-Scritto il 5/06/2015- Questa "cosa" di scrivere mi ronza per la testa da un bel po'. Ora, non so se mai qualcuno leggerà quello che sto scrivendo o magari lo leggerò io tra anche solo cinque anni e scoppieró a ridere, come faccio, d'altronde, con le cose che scrivevo pochi anni or sono, ma voglio mettere per iscritto quello che mi tormenta da un po': l'insonnia. Questo parolone è definito da google come "Impossibilità, difficoltà o anormale brevità del sonno, sintomo fondamentale degli stati depressivi o ansiosi."; devo dire, però, che prediligo di gran lunga la seconda definizione: " Veglia penosamente e febbrilmente protratta". Quel "febbrilmente" è decisamente adatto: esprime il forte stato d'ansia e claustrofobia che caratterizza spesso le mie ore notturne. Per quanto sonno abbia ogni mio tentativo di cadere vittima di quest'ultimo risulta essere vano, la mia vita si svolge sul fuso orario di Omsk senza un apparente motivo. Questa cosa mi sta pian piano mangiando da dentro: arrivo ad avere allucinazioni durante l'orario scolastico, come, ad esempio, vedere il gesso sulla lavagna passare da bianco a rosso, o vedere teste di professori moltiplicarsi. Il confine tra sogno e realtà si fa sempre più sottile, ogni tanto non riesco a capire se un ricordo è qualcosa di reale o solo frutto di un sogno. Se penso alla parola "insonnia" vedo un mattino con un sole rosso sangue che si staglia su un cielo nero, un paesaggio apocalittico si estende su una brulla pianura senza fine in cui vagano ombre senza meta.