Il paradosso della sovrapproduzione energetica
Scoppia la bolla rinnovabili, anche in Spagna è flop solare. Nelle ore di picco produttivo la rete è inondata di energia. I prezzi all'ingrosso vanno sotto zero e i produttori in pratica pagano i consumatori pur di smaltire l'eccesso.
Bloomberg prima e Reuters a ruota si accorgono finalmente di ciò che si sta ripetendo da mesi, se non da anni: la bolla delle rinnovabili in Spagna sta mostrando i primi drammatici segnali di cedimento. I venture capitalist, le grandi utility e i principali istituti bancari vi hanno riversato oltre 80 miliardi di dollari, portando il solare a superare l’eolico come prima fonte di elettricità del Paese. Questa espansione massiccia e repentina della capacità generativa ha però creato un cortocircuito strutturale. Nelle ore di picco produttivo, la rete elettrica viene letteralmente inondata di energia che il sistema non è in grado di assorbire, spingendo i prezzi all’ingrosso sotto lo zero. In determinate fasce orarie, i produttori si trovano paradossalmente a pagare i consumatori pur di smaltire l’eccesso di corrente immessa.
Rete in tilt e fuga degli investitori
L’energia inutile non è soltanto uno spreco economico, ma rappresenta un serio pericolo per le infrastrutture, come dimostrato dal grave blackout che ha colpito la penisola iberica lo scorso anno. Da allora, l’operatore di rete Red Eléctrica interviene in modo drastico, disconnettendo forzatamente gli impianti per preservare la stabilità di frequenza e la tensione nazionale. Di fronte a questo scenario, molti investitori stanno cercando una via d'uscita rapida: asset e interi progetti vengono messi in vendita a forte sconto, mentre colossi come Iberdrola rinviano le dismissioni a causa di offerte giudicate troppo basse. Nel frattempo, i fondi speculativi scommettono al ribasso; persino BlackRock si è posizionata short sulle azioni di Solaria. Quest'ultima sta tentando una complessa diversificazione, raccogliendo 300 milioni di euro per l'acquisto di sistemi di accumulo e valutando la costruzione di data center energivori per assorbire i surplus di produzione.
Sistemi di accumulo (BESS) e Demand Response
Il nodo gordiano del modello spagnolo risiede nella totale assenza di una flessibilità di stoccaggio su larga scala. Per evitare che la transizione ecologica si traduca in un costante spreco di risorse, diventa imprescindibile l'integrazione di sistemi di accumulo di tipo BESS (Battery Energy Storage Systems) su scala utility. Queste infrastrutture permettono di immagazzinare l'energia prodotta in eccesso durante le ore centrali della giornata, per poi rilasciarla gradualmente la notte o nelle giornate di assenza di vento. Accanto alle batterie elettrochimiche, soluzioni basate sul pompaggio idroelettrico e sui data center a consumo flessibile (Demand Response) rappresentano le uniche strade percorribili per stabilizzare la rete, trasformando un costo strutturale in una risorsa programmabile e mitigando il fenomeno dei prezzi negativi.
I limiti del Green Deal e l'illusione dei prezzi a zero
Mentre il governo Sanchez minimizza parlando di problematiche transitorie e annuncia un piano da 30 miliardi di euro entro il 2030 per potenziare reti e stoccaggi — oneri che immancabilmente ricadranno sulle bollette dei cittadini —, gli analisti restano fortemente scettici. La crescita della domanda reale non sarà in grado di compensare l'iper-offerta. Il "modello spagnolo", a lungo idolatrato anche in Italia, mostra così tutti i suoi limiti strutturali. Ad aprile, si registrava con compiacimento sui social l'allargamento dello spread giornaliero dei prezzi in Italia, dove l'energia tendeva allo zero nelle ore centrali per poi schizzare a 180 euro/MWh in quelle serali, invocando la necessità di spingere ulteriormente sul Green Deal. Si tratta tuttavia di un abbaglio macroeconomico: prezzi vicini allo zero indicano già una saturazione del mercato. Incrementare la capacità fotovoltaica senza sistemi di accumulo non fa che aumentare la quota di energia destinata a essere rigettata per evitare il tilt del sistema. In più, chi mai investirebbe capitali privati per vendere energia a costo zero senza poterla conservare? La risposta è semplice: si investe solo se c’è l'intervento economico dello Stato. Molti impianti sono infatti remunerati tramite Contratti per Differenza (CfD) o meccanismi di capacity market; quando il mercato azzera i prezzi, la differenza viene comunque pagata dai consumatori tramite gli oneri di sistema in bolletta.
Il confronto con la realtà italiana e il ruolo del nucleare
Chi ipotizza di replicare fedelmente l'approccio iberico in Italia ignora le profonde differenze geografiche e strutturali dei due Paesi. La Spagna vanta una superficie di circa 500mila chilometri quadrati a fronte dei 300mila italiani, una popolazione inferiore di dieci milioni di abitanti e ampie aree semidesertiche ideali per le installazioni. Inoltre, il capacity factor dell'eolico spagnolo si attesta tra il 25% e il 29%, contro il modesto 17-21% italiano, rendendo i loro impianti mediamente più produttivi del 50%. Nonostante le promesse politiche di dismissione del nucleare, le centrali atomiche spagnole continuano a garantire oltre il 20% del fabbisogno nazionale con un capacity factor superiore al 90%. Al calare del sole o in assenza di vento, la continuità della rete è assicurata dal nucleare e dal gas, non dal fotovoltaico.
Cosa pagano realmente i consumatori
L'assunto secondo cui l'energia in Spagna costi nettamente meno rispetto all'Italia è parzialmente smentito dai dati Eurostat: la spesa finale in bolletta per l'utente medio spagnolo è inferiore a quella italiana di appena il 4%, mentre la Francia, trainata dal nucleare storico, registra costi inferiori del 25%. L'equivoco nasce dalla confusione tra il prezzo dell'energia all'ingrosso (PUN) e la tariffa finale al dettaglio. I massicci investimenti richiesti per l'adeguamento delle reti distributive, unitamente ai sussidi statali volti a garantire una remunerazione minima ai produttori, vengono sistematicamente scaricati sugli oneri di sistema. Per il consumatore finale, l'illusione dell'energia pulita e gratuita si trasforma così in un conto economico decisamente salato.
“Questo articolo ha beneficiato dell’assistenza di Gemini, un modello linguistico AI”













