“ 145. Grande sorte è quella degli astrologi, che se bene la loro è una vanitá, o per difetto della arte o per difetto suo, piú fede gli dá una veritá che pronosticano che non gli toglie cento falsitá. E nondimeno negli altri uomini una bugia che sia reprovata a uno, fa che si sta sospeso a crederli tutte le altre veritá. Procede questo dal desiderio grande che hanno gli uomini di sapere el futuro; di che non avendo altro modo, credono facilmente a chi fa professione di saperlo loro dire, come lo infermo al medico che gli promette la salute. 170. Chi facessi in su qualche accidente giudicare a uno uomo savio gli effetti che nasceranno, e scrivessi el giudicio suo, troverebbe, tornandolo a vedere in progresso di tempo, sí poche cose verificate, come si truova a capo d’anno nel giudicio degli astrologi; perché le cose nel mondo sono troppo varie. 172. Ne’ discorsi del futuro è pericoloso risolversi in sul distinguere: e sará o questo caso o questo altro, e se fia questo, io farò cosí; se questo altro, farò cosí; perché spesso viene uno terzo o uno quarto caso che è fuora di quegli che tu t’hai presupposti, e resti ingannato perché manca el fondamento della tua resoluzione. “
Francesco Guicciardini, Ricordi, a cura di Ettore Janni, Rizzoli (collana Biblioteca Universale, nn. 303-04), 1951.
NOTA: Il volume, scritto in tre fasi tra il 1512 e il 1530, è una raccolta di aforismi e brevi meditazioni compilati dall’autore nella sua carriera politica ed amministrativa. Il testo circolò dapprima nella forma manoscritta, come accadeva ad altre opere della stessa natura, e solo nel 1576 si ebbe a Parigi la prima edizione a stampa a cura di Jacopo Corbinelli, patrocinatore della cultura italiana oltr’alpe.













