare su una formazione-tipo darebbe anche stabilità, maggior fiducia e permetterebbe da qui a fine anno di prendere con continuità punti importanti.