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Come l'élite ateniese si prepara ai giorni decisivi per il futuro della Grecia
(Radio Radicale - Fai Notizia, l'originale lo trovate QUI)
ATENE - Il quartiere Filoteia si trova su una collina a nord di Atene. Le sue strade sono strette e con poche macchine parcheggiate, chi abita qui possiede delle ville abbastanza grandi da contenere un intero parcheggio. Tra le tante ville c'è ne una molto elegante con un ampio prato all'inglese e una vista che domina il panorama della città, bianco, fino al mare. E' la sede della Fondazione Karamanlìs, esponente di spicco del partito Nuova Democrazia, ex primo ministro greco, teaghettatore della Grecia nell'allora CEE. La fondazione insieme al Konrad Adenauer Institute ha organizzato un incontro che, nelle parole di apertura del nipote di Karamanlìs, "deve contribuire alla conoscenza reciproca dei due popoli in un momento tanto difficile".
Per la Germania erano presenti il professor Heribert Dieter del German Institute for International and Security Studies e Michael Martens del Frankfurter Allgemeine Zeitung. Il resto dei presenti era greco, principalmente dell'alta borghesia ateniese con signore al seguito. La discussione aveva quindi l'intento di essere un chiarimento dei rispettivi punti di vista, magari in modo conciliatorio, ma da subito si è rivelata insidioso per entrambi. Dieter si è apertamente rifiutato di accettare gli eurobond come una valida ipotesi per risolvere la crisi ribadendo che in Europa un'unione politica sul modello americano sarebbe precoce per differenze culturali. Differenze su cui Martens ha posto l'accendo asserendo che "in Grecia è difficile perfino impedire alla gente di fumare negli uffici pubblici". La discussione è poi passata in mano ai greci, tra cui il professor Kostas Lavdas, ordinario di Scienza Politiche, che ha brevemente spiegato la sua teoria per cui l'Europa sta affrontando una "frattura politica". Al nostro microfono ha successivamente spiegato che "nella politica interna greca stiamo assistendo allo sviluppo di una linea di frattura europea. Da una propettiva macroscopica abbiamo sempre più persone che considerano le politiche europee come una variabile e un parametro che influenzano l'approccio e il comportamento politico". Secondo questa teoria che riprende quella dei cleavages, delle fratture "classiche" sulla scena politica (centro/periferia, possidenti/lavoratori etc.), l'Europa sta assistendo a una nuova frattura che si sta manifestando in maniera acuta proprio in Grecia. "Quindi - porsegue Lavdas – al posto di dove vai? quale è la tua situazione economica?, inizieremo a sentire sempre più persone interrogarsi sulle tematiche europee".
Un'altra "differenza di vedute" durante il convegno c'è stata con l'intervento del giornalista greco Georgios Malouchos che ha apertamente rimproverato ai tedeschi pro Merkel che la Germania sta facendo solo i propri interessi e che "molti economisti del calibro di Krugman sostengono che il piano per la Grecia sia non solo controproducente ma sia anche dannoso per la popolazione che sta letteralemnte morendo". Dieter dal canto suo ha precisato che "gli economisti la pensano sempre in maniera differente, se si prendono dieci economisti avranno dieci teorie diverse". Alla fine del convegno volevo chiedergli perchè la Germania da retta sempre allo stesso economista ma mi ha detto che non gli andava di fare un'intervista, era molto stanco.
Alla fine del dibattito, nell'apertivo che ha seguito i lavori, abbiamo avuto modo di parlare con Wolfgango Piccoli responsabile di Londra di Eurasia Group, una delle più importanti società di political risk consulting, praticamente un'agenzia di rating della politica. Durante il panel discussion è stato l'unico a ribadire che la Grecia potrebbe uscire fuori dalla moneta unica per un fatto accidentale, ipotesi su cui pochi si concentrano. "L'uscita accidentale dipende da molte cose, una corsa agli sportelli è il rischio più alto a questo punto, poi bisogna vedere il risultato delle elzioni e il messaggio che il vincitore, a prescindere da chi è, manda nei giorni iniziali. Altri rischi riguardano il conflitto sociale: gente in piazza, manifestazioni, scioperi. C'è poi un'altra questione - prosegue Piccoli – visto che stiamo andando verso l'estate ci potrebbe essere una mancanza di energia elettrica. Già adesso il governo sta facendo fatica a trovare i soldi necessari per tenere la lampadina accesa".
Insomma il quadro è piuttosto complicato e pesano molti fattori. Ma nel frattempo, sul prato all'inglese di questa elegantissima villa, l'élite ateniese beve prosecco parlando del nemònia, il memorandum, che, in questa parte di Atene, sembra essere il male minore.
Gabriele Maria Carracoy